Il 17 novembre si festeggia la Giornata Internazionale della Prematurità. Dal 2011 questa ricorrenza «ha come obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della prematurità e della malattia nei neonati, per dare voce alle famiglie dei piccoli pazienti», si legge sul sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. I dati confermano che in Italia nascono ogni anno circa trentamila prematuri (quasi il 7% del totale). Per bambini prematuri si intendono creature che vengono al mondo prima della trentasettesima settimana di età gestazionale. Un parto prematuro implica dei rischi, ma non significa che il neonato messo al mondo non diventerà uno straordinario essere umano e la storia ce lo dimostra. Tanti sono gli incredibili talenti nati prematuri. Ma cosa significa esattamente? Per un’occasione così importante, abbiamo voluto raccogliere le testimonianze di chi ha vissuto questa esperienza di lotta, di forza ma soprattutto di amore. 

Quando ho deciso di fermarmi un attimo per pensare all’esperienza che abbiamo vissuto ho deciso di farlo ascoltando la “ninna nanna di pace” che cantavo mentre mi “tiravo il latte” e facevo ascoltare ai miei bambini quando erano ricoverati in Terapia Intensiva, per cercare di trasmettere loro tutta la forza che avevo. Prematurità per me significa trovarsi mamma prima del previsto: quando ancora non sei pronta e non sono pronti nemmeno i tuoi cuccioli che si trovano a dover affrontare la battaglia più importante della loro vita: sopravvivere. Con questo ricordo, gli occhi mi si velano di lacrime, qualche brivido mi attraversa, l’emozione prende il sopravvento. Ma è gioia: per noi è stata una vittoria. Un momento difficile, in particolare per mio figlio. Lui però non ha mai mollato. Ci ha trasmesso una tale forza: con positività e preghiera abbiamo lottato insieme. La sua più grande sostenitrice è stata sua sorella, gemella, parte della sua anima, sangue del suo sangue, per sempre insieme
(M.G.T. mamma)

Mia figlia è rimasta in terapia intensiva per un mese e, per fortuna non ha avuto complicanze. Quanto mi è mancato abbracciarla fin da subito. Solo chi ha vissuto la TIN può comprendere quanto questi scriccioli combattano con tutte le loro forze per sopravvivere. La mia grande guerriera ha ora sette anni, è fortissima ed ha tanta voglia di vivere. Il mio è un messaggio di coraggio e speranza per tutte le mamme.

(M. M. mamma)

Prematurità? Per me significa impotenza, incertezza ma anche incoscienza. Vuol dire vivere giorno per giorno, sperando che sia un giorno di progressi e che, i passi avanti siano più di quelli fatti per tornare indietro. Prematurità per me è reinventarsi nel ruolo di “madre spettatrice”: assisto ad uno spettacolo, il cui copione non è ancora stato scritto ed è in mano ai medici ma soprattutto alla voglia di continuare a lottare della mia piccola attrice. L’unica cosa che puoi fare è allora cercare di trasmettere il desiderio innato che hai, come mamma, di prendere parte allo spettacolo della vita.

(M.C. mamma)

Dopo tanto tempo, il papà ci viene a prendere, torniamo a casa con nell’ovetto una bimba di due chili e mezzo, una cartella clinica lunga quattro facciate, una bombola di ossigeno gigante e un saturimetro che mi abituerò a tenere sul comodino e che mi farà passare notti insonni. Le sfide non finiscono, l’allattamento al seno non arriverà mai, l’ossigeno ci accompagnerà ancora per lungo tempo, ma tutto diventerà più sostenibile perché la lotta per la vita è vinta e noi siamo finalmente insieme

(A. e il suo racconto per la figlia V.)

Nascere prematura ti assegna una condizione ben precisa: l’essere fuori tempo. Sei talmente tanto curiosa di stare al mondo che decidi di venire al mondo prima, e quell’adrenalina e la voglia di fare mille cose ti accompagnerà per tutta la vita. Oltre a questa fedele adrenalina, ci saranno a farti compagnia anche tutti gli effetti di questo evento, ovvero: tutto ciò che ti rende unica, non speciale ma unica. Sono peculiarità che ti rendono diversa da tutti gli altri, delle volte vorrei farne anche a meno eh, però è questo che mi differenzia da tutti gli altri, quella dannata voglia di vivere e sperimentare e da vera “esploratrice ” quale sono, so che ogni novità ha delle conseguenze e, con coraggio, le abbraccio tutte.

(M. nata prematura)

Ho incontrato la vita di genitori e speciali piccoli nei dieci anni di lavoro in terapia intensiva pediatrica. Di loro porto nel cuore l’amore che si vede negli occhi delle mamme che per la prima volta vedono il loro piccolo attaccato al seno. Gli occhi lucidi e una pura espressione di miracolo: sì perché del miracolo ne hanno tutto l’aspetto. Bambini totalmente indifesi con una termoculla a far loro da casetta. Già in lotta per vivere dai primi vagiti. Trasmettono a noi grandi la loro immensa forza di vivere. Nel mio cuore restano cristallizzati “i grazie” dei genitori per avergli saputo donare, con il mio lavoro, la serenità.

(P. infermiera in terapia intensiva neonatale)

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