Il nuovo progetto della Caritas parrocchiale di Grezzana, in Valpantena, condiviso con quella diocesana, va nella direzione della “rivalorizzazione” delle persone e degli oggetti, per un nuovo sviluppo socio-economico, il quale, abbandonata la cultura dello scarto e dell’indifferenza, accoglie, coltiva relazioni umane e diminuisce gli sprechi. Questo significa fornire alle persone nuove qualifiche e quindi altre opportunità di lavoro e nel contempo ridare nuova vita agli oggetti.

Il parroco don Remigio Menegatti presidente della Caritas parrocchiale ha confermato: «Questa iniziativa è nata anzitutto per valorizzare le persone e i beni (altrimenti destinati al macero, ndr). Ci siamo trovati nella necessità di aiutare persone con famiglia alle spalle – parecchie anche della nostra comunità – che per vari motivi si trovavano in difficoltà (uscite anzitempo dal lavoro) a riqualificarsi, a scoprire altre competenze e quindi nuove possibilità di impiego e dignità. Un impegno lungo e paziente che è stato svolto in sinergia con le parrocchie dell’Unità pastorale e reso possibile grazie alla collaborazione di varie associazioni e delle famiglie». Don Menegatti ci ha presentato la comunità solidale, quella attenta alle situazioni difficili, che le segnala alla Caritas, la quale, in sinergia con i servizi sociali del Comune e l’Associazione Stella Matutina, avvia poi un percorso di aiuto sul piano sociale, oltre che economico.

Luciana Tosoni, che da una decina d’anni affianca i parroci, nella gestione operativa della Caritas ha aggiunto «Abbiamo avviato una buona rete di relazioni e con tutti un’ottima collaborazione. Il nostro intento è quello di aiutare le persone e le famiglie in difficoltà a rimboccarsi le maniche, ad utilizzare correttamene le poche risorse economiche e far ritrovare loro l’autonomia nella corretta gestione della famiglia e della casa». Talvolta il sostegno inizia dalla scuola d’infanzia; cioè la Caritas contribuisce a versare le rette dei bambini di famiglie in difficoltà «perché aiutare i bambini a socializzare con i loro pari fin da piccoli, significa facilitare il loro inserimento nella scuola primaria».

Nell’inaugurare, il 19 maggio scorso, la Bottega del riuso, nello spazio messo a disposizione della Caritas parrocchiale (in comodato gratuito) dalla famiglia Sante e Angiolina, don Remigio ha riportato alcuni passi del discorso di Papa Francesco (lo scorso 27 maggio) all’assemblea generale di Caritas Internationalis e, tra l’altro, ha detto «dobbiamo puntare alla promozione di tutto l’uomo e di tutti gli uomini, affinché siano autori e protagonisti del loro progresso. Il servizio della carità deve scegliere la logica dello sviluppo integrale come antidoto alla cultura dello scarto e dell’indifferenza». Come funziona? Mobili e articoli vengono donati da vari benefattori, poi riprendono vita attraverso un accurato restauro e riordino, da parte di un gruppo di persone, seguite dall’Associazione Stella Mattutina, coadiuvate dai volontari, spesso artigiani (falegnami, elettricisti e molti altri) in pensione che mettono tempo e competenza a disposizione di queste persone.

La Bottega del riuso sarà poi seguita dalle volontarie Saveria Bellamoli e Antonella Franck, in collaborazione con Romina Galvani (argentina, mamma di sei figli) che la terrà aperta il mercoledì, il venerdì e il sabato, dalle ore 9 alle 12 e dalle 15 alle 17. Si possono portare via gli oggetti previa un’offerta, che ovviamente va alla Caritas per continuare le sue attività.