Provare a cambiare le cose. Perché da un’esperienza negativa può uscirne qualcosa di positivo. Per esempio una serie di cortometraggi, anzi di “Trip” come preferisce chiamarli Sergio Piyadi, che raccontano la società osservata con gli occhi (e la creatività) di un ventiseienne. Ciuffo sbarazzino, modo di fare piuttosto spigliato, sorriso e occhi azzurri che conquistano. I lineamenti accennano alle origini lontane della sua famiglia, lo Sri Lanka, mentre l’accento riporta alle terre della Sicilia.

«Sono nato a Catania nel 1994 e, quando avevo 12 anni, mi sono trasferito a Verona con i miei genitori», esordisce. Continuando a scorrere idealmente il dito sul mappamondo delle opportunità, nel suo futuro vede una città cosmopolita come Londra. Nulla contro il nostro Paese, precisa, «però in Italia, trasferendomi dal sud al nord, ho conosciuto per la prima volta la parola razzismo, che non conoscevo e ne sono rimasto molto stupito. Non immaginavo si potesse essere razzisti tra gli stessi italiani: più che il colore della mia pelle, a infastidire era l’accento meridionale».

Non è questione di stereotipi, incalza, lasciando intendere la determinazione. Ma di esperienze vissute in prima persona, a partire da quando ha messo piede a scuola. Vicende che ha iniziato a riportare nella webserie “Trip” sul canale YouTube Sergio Piyadi Art e su altri social network: sei episodi della durata di una manciata di minuti – l’ultimo è on line dalla fine di ottobre –, che descrivono la quotidianità di un giovane alle prese con lo studio, il confronto tra i coetanei e l’amicizia, i rapporti familiari, la società in generale tra pregi e difetti. Con spiccata ironia e un pizzico di provocazione, fa riferimento a valori importanti: «Osservo che, troppo spesso, lavoro e carriera prevaricano sulla famiglia. Inoltre ricchezza e ostentazione sono motivo di vanto, anche tra i ragazzi della mia età, quando le virtù a cui aspirare dovrebbero essere altre». Sono messaggi rivolti tanto ai giovani quanto agli adulti: chiunque può immedesimarsi nelle situazioni riportate, riflettere sull’accaduto e, perché no, provare impegnarsi per scardinare certe dinamiche. «Questo progetto non rappresenta soltanto la mia personale rivincita rispetto a quanto mi è accaduto, ma è la mia maniera per dare voce a tutte le persone che non hanno voce. Perché no, andando controcorrente», sottolinea.

Con un affondo non risparmia nemmeno il sistema universitario, poco meritocratico a suo avviso, tanto che ha dedicato al tema uno specifico episodio dal titolo “Mi hanno bocciato in disegno”. Singolare, visto che riguarda chi ha un curriculum artistico di tutto rispetto. Il disegno, infatti, è l’altra grande passione di Sergio come si può vedere nei video-tutorial di speed drawing presenti nel suo canale: tratti a matita che, scivolando veloci e sicuri sulla carta, disegnano volti con una naturalezza incredibile e uno stile tutto personale d’ispirazione iperrealista figurativa. Nella galleria virtuale del promettente ritrattista sono finite web star note ai giovanissimi: da Violetta Rocks a Cane Secco e Daniele Doesn’t Matter; poi personaggi famosi come l’influencer Chiara Ferragni o il rapper Fedez che lo ha ringraziato su Instagram per la creazione a lui dedicata. «A soli 16 anni ho realizzato la mia prima mostra, a 19 ho esposto al teatro Ariston di San Remo. Alcune delle mie opere sono quotate nel mercato dell’arte e alcuni miei quadri sono nella collezione privata di Vittorio Sgarbi», elenca. Internet è stata una vetrina fondamentale da cui, con un video o un disegno, non vede l’ora di aprirsi al mondo. E magari tentare di renderlo un po’ migliore.