Ph Simona Bruno

Il suo accento british le è valso il soprannome “her majesty” in ufficio e non può fare a meno di ridere mentre ce lo confessa. Erika De Santi, veronese di 34 anni, è una giovane imprenditrice che ha fatto della sua passione, i viaggi, un lavoro ed è così che vive: tra Londra, Milano e la sua Verona, dove torna di tanto in tanto per ritrovarsi con la famiglia e gli amici. Ma la sua base, in questi anni, è diventata proprio l’Inghilterra, dove ha studiato e fondato, con altri soci, “WeRoad”: una piattaforma innovativa attraverso la quale è possibile organizzare viaggi in giro per il mondo e che sta riscuotendo un successo internazionale.

Come è iniziata la sua avventura, Erika?

Tutto è cominciato ormai cinque anni fa quando ho conosciuto gli altri co-founder di WeRoad. Stavamo lavorando su diversi progetti e ci siamo ritrovati proprio a parlare di uno dei progetti che Paolo, il mio co-founder, aveva appena lanciato, e mi ha chiesto se mi volessi unire al team per gestirlo e farlo crescere. Adesso questa community di viaggiatori non solo ha conquistato l’Italia, ma anche la Spagna. E proprio quest’anno, anche in UK.

Voi organizzate viaggi soprattutto di gruppo, tra amici e non…come funziona?
In realtà i viaggi di gruppo diciamo una cosa vecchia come il mondo. La realtà dei fatti però è che i millennial, quindi a coloro che hanno tra i 25 e i 45 anni, hanno dovuto riscoprire il viaggiare assieme. Per noi una componente fondamentale del viaggio non è la destinazione, ma anche le persone con cui condividere l’esperienza. E si sa che per noi, appunto, le vite ne è un esempio. Quello che ci prefiggiamo di fare noi è non solo scoprire una destinazione, ma entrare in contatto con le culture, scoprire nuove amicizie, dedicare tempo per conoscere nuove persone.

Si ricorda il suo primo viaggio?

Le dirò l’ultimo pre-covid (ride, ndr) ed è stato un viaggio che ho fatto in Perù, sempre con un WeRoad ed è stato proprio appena prima che chiudessero i confini del Paese. Non ero mai stata in America Latina, quindi è stata un’emozione nuova, molto forte…è stato uno dei viaggi più belli che abbia mai fatto.

Avendo viaggiato molto, c’è una filosofia di vita particolare alla quale fa riferimento?

Le culture tra di loro sono tanto diverse. Noi italiani siamo molto passionali, latini e me ne rendo conto adesso che vivo a Londra. Quindi, senza andare troppo distante da casa, quando si va all’estero ci si riscopre anche unici per quello che si è. Amo la passionalità e la dedizione che la cultura latina porta con sé, assieme anche all’imprenditorialità.

Tra i capisaldi della nostra cultura, metterei anche il cibo…

Sì, assolutamente. Anche se devo dire che il bello dell’essere in una città come Londra è che c’è la possibilità di esplorare cucine da tutto il mondo. Ed è una curiosità personale molto, molto forte quella di esplorare mangiando.

Tornando a lei, so che ha un accento molto british e che i colleghi la chiamano “her majesty”, vero?

Questa informazione è molto “underground”. Le racconto questo aneddoto: quando sono rientrata in Italia non riuscivo a scrivere in italiano e anche adesso mi invento le parole. Quindi quando parlavo con il team di WeRoad continuavo a usare un sacco di inglesismi e hanno messo un salvadanaio, dove dovevo lasciare un euro ogni volta che utilizzavo l’inglese. Adesso ho avuto la mia vendetta perché l’azienda è diventata internazionale.

E cosa mi dice di Verona?

Beh, quando torno cerco di rivedere gli amici, anche se incastrare i calendari di tutti è complesso. Vado dai miei genitori, da nonna. Però non può mancare una bella passeggiata sul mio lago e una un bel giro in centro a Verona. E poi sono nata a Negrar: mi sento in dovere di portare ovunque la tradizione e il nome dell’Amarone.

Prossimo viaggio?

In aprile andrò in Islanda, sarà un viaggio on the road

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