In vista dell’8 Marzo, Giornata internazionale della donna, la Fondazione Fevoss Santa Toscana prosegue con la campagna #SolidaleConLeDonne: una settimana di sensibilizzazione, attraverso i suoi due Bazar Solidali, per combattere contro la disparità di genere, la discriminazione, l’esclusione, la violenza sulle donne. 

Per l’occasione sono state rilasciate tre interviste per far conoscere alcuni degli oltre 40 volti femminili – volontarie e collaboratrici – che collaborano con la Fondazione facendosi interpreti, attraverso il progetto Bazar Solidale, della sua missione in favore delle persone in difficoltà. 

La storia di Marina

«Il contesto in cui viviamo è pieno di condizionamenti per la donna: da giovane le impone di avere una fisicità perfetta, quando cresce la obbliga a mantenersi sempre giovane. Io sentivo il bisogno di affrancarmi da questi stereotipi. Dovevo ritrovare me stessa». E’ così che Marina, veronese di 57 anni, un anno fa dice basta.

Dopo un periodo difficile a causa di un lutto, prende il coraggio a piene mani e si licenza dall’ambulatorio medico in cui lavora, con l’obiettivo di cercare nuovi stimoli. «Un giorno di settembre, passeggiando, ho visto il Bazar Solidale di Fondazione Fevoss Santa Toscana in via Marconi, a Verona: cercavano volontari e sono entrata». 

Marina, com’è stato ritrovarsi in un ambiente, come quello del Bazar solidale, totalmente al femminile?

«C’è assoluta armonia, perché siamo qui per scelta e lavoriamo tutte per un obiettivo concreto, la progettualità della Fondazione Fevoss Santa Toscana, impegnata nell’aiuto delle persone in difficoltà. Qualche settimana fa la Fondazione ha inaugurato Casa Rinascita, appartamento confiscato alla mafia che è stato ristrutturato e trasformato in alloggio di accoglienza per famiglie rimaste senza casa: un progetto concretizzatosi grazie anche al ricavato delle vendite del Bazar» prosegue.

«Come volontarie, tutto ciò ci ha dato grande motivazione. Ci siamo rese conto che i nostri obiettivi solidali non sono solo parole, ci siamo dette: “Allora ce la possiamo fare davvero!”. E’ così che ognuna tira fuori il meglio di sé, mettendo in evidenza i propri talenti. Un’esperienza di volontariato che è nutrimento per l’anima!» continua.

Ogni anno, nella Giornata internazionale della donna, si fa il punto sul concetto di parità di genere. Secondo lei è stata raggiunta?

«Credo che il concetto di parità sia esso stesso uno stereotipo. Occorrerebbe, invece, che ogni individuo riconoscesse che esiste una dualità maschile/femminile, un equilibrio del vivere che va al di là dei ruoli predestinati che ci sono stati insegnati. Da madre nel crescere i miei figli, un maschio e una femmina, ho cercato appunto di andare oltre, puntando su una naturale fluidità dei ruoli».

E intorno a sé, invece, cosa vede? 

«Vedo sempre più spesso giovani papà che portano al parco il loro bimbo con il passeggino, in modo assolutamente spontaneo: dagli anni Settanta ad oggi se ne è fatta di strada, in positivo. Ma occorre lavorare ancora molto, soprattutto sul maschile» prosegue. 

In che senso? 

«Se noi donne, è vero, rischiamo di restare imbrigliate negli stereotipi estetici della perfezione fisica e della giovinezza ad ogni costo, gli uomini, in compenso, sono fragilissimi, non sanno affrontare la sconfitta o l’abbandono da parte di una donna forte. Il risultato è il “bollettino di guerra” che, quanto a femminicidi, vediamo ogni giorno sui giornali e in tivù» continua. «Per quanto ci riguarda, possiamo lavorare almeno sulla prevenzione, stando all’erta di fronte ai primi campanelli d’allarme».

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Qual è la qualità che rivede nelle donne e che l’ha più aiutata nel suo percorso di vita?

«La resilienza. Dopo un lutto, per me il 2020 è stato un anno di catarsi, di purificazione, e mi è servito: ho trovato la forza di abbandonare il noto per l’ignoto, anche professionalmente. Avevo un lavoro sicuro, adesso faccio l’infermiera freelance e mi sto formando in campo olistico per diventare consulente del benessere» conclude.

«Lo dico a tutte le donne: il volontariato, lo studio e la ricerca mi hanno restituito tanta energia, la consapevolezza che a qualsiasi età si può cambiare e migliorare ciò che non ci soddisfa. La vita è fatta anche di fasi “down”, ma sono proprio quelle che ci preparano al balzo in avanti».