Attualmente l’attività dei volontari continua, nel rispetto delle norme di sicurezza previste da decreti ministeriali e ordinanze regionali e sindacali.

«Pasta rossa o verde?», ripete una voce femminile dietro le ante aperte di un furgone bianco. Il tono è melodico e leggero e accompagna il rumore di un mestolo che sguazza all’interno di una pentola di acciaio alla ricerca di cibo. Una voce più vicina dice: «piccante, per favore». Il giovane che ha l’aria nuova di qui ha il tono sommesso mentre mi rivolge con energia pacata il piatto di plastica. Verso un po’ di peperoncino in polvere sulla pasta mezza rossa e mezza verde. Ne chiede ancora, forse in quantità proporzionale al freddo di una notte che è già arrivata. 

C’è un silenzio nitido in viale del Lavoro a quest’ora, il cielo è terso e l’aria è gelida. È la prima tappa del tour quotidiano del “Rifugio 1”, della Ronda della Carità. Arriviamo sul posto su un furgone con tre posti, a cui si accodano gli altri volontari che si spostano organizzandosi con le auto. Imbastiamo un banchetto, sistemando due tavole a cui sopra appoggiamo le grosse pentole con la pasta al pomodoro da una parte, e condita con il pesto nell’altra. Ognuno si occupa di qualcosa: la signora al mestolo pesca per due volte metà porzione e la mette nel piatto che un altro passa assieme ad una forchetta. Per secondo questa sera abbiamo un po’ di verdura assieme a del pesce impanato. 

Chi vive all’aperto, ha vita più breve, c’è poco da fare. In molti non superano le notti più fredde dell’inverno, nonostante le coperte, il tè e le brioches che attendono di essere consumate la mattina dopo. Kofi Boateng è spirato così, la notte del 28 dicembre. E come lui altri quattro nell’ultimo anno. 

«Non è accettabile avere morti a norma di legge», dice Alessandro, consigliere della Ronda che quella sera ci accompagna nel viaggio. «Con le amministrazioni abbiamo confronti continui per chiedere che, almeno nel periodo invernale, ci aiutino a trovare il modo per andare in deroga con le norme che vietano ai senzatetto di dormire fuori dalle stazioni o comunque in luoghi dove è possibile trovare riparo». A normare tutto però sono spesso leggi nazionali.

NON SOLO CIBO MA ANCHE INDUMENTI 

L’associazione organizza raccolte di coperte, indumenti intimi (particolarmente necessari durante tutto l’arco dell’anno), e capi di abbigliamento. Nei tre furgoni che ogni sera scivolano nelle vie della città c’è un po’ di tutto questo. Un ragazzo si stacca dalla fila per il cibo, avrà poco più di vent’anni. Chiede dei vestiti, prova dei jeans, ne misura la larghezza e compara la taglia con la lunghezza dell’avanbraccio. Tutto scorre veloce in quegli attimi che contano più di qualsiasi altro minuto della giornata. Il jeans può andare bene. Si porta via un sacchetto con dentro le solite cose, con l’aggiunta di una brioche in più. 

«Il piatto di pasta è solo lo strumento per stabilire un contatto – dice Paolo (un altro volontario), sottovoce, mentre distribuiamo il cibo – e per restare ad ascoltare le parole dell’altro». C’è Mohamed che tutti chiamano “zio”. È il più euforico e loquace. Qualcuno, prima in disparte, si lascia trascinare dal suo carisma e si avvicina. Lamenta un perseverante bruciore allo stomaco, la pasta al pomodoro non la può mangiare. Ripiega sul dolce, a cui non dice mai di no. Mohamed si separa dall’amico, forse ancora minorenne, di certo solo e senza famiglia. Ognuno per la sua strada, sorridono.

Rimbastiamo tutto: le pentole e le tavole tornano sul furgone. È arrivata una richiesta da parte di un uomo di mezza età, su segnalazione di alcuni cittadini del quartiere, che chiede il sostegno della Ronda. Ci aspetta all’interno di un’auto vecchia ferma in un parcheggio di Borgo Roma. Sopra l’auto c’è un canestro da basket. Lo ascoltiamo, gli lasciamo l’essenziale e ci saluta continuando a ringraziarci. «Certe persone hanno solo bisogno di essere ascoltate per ritrovare la fiducia», spiega rapido Alessandro. 

Le conversazioni di quella sera sembrano esaustive dopo le prime parole di ogni frase. Faccio poche domande. Devo solo strappare qualche numero: i volontari che in rotazione assistono i senzatetto sono 234, mentre le persone che accedono ai servizi della Ronda variano tra gli 80 e i 160, in base al periodo. I picchi toccano quota 160, e si registrano in una stagione che non si direbbe: quella calda. In inverno ci sono i dormitori che sottraggono alla strada e al freddo le persone. Qui si accede solo tramite documento che può essere anche scaduto nel periodo dell’Emergenza (da fine novembre a fine marzo). Ed ecco che si spiega perché, al di là della capienza delle strutture (250 posti circa), molti restano fuori dal programma. 

LA RONDA NON LAVORA DA SOLA

La Ronda non distribuisce solo coperte, che comunque rappresentano una fetta rilevante dell’impegno dell’associazione (ogni anno ne vengono distribuite circa 5000) e non lavora da sola. Per ogni giorno della settimana ci sono almeno un ristorante, un’associazione (tra cui gli alpini), un panificio e una pasticceria che garantiscono i rifornimenti per dare un pasto a chi non può provvedere da solo. Un gesto a cui corrisponde solo la gratificazione di averlo fatto. 

Da gennaio nella struttura di Porto San Pancrazio, in via Campo Marzo 32, è attivo anche il servizio colazioni, dalle 7 alle 9 della mattina: ci sono latte, biscotti, caffè, pandori e panettoni, naturalmente solo in questo periodo dell’anno. Il servizio c’era già prima e ha preso il posto dell’associazione Amici di Paolo Favale. La prima e la terza domenica del mese c’è poi il barbiere di strada che opera nella stessa sede: qui si tagliano i capelli, ma ci sono anche un calcetto e un campo da ping pong. È uno spazio dove semplicemente si può passare un po’ di tempo in compagnia. 

Negli ultimi mesi la Ronda ha raccolto fondi per lanciare l’acquisto di un nuovo furgone che sostituisca “il vecchio Vito” della Mercedes. Ne sono arrivati più di seimila. Ogni giorno però si rincorrono molti altri obiettivi, tra cui quello di garantire un rifornimento costante di indumenti intimi e di beni di primaria importanza, come i farmaci. C’è poi il più costante impegno del progetto “Adotta un senzatetto”, e naturalmente, il 5 X 1000. In ultimo, ma non certo per importanza, potete provare l’esperienza.