L’amore per la “sua” Napoli, la passione viscerale per le parole e il ruolo fondamentale della musica nel processo creativo: Gianfranco Iovino è un autore prolifico da anni stabilitosi a Verona. La sua è una bibliografia ricca e numerosa, mirata sempre, però, all’azione sociale.

Partirei dal tuo percorso letterario. Hai scritto tanto e di generi diversi. Come sei arrivato fino qui?

La passione per la scrittura è figlia di un grande amore adolescenziale: il teatro. Gli anni dell’infanzia e la prima maturità sono stati vissuti a Napoli, palcoscenico naturale che mi ha permesso di appassionarmi ed approfondire la sublime arte della recitazione, che nel tempo mi ha regalato grandi soddisfazioni. Una volta trasferitomi a Verona il teatro dialettale napoletano, come anche la musica da pianobar, sono inevitabilmente stati accantonati e sostituiti dall’altra mia grande passione, quella per la scrittura creativa, che mi ha consentito di diventare giornalista e scrivere un po’ di romanzi di narrativa contemporanea.

Io sono Paola tratta un tema molto complesso, la pedofilia. Non dev’essere stato semplice scrivere questo libro, raccogliere le informazioni, documentarsi…come ti sei mosso?

Io sono Paola è la conseguenza di una mia ricerca giornalistica in un periodo in cui venivano scoperte ripetute organizzazioni di chiaro stampo pedofilo, con a capo professionisti e persone insospettabili, che mi hanno molto incuriosito, ma anche preoccupato come padre di una figlia adolescente. L’idea iniziale era quella di scrivere un romanzo con protagonista un pedofilo, che nel raccontarsi permetteva di entrare nei meandri di una perversione inaccettabile e inspiegabile e che in qualche maniera potesse servire anche per riflettere o accorgersi per tempo di atteggiamenti finalizzati alla pedofilia. Purtroppo non ho trovato una sola confessione da parte di pedofili, ma solo tantissime testimonianze di povere donne, umiliate da atti carnali di estrema violenza e crudeltà subiti in età adolescenziale, che non ho potuto fare a meno di raccogliere, sintetizzare e far diventare una storia completa con protagonista Paola Fassi, una donna sull’orlo di una crisi depressiva incurabile, prossima all’estremo atto del suicidio perché stanca di interpretare una vita scialba, in cui non crede più agli uomini e all’amore.

Hai scritto però anche altro, penso per esempio a Sono Solo Canzoni…, racconti brevi ispirati alle più iconiche canzoni della musica italiana. Che ruolo gioca la musica nella tua vita?

La musica è stata il più fedele e incredibile tra gli amori d’infanzia, che mi ha tenuto compagnia e fatto  sognare. Da compositore di musica leggera un po’ di canzoni le ho scritte ma, soprattutto, ho collezionato tante ore di pianobar tra matrimoni, comunioni e feste private che conservo nel cuore come ricordi indelebili, che mi hanno fatto comprendere che la vita senza un po’ di musica e poesia sarebbe un posto inospitale, triste e privo di qualsiasi fantasia.

Le tue opere sono spesso interamente di fantasia e spaziano attraverso tantissimi argomenti. Da dove arriva l’ispirazione?

Mi ispiro alle “cose della vita”, perché mi piace molto raccontare l’ordinario quotidiano di tutti noi, che si traduce nello svolgimento di temi legati alla normalità di ogni giorno. Ho iniziato nel 2005 raccontando di un amore in chat tra Freccia e Ginevra, con ambientazione narrativa nel 1995, quando internet era ancora un mondo sconosciuto e per pochi. Mi sono poi lanciato nella stesura di una storia dall’alta sofferenza e ritorno alle origini, con Dietro di me, ispirandomi a una canzone dei Pooh e con il sostegno morale di un grande batterista, qual è stato Stefano D’Orazio. Poi è stata la volta di Tramedamore, dove le rubriche del cuore, tanto in voga negli anni ‘80, tornano protagoniste attraverso la conduzione radiofonica di un prete speciale. E andando avanti è stata, poi, la volta di Sono Solo Canzoni… perché desideravo soffermarmi ed approfondire una mia idea precisa, quella che la musica leggera italiana non è solo fatta di canzonette e semplici “giri in do”, ma contiene grande letteratura e storie di vita, che ho provato a far diventare racconti di fantasia. E poi siamo arrivati a Io sono Paola, che è la rivisitazione del romanzo Oltre il confine, pubblicato nel 2012.

I proventi dei tuoi libri vanno ad associazioni benefiche del territorio, come mai questa scelta?

La letteratura, come anche la musica e le arti creative in generale, sono un tramite fondamentale per coinvolgere, accomunare e condividere. A me piace impegnare il tempo dedicato alla scrittura creativa in maniera propositiva, ed ecco perché per ogni romanzo pubblicato, il tema di sviluppo diventa il filo conduttore che mi permette di far conoscere ulteriormente, e nei limiti della mia notorietà, aiutare e sostenere progetti solidali a favore di enti ed associazioni impegnate a far sentire meno soli chi soffre.

Ora c’è qualche nuovo progetto editoriale in cantiere?

Il mio cantiere di scrittura creativa è sempre aperto, perché mi piace sentirmi coinvolto senza sosta in idee e progetti nuovi e stimolanti. Il nuovo romanzo è in fase di stesura e vedrà la luce, si spera, a fine del prossimo anno, toccando un tema di cui si parla sempre troppo poco, secondo me: il bullismo e l’omofobia. Mentre con un bel gruppo di amici scrittori, poeti e illustratori stiamo completando una raccolta antologica di racconti inediti brevi che si tradurranno in un libro a favore di ABEO Verona, perché è bello immaginare che da una storia inventata si possa ancora regalare speranza e amore.

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