Di che cosa si occupa l’associazione?

Siamo nati quasi come naturale prosecuzione in Trentino Alto-Adige del movimento Italia Unita per la Scienza, che si era mobilitato durante la vicenda di Davide Vannoni e il cosiddetto “Metodo Stamina”. Durante la mia attività di divulgazione scientifica mi rendevo conto di come tra la popolazione vi fossero delle enormi difficoltà nella comprensione della scienza, basti pensare che la Provincia autonoma di Bolzano ha il tasso di vaccinazione più basso d’Italia. Allo stesso tempo non c’erano associazioni sul territorio che promuovessero la corretta informazione scientifica, che rendeva quindi difficile ai non addetti ai lavori poter accedere a certe informazioni.

Serena Manara

Qual è la tua formazione?

Sono una ricercatrice nel campo della biologia. Dopo essermi laureata all’Università di Bolzano ho lavorato in Inghilterra in una compagnia petrolifera svolgendo ricerca sui microrganismi che degradano il petrolio nell’ambiente. Poi, visto che l’azienda si trasferiva, io ho deciso di tornare a fare ricerca in Italia e attualmente lavoro all’Università di Trento.

“Diamoci un taglio” che messaggio vuole far arrivare?

Tutto è nato da una serata di divulgazione sul tema della prevenzione dei tumori che aveva avuto scarsa partecipazione. A causa di una pioggia scrosciante erano arrivate pochissime persone e alcune erano donne già visibilmente malate di cancro. Ci sentivamo davvero sconfitti: da un lato ci trovavamo, per assurdo, a spiegare che cosa sia il cancro a persone che già lo vivevano sulla propria pelle, dall’altro non potevamo raggiungere il pubblico che ritenevamo fosse il target di quella serata. Nel momento stesso in cui pensavo “vorrei fare qualcosa di concreto per queste persone” ho pensato che, sì, potevamo davvero farlo: donare i nostri capelli perché regalassero un abbraccio alle persone che si devono sottoporre a chemioterapia.

Come è partita l’iniziativa?

Ho pensato subito ad Alessandra, la mia parrucchiera ad Arbizzano da quando sono una bambina, che ha aderito subito con entusiasmo alla proposta di partire con un progetto pilota nel suo salone. Nel giro di breve tempo si è sparsa la voce e siamo riuscite a raccogliere molte ciocche di capelli. Contemporaneamente mi ero messa in contatto con una ditta specializzata nella produzione di parrucche per un reciproco scambio. Collaborando con la sezione trentina della LILT raccogliamo i capelli e li cediamo alla ditta, che ci dà in cambio parrucche oncologiche nuove, oltre a fornire una speciale consulenza alle donne che scelgono di rivolgersi a noi su come scegliere la parrucca, acconciarla e fare una buona manutenzione. Ovviamente il servizio è totalmente gratuito.

Che cosa c’è da sapere sulle parrucche oncologiche?

A causa della perdita di capelli che spesso deriva dai trattamenti chemioterapici, spesso una persona potrebbe voler comprare in autonomia una parrucca oncologica, affrontando un costo che parte da 400 euro. La parrucca non viene rimborsata dal Servizio Sanitario Nazionale e si può dedurre dalle tasse nel limite del 19% solo se oncologica. Con la nostra iniziativa, invece, le parrucche oncologiche sono gratuite perché chi la richiede possa affermare, come ci ha raccontato una paziente, di aver avuto finalmente la possibilità “di uscire in mezzo alla gente senza che nessuno si accorgesse di niente”. Un’altra cosa bella è vedere classi di studentesse delle superiori che, seguendo l’esempio di una, hanno poi tutte tagliato i capelli per questa finalità. E ci sono anche tanti ragazzi che donano!