Chiesetta di Costabella sul Baldo
I lavori per la chiesetta di Costabella sul Baldo

Grazie a potenti mezzi specializzati in interventi ad alta quota, la strada che si arrampica sul Monte Baldo, oltre il rifugio Fiori del Baldo, è stata aperta. Un risultato storico che spiana la via, letteralmente, ai lavori di ricostruzione della chiesetta alpina di Costabella, sul crinale del Baldo, distrutta dai forti venti della tempesta Vaia che due anni fa hanno causato danni enormi in varie zone di Veneto e Trentino Alto Adige.

La ricostruzione inizierà appena la stagione invernale mollerà la morsa sulla montagna. Il progetto è pronto, i prossimi mesi serviranno per sbrigare le ultime formalità burocratiche propedeutiche al via ai lavori. Poi, finalmente, la ricostruzione voluta e finanziata dall’A.N.A. Verona – solo in parte rallentata dall’emergenza Covid, che tanto ha chiesto agli alpini veronesi quanto a spiegamento di forze e di risorse – potrà entrare nel vivo.

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La chiesetta alpina, nel cui sacello ossario riposano i resti del giovane soldato Raffaele Solve morto a soli 21 anni a Nowo Kalitwa (in Russia) il 4 gennaio del ’43, sarà messa in sicurezza con opere murarie antisismiche, nuovi vetri, strutture consolidate e un design che ben dialoga con il contesto montano in cui è inserita. La tempesta Vaia ne aveva infatti scoperchiato il tetto di rame, divelto tutte le vetrate e addirittura abbattuto parte della costruzione in muratura, riducendola a poco più di un cumulo di macerie.

«Il tempo ci è stato amico: abbiamo lavorato in quota fino a fine novembre. Ora siamo davvero pronti a partire», commenta il presidente dell’A.N.A. Verona Luciano Bertagnoli, ringraziando la ditta specializzata Zampieri di Erbezzo.

«È già un risultato eccezionale: siamo riusciti per la prima volta nella storia a spianare e ad aprire questa strada ai mezzi autorizzati», aggiunge Maurizio Castellani, presidente Unione Montana del Baldo Garda e sindaco di San Zeno di Montagna.

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La radicale ristrutturazione di Costabella è finanziata anche dalla Pandora dell’Alpino, dolce tipico del Natale veronese, griffato Dal Colle e confezionato con i colori dell’Italia, che anche quest’anno è andata a ruba. Pur in questo fine 2020 davvero travagliato, con le baite alpine chiuse ormai da mesi e la vita associativa ridotta al lumicino, le 18mila confezioni di Pandora, distribuite capillarmente dai duecento gruppi di tutta la provincia e del Mantovano, sono state vendute a tempo di record. Non solo. Oltre un migliaio di dolci è andato anche ai militari italiani impegnati sul territorio all’interno del progetto Strade Sicure. Altre ancora sono state acquistate dal 4° Reggimento alpini paracadutisti Ranger.

«Del resto, quella tra alpini – in armi e non – è una collaborazione proficua portata avanti quotidianamente. È stato molto bello sentire attraverso il successo di questa raccolta fondi natalizia, la vicinanza di quanti hanno voluto essere al nostro fianco anche in questa nuova avventura», ha aggiunto Bertagnoli.

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