Era il 25 maggio del 2019 quando Sergio Pellissier giocò la sua ultima partita con il Chievo Verona da calciatore professionista all’età di 40 anni. A distanza di tre anni da quell’addio dolce e amaro, il numero 31 è tornato in campo. Questa volta i colori della maglia sono il bianco e il blu della F.C. Clivense, ma la sostanza non cambia: quando si è bomber, lo si rimane per sempre. Così Sergio Pellissier, che anche sulle pagine di Pantheon 126 aveva raccontato la nascita della sua società di calcio dilettantistico parlando anche di un suo possibile ritorno sul rettangolo verde, ha mantenuto la promessa. Mercoledì 13 aprile, in occasione della penultima partita del Girone B di Terza Categoria contro l’U.S. Pozzo, il presidente ha indossato la divisa, la sua fascia da capitano ed è sceso in campo davanti a uno stadio in visibilio. Il risultato del match parla chiaro: 5-0 per la Clivense e due reti di Pellissier che suggellano anche la vittoria del Campionato e l’approdo in Seconda Categoria. Un progetto vincente che, dal 27 aprile, ha dato il via anche a un crowdfunding.

Sergio, ora che ne parliamo a freddo, come è stato tornare in campo?

Emozionante. Da una parte sapevo di non essere più quello di prima e quindi non volevo deludere nessuno. Dall’altra il fatto di ritornare su un campo da calcio dopo tre anni, magari davanti a tanti tifosi è stato veramente emozionante. Mi ha dato quella voglia di determinazione, di continuare ancora di più nel mio progetto.

È stato bello vedere i tifosi in piedi, che incitavano il suo nome. Non sembrava di essere in Terza Categoria…

Non credo ci sia un’altra Terza Categoria che può ospitare circa 2000 persone in una partita di campionato e poter festeggiare in questo modo, avendo la propria televisione e avendo il sostegno di tanti sponsor, partnership, lavoratori che sono veramente eccezionali. Quindi no, non è da tutti avere queste persone e poter festeggiare con loro un momento così importante. Certo, non è come vincere la Champions League, però posso assicurarvi che vincere non è mai facile.

Sicuramente è stato emozionante anche il fatto di rimettersi la fascia da capitano

Era d’obbligo, perché ero il più vecchio in campo. (ride, ndr) Ma è stato bello perché comunque ho fatto una fascia apposta che mi rimarrà come ricordo insieme alla maglia. Volevo partecipare ed era giusto che partecipassi. E forse è andato tutto come doveva andare. Mi sono goduto anche la vittoria del campionato, che era la cosa più bella che si potesse fare quel giorno.

Vi serviva solo un punto, ma alla fine avete stravinto. Lei, per altro, ha segnato anche due gol!

Sì, il primo era un rigore. L’avrei voluto far tirare a Inzerauto perché i protagonisti sono stati loro tutto l’anno: hanno tirato la carretta e hanno un campionato straordinario, quindi era giusto che potessero divertirsi e fare gol loro. È stato piacevole che i tifosi volessero far tirare me e fortunatamente sono riuscito a farlo.

Che sensazione è stata quella di segnare di nuovo?
Far gol è sempre stata la mia passione per tanti, tanti anni, quindi indubbiamente riuscire a tornare a farlo a 43 anni è sempre un piacere. Ripeto, la categoria conta e non conta: far gol è sempre bello, vincere è sempre bello.

La vedremo ancora in campo con la Clivense?

Non ho fatto alcuna promessa oltre a questa, quindi non lo so. Non credo, perché è giusto che siano altri a giocare. Non lo so, al momento non ce n’è bisogno. Poi nella vita non si può mai sapere…

Che aria si respirava in campo. Tanti ragazzi sono cresciuti con lei come “mito” del Chievo. Erano agitati?
Se lo erano non l’hanno dimostrato. Indubbiamente fa strano giocare magari con persone che hai visto giocare in televisione, però ho apprezzato tantissimo il loro appoggio.

Durante la partita avete lanciato anche un crowdfunding per Clivense. Di cosa si tratta?

Io ho sempre detto che la Clivense non deve essere la squadra solo di Pellissier, ma di tutte le persone che credono in qualcosa di importante, che hanno rispetto delle persone e che possono ambire magari a togliersi delle soddisfazioni anche con un piccolo gesto. Il mio obiettivo era quello dell’azionariato popolare fin da subito. Di questo posso solo ringraziare persone che ci hanno lavorato dietro. La quota minima per partecipare è 250€ a salire e potrà dire di andare a vedere la “sua” squadra. Mi piacerebbe che finalmente si arrivasse a dare a chi al momento sembra sempre ultimo, la possibilità di essere il primo, perché poi alla fine il calcio non esisterebbe se non ci fossero i tifosi o gli appassionati.

Ha parlato anche di voler mantenere la Clivense come una “società sana”. Cosa intende?

Io sono abituato a promettere e a mantenere, non riesco a dire una cosa e poi non farla. Non potrò mai promettere di riuscire a vincere tutte le partite da qua a cinque anni. Però posso promettere che tutti quelli che dovessero lavorare in questa società lo faranno per la società: non ci saranno persone che faranno i propri interessi, ma solo gli interessi della società. Metteremo sempre la faccia. Io per primo l’ho sempre messa. Avere una società sana vuol dire che non farà mai il passo più lungo della gamba. Piace sempre sognare in grande, però devi farlo con la testa. Ora l’obiettivo è quello di scalare la vetta e prendere un titolo diverso da quello che avremmo il prossimo anno. Dipenderà da tante cose. Ora attendiamo di sapere quale sarà la strada da percorrere.

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