Anche il WWF di Verona festeggia i cinquant’anni di attività insieme all’associazione nazionale (sono sessantacinque, invece, per il WWF internazionale). E nell’occasione è stato confermato presidente per la seconda volta Michele Dall’Ò. «Sono molto onorato di essere stato rieletto» afferma, mentre con la mente ripercorre la storia dell’associazione. «In mezzo secolo ci sono stati tanti WWF. Lo spirito originario è stato mantenuto per tanto tempo con Averardo Amadio. Oggi siamo riusciti a ricostituire un gruppo di giovani, ma ovviamente le dinamiche sono diverse rispetto a quelle degli anni Ottanta e Novanta, in primis per la precarietà del lavoro. Continueremo, però, a portare avanti le consuete iniziative perché la natura si trova in difficoltà e c’è bisogno di biodiversità. La nostra missione è la tutela e la conservazione degli ambienti naturali, per cui ci concentreremo su questo».

Le battaglie principali che il WWF di Verona porterà avanti riguarderanno la salvaguardia della Val Borago con mappatura della flora e gestione del sito, la rinaturalizzazione delle rive del fiume Adige, la tutela delle colline, del Lago di Garda e della Valle dei Mulini. Alla festa per i cinquant’anni della sezione veronese hanno partecipato i volontari (in totale circa sessanta) che si sono ritrovati al Circolo 1 Maggio di Montorio. Presenti anche l’onorevole Diego Zardini, la presidente della Seconda Circoscrizione, Elisa Dalle Pezze, e il presidente dell’associazione Il Carpino, Mario Spezia. A presentare la giornata è stato Fabio Cortesi, storico volontario del WWF che ha sottolineato quanto sia importante riuscire a concretizzare gli obiettivi di salvaguardia e conservazione della diversità delle specie. Non sono mancati i momenti nostalgici con proiezione di foto d’archivio in cui molti dei presenti si sono rivisti, ma è stata l’occasione per ricordare anche i compagni di viaggio che non ci sono più. Come hanno fatto le toccanti testimonianze dei fondatori della sezione veronese raccontando episodi inediti riferiti a un periodo storico (quello degli anni Settanta) in cui dei giovani studenti universitari iniziavano a preoccuparsi di temi ambientali, all’epoca ancora del tutto sconosciuti. Avrebbero aperto la strada a tante iniziative di sensibilizzazione e a tante battaglie per la salvaguardia degli habitat, alcune perse ma molte vinte. Erano Averardo Amadio, Marco Porceddu e Giovanni Rizzotti.

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