Oggi alla “terza età” non ci si pensa proprio. Il dottor Renato Bottura, geriatra e direttore scientifico degli Istituti Geriatrici Mazzali, in un convegno, ha invitato i presenti «a ballare, esercizio migliore della ginnastica». Sottolineando come «l’età della pensione permette di tornare ai propri interessi, ai sogni non realizzati e ai giochi che, specie con i nipoti, danno vita. La prevenzione, i rapporti umani e il confronto con i giovani rallentano l’invecchiamento, mentre le patologie, la povertà e la solitudine lo accelerarono». Vi raccontiamo la storia di Lina Lordani vedova Ceriani a Grezzana. Lina intelligente e arguta, autonoma fino a 103 anni, ha trascorso la sua vita con poca televisione, nella tranquillità della sua famiglia. Unico svago: leggere tutti i giorni il quotidiano veronese L’Arena. Oggi, a 106 anni, vive con la figlia Silvana, è lucida, ma le ginocchia la costringono su una sedia rotelle, ama parlare anche se difetta un po’ dell’udito. La incontriamo di fronte alla porta: vede i ragazzi che giocano a calcio, località Catena, dove è nata e conserva bei ricordi.

Tra questi da giovane con «con Bianca, la mamma dell’ex sindaco Renato Gozzi impastavamo tagliatelle e lasagne per la domenica e per gli ospiti. Ma lavoravo dai Bragantini (un’azienda che tuttora commercializza frutta, ndr) preparavamo ciliegie e mele, eravamo in parecchie donne e il silenzio era quasi d’obbligo». Ricorda quando durante la Guerra alla Catena «scoppiarono due bombe e nessuno aveva il coraggio di venire a vedere se c’erano feriti o morti. Arrivò per primo il parroco don Michele Garonzi, con la bicicletta: trovò solo tanta paura». Lina lasciò il lavoro e si sposò nel 1946, quando il suo Mario Ceriani, dopo 13 anni, si congedò da militare. «Mario lavorava il ferro». Ebbero tre figli: Silvana, Vittorino (purtroppo scomparso) e Dario. Un dolore troppo forte quello della perdita del figlio. Non ne parla. Ci ricorda invece «ho frequentato la 4^ elementare, non c’era altro. Ho fatto parte delle “Figlie di Maria” e delle “Madri cristiane”. Nel 1969 ci siamo trasferiti in questa nuova casa. Pensi ho preso il premio per il “miglior balcone fiorito del paese”. Questa è stata la mia vita».