I luoghi, per chi abita lassù, sono gli spazi del lavoro, sono l’orizzonte, il poco e il tutto. La gente della Lessinia quando muore ha tra le labbra “i suoi posti”. Li ripete come un rosario personale. Lo Sparavieri, i Covoli di Velo Veronese, la Foresta dei Folignani. Non si può prescindere da questa antica geografia “interna” quando si immagina il futuro di un territorio che ha vissuto per decenni di allevamento e che ora vuole capire quanto e quale turismo può attraversarlo. Alla sesta edizione degli Stati Generali della Lessinia e le sue Valli, il 20 giugno scorso, si è parlato di prospettive con i sindaci dei comuni locali, il consigliere provinciale Cristian Brunelli, il presidente del Gal Baldo Lessinia Ermanno Anselmi e con voci lessiniche come Giuliano Menegazzi, promotore dell’ATS per l’iscrizione degli Alti Pascoli nel registro nazionale Paesaggi Rurali e Storici, Daniele Massella dell’Associazione Tutela della Lessinia APS, Marco Zambelli dell’Associazione Proprietari malghe e terreni, Alfonso Albi, presidente del Consorzio di tutela del formaggio Monte Veronese Dop e i docenti Pier Andrea Tosetto e Vito Massalongo.

Non si può più vivere solo di agricoltura, artigianato e aria buona, l’ha detto con una lucidità dura il sindaco di Erbezzo Lucio Campedelli ma ha aggiunto «siamo fiduciosi delle nostre forze e della forza del nostro territorio». Un ottimismo lieve che sta iniziando, al netto delle ancora grandi difficoltà, a prendersi sempre più spazio tra iniziative di sinergia istituzionale come il protocollo d’Intesa Destinazione Lessinia (vedi pagina 16) e idee nuove e coraggiose come progetti di valorizzazione degli Alti Pascoli (vedi pagina 14). Federarsi, unirsi per scongiurare il pericolo di vedersi morire con le attività che chiudono, i «letti freddi» della spopolazione, le seconde case con i loro cartelli “Vendesi” che spezzano lo sguardo, insieme al cuore. Ma prima di tutto, ci vuole rispetto per chi ha modellato i prati rendendoli giardini estesi migliaia di chilometri, miracoli di cura punteggiati da un centinaio di malghe che ora stanno vivendo la rivoluzione di votarsi all’accoglienza. Ci vuole rispetto per gente come il signor Modesto Gugole, uno dei pochi allevatori che pratica ancora la transumanza. Ogni anno porta le sue mucche da Campofontana fino a Malga Folignano di Cima e arriva in alpeggio come si faceva una volta. Recentemente Legambiente l’ha premiato per il suo “cargar montagna”. «Un’attività, la transumanza che rappresenta un’azione di mitigazione del cambiamento climatico, con una riduzione delle emissioni che potrebbe apparire marginale, ma che racchiude un altissimo valore simbolico». Insomma, prima di iniziare a elencare soluzioni, bisogna ricordarsi «dell’anima rurale di queste terre». Delle persone che vivono e lavorano ogni giorno, tutto l’anno, lassù, dove è più bello, ma a volte così duro.