La vita è un viaggio da percorrere intensamente. E e a piedi, ha tutto un altro aspetto. Per Gianfranco Bussinello camminare è stato scoprire un modo diverso di viverla e quando una suora canossiana gli chiese il motivo, iniziò a riflettere sul suo cambiamento e su tutto quello che prima glielo aveva impedito. Da una semplice camminata iniziò poi a programmare dei pellegrinaggi e ogni volta riuscì a darsi nuove risposte, tutte diverse a seconda di quello che gli suscitava uno specifico viaggio, concludendo, oltre all’Italia, percorsi europei in Polonia e in Spagna.

Prima di andare in pensione la macchina era la sua fidata amica. Nel 2011 avvenne il cambiamento: smise di fumare dopo 50 anni e andò in pensione dopo 40 anni di lavoro, e si sfidò cominciando a camminare il mercoledì sera con il gruppo marciatori di Illasi e al martedì con i camminatori locali di Colognola ai Colli del gruppo «Ci ghe ghe». Iniziò così una grande avventura, che lo ha poi portato a conoscere molte persone e a percorrere, dal 2014 a novembre 2019, a piedi e in bici, 9465 km.

«La prima esperienza da pellegrino non è stata delle migliori. Nella mia inesperienza sbagliai calze per andare a piedi alla Madonna di Chiampo passando le tre valli (Illasi, Alpone e Chiampo) e questo mi costò un’unghia del piede, che mi portò alla resa alle armi al primo traguardo, ma questa è storia», racconta Bussinello.

Man mano che il tempo passava e i pellegrinaggi aumentavano, ad attirarlo sempre di più era il viaggio per arrivare a Santiago di Compostela, capoluogo della Galizia in Spagna. Il primo percorso che affrontò per raggiungere quella meta fu il Camino Inglés, nel 2014, di 120km, il più breve degli itinerari, ma una prova del fuoco per Gianfranco, che lo spinse poi a percorrere tutti gli altri. Il suo zaino pesa sempre dai 10 ai 12 kg e la fatica è stata un’amica di viaggio. Una sfida spirituale, fisica, che lo ha fatto imbattere nella pioggia e nella stanchezza.

In ogni cammino si assapora il silenzio, si ammira la natura circostante, si ascoltano i propri pensieri e il proprio cuore, si scoprono luoghi culle di cultura e fede. Una volta arrivati nella Praza do Obradoiro tutti gli sforzi e la fatica scompaiono, e le reazioni dei pellegrini sono tutte diverse: «Chi urla per la felicità, chi salta di gioia, chi stramazza per la stanchezza, chi ride per la contentezza…chi piange per la commozione! Nella Cattedrale adiacente si trova la grande statua di San Giacomo e la si abbraccia, poi si scende nella cripta dove si trova l’urna con i resti del Santo pregando e gettando, senza farti vedere, il piccolo sasso nero che ti porti da inizio viaggio, simbolo di penitenza e segno dei peccati e delle colpe che desideri espiare ai piedi dell’Apostolo», racconta il camminatore. Ma una volta lì si può percorrere un’altra tappa, il Cammino di Finisterre e Muxia, semi religioso, per percorrere la natura e arrivare all’oceano, a Finis Terrae, l’ultimo lembo di terra fino ad allora conosciuto dagli antichi. Dal faro si può ammirare il tramonto sull’oceano; qui molti lasciano un sasso o un biglietto, oppure c’è chi brucia le scarpe, qualcosa che si è portati via di malefico o un fazzoletto. Alla fine, durante il cammino e dopo la Messa per i pellegrini, ci si saluta con il classico «Ultreya» o col più comune augurio di «buen camino» oppure «Pax et Bonum» ispirandosi a San Francesco d’Assisi.

Sono numerosi i cammini intrapresi da Bussinello come «da San Marco a San Marco», diviso in più tappe nei weekend, nel mese di marzo, mentre per la dodicesima edizione vi sarà un unico tracciato dal 20 fino al 29 marzo, con arrivo a Venezia. Il tracciato del percorso è stato approvato dalla Regione parte da piazza San Marco di Pai di Sopra, nella frazione di Torri, fino ad arrivare in piazza San Marco a Venezia entrando nella Basilica (un passaggio consentito solo a chi fa il percorso), con un collegamento tra varie parrocchie.

Un altro cammino importante è «Di qui passò Francesco» di 350 km diviso in 16 tappe, che si sviluppa sugli Appennini, mettendo a dura prova le gambe, con un saliscendi continuo nella natura, da La Verna ad Assisi, che si può continuare con il cammino «Con le ali ai piedi» di altri 500 km di 25 tappe, da Poggio Bustone fino a Monte Sant’Angelo. La guida di Angela Maria Seracchioli è un aiuto per entrambi i cammini. Qualche settimana all’anno Gianfranco torna vicino Gubbio con la moglie Almerina, all’Eremo di San Pietro in Vigneto, in affidamento alla Confraternita di San Jacopo di Compostella, per fare da volontario ai pellegrini ospitati, praticando la lavanda dei piedi, simbolo di accoglienza.

Tra gli altri cammini da citare, quello di Sant’Antonio, diviso in tre percorsi con più varianti nella partenza. Tra questi «L’ultimo» è il percorso di quando è morto il Santo, da Camposampiero a Padova, precisamente nel quartiere di Arcella, tappa di un giorno, di 25 km. L’ha percorso anche da solo, partendo da Castelletto di Soave fino al santuario di Monte Berico, da qui a Camposampiero, e da quest’ultimo alla Basilica di Sant’Antonio (Pd), diviso in più tappe di circa 35km l’una, tracciate da lui. Altre avventure, invece, le ha percorse con il gruppo M.a.s.c.i. Scout di Caldiero, percorrendo per due volte, in sette tappe, il giro ad anello della Val di Non, che in passato arrivava a Santiago.

Nella chiesetta alpina di San Maurizio a Corrubio di Sant’Anna d’Alfaedo è presente l’icona della Madonna del Don dei sette dolori, che ha realizzato lo stesso Bussinello, posizionata a lato del crocifisso accanto al patrono delle Penne Nere. Ogni prima domenica di settembre si reca lassù e dorme nel ristorante con camere al ponte di Veja. Bussinello è onorato di avere il suo quadro in quella chiesa, comparso anche su «La Lessinia: ieri, oggi, domani», quaderno culturale n. 38, 2015.

Gianfranco fa parte anche di altri gruppi: con Giorgio Fiorio di Sunday Bike, un gruppo spontaneo di appassionati, con cui ha percorso, a settembre, in una settimana, 440km sulla via Postumia da Aquileia fino a casa e nel 2020 completeranno il resto fino a Genova, con la sua bici elettrica. Inoltre, è sostenitore dell’associazione di Pino Pentima, Gs Adige Bike. Un altro obiettivo per il 2020 sarà la parte francese del cammino di Santiago di 900 km. «Mia moglie Almerina è contenta dei miei viaggi così non sto a casa a lamentarmi, e al mio rientro poverina deve lavare tutto il contenuto del mio grande zaino. Ho un figlio maschio e una femmina e quattro nipotine femmine. Le donne di casa si preoccupano per me ma sanno che sono felice, anzi, sono come Nonno Felice!», conclude Bussinello.

Tra stemmi, conchiglie, pilastrini, le sue credenziali e la Compostela, Gianfranco sa che concludere un cammino significa raggiungere un obiettivo che ti cambierà, ma la meta in realtà è solo l’inizio di tante altre avventure, perché è essa stessa un cammino…senza fine.