Il Soccorso Alpino della sezione di Verona ne conta ben 69 per il 2018 e circa 54 fino ad ora. La prima causa di incidenti è l’escursionismo, praticato in maniera non corretta e sottovalutando i pericoli della montagna e, del clima in montagna. Gli incidenti avvengono durante attività considerate non pericolose ma il più delle volte, la loro gravità impone l’intervento dell’elisoccorso. Ne parliamo con Alberto Corà, vice capo stazione del Soccorso Alpino della sezione di Verona. Il CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico) si occupa di contribuire alla vigilanza e alla prevenzione degli infortuni delle attività connesse all’ambiente montano ed alle attività speleologiche; di soccorrere in tale ambito gli infortunati, le persone in pericolo, i dispersi e recuperare i caduti, lavorando anche in collaborazione con organizzazioni esterne; concorrere al soccorso in caso di calamità in cooperazione con le strutture della Protezione Civile, nell’ambito delle proprie competenze istituzionali.


Alberto, che responsabilità ha all’interno del CNSAS?
La struttura dal corpo nazionale è affidato ai Servizi Regionali, come il nostro Servizio Regionale Veneto; poi alle Delegazioni (in Veneto sono due alpine e una speleo), in ultimo alle stazioni. Il responsabile della stazione è il capo stazione, a lui competono responsabilità amministrative, organizzative, operative e di sicurezza della squadra, il vice capostazione (io) supporta il lavoro del capo e ne fa le veci.


Gli incidenti in montagna sono sempre di più, perché?
Sta cambiando il modo di avvicinarsi a questo ambiente e anche l’accessibilità alla montagna è in continua crescita, grazie ad impianti di risalita aperti tutto l’anno ad esempio. Le informazioni, grazie ad internet sono fruibili ovunque ma non sono indice di affidabilità. Tutta questa offerta, unita alla scarsa consapevolezza di alcuni utenti, diventa un mix pericolosissimo. La maggior parte degli incidenti che si verificano hanno come causa comune l’imperizia dell’utente: le calzature sbagliate, la scarsa valutazione degli itinerari e, non ultime, le capacità personali.


Gabriele Puccia, morto in Val Sorda a fine estate, cosa è successo?
Ho ricevuto la chiamata dalla centrale operativa del 118 di Verona, che ci attiva e supporta durante tutti gli interventi. Non ho mai parlato con il ragazzo direttamente ma con la sorella che mi ha fornito alcune informazioni che ci hanno permesso di circoscrivere la zona, il resto purtroppo è cronaca.


Come funziona il meccanismo delle chiamate di emergenza?

Come dicevo ci attiva il 118 o i Carabinieri o la Prefettura, di base però il nostro interlocutore durante l’intervento rimane sempre il 118.


Da soccorritore di fronte a tante tragedie cosa pensa?
Tante tragedie sarebbero evitabili, dispiace parecchio constatare questo.


Amare la montagna senza mettersi in pericolo, si può?

La montagna in qualsiasi modo la si viva è un ambiente in grado di darti sempre più di quanto tu possa immaginare, certo però è un ambiente che non ha nulla a che fare col giardino di casa, ci sono delle regole, almeno di buon senso, da seguire. L’escursionismo è l’attività più praticata dagli utenti che ci chiamano. Poche regole, ma chiare: preparare la gita, sapere da dove si parte e dove si vuole andare, conoscere il numero del sentiero, essere equipaggiati correttamente (pedule, giacca a vento, viveri, cartina ecc.) e, soprattutto, lasciare detto a qualcuno dove si va.