responsabilità sociale d'impresa

Da tempo immemore il territorio italiano è sensibile verso temi sociali e di aiuto mutualistico. Già dagli anni ’80, infatti, si diffonde in Italia la “Responsabilità Sociale d’Impresa” (RSI), in particolare in alcune regioni caratterizzate da imprese cooperative e banche mutualistiche. La CSR (Corporate Social Responsability traduzione inglese di responsabilità sociale d’impresa) ha quindi implicazioni etiche sia interne sia esterne alla propria organizzazione e non si limita a pratiche di filantropia, come la donazione estemporanea in favore di qualche realtà no profit del territorio o nel mondo, ma anche alla determinazione di processi misurabili che favoriscono il l’equilibrio vita-lavoro e la crescita professionale dei lavoratori, l’equità con i fornitori, e la vivibilità con l’ambiente sociale circostante.

Gli effetti della pandemia hanno dimostrato come i lavoratori, ed in particolare le generazioni più giovani, non sono più interessate solamente allo stipendio anzi, sono più attratti da quelle aziende che adottano politiche di welfare, tutelano le donne che non vogliono scegliere tra carriera e maternità, e favoriscono un clima aziendale che rende piacevole il lavoro in una logica di equilibrio tra bisogni personali e obiettivi aziendali. Per fare un esempio che consideri l’impatto sociale di un’impresa sia interno che esterno alla propria organizzazione, si pensi alla stabilità dei contratti di lavoro e ad una corretta retribuzione: un dipendente che lavora con il giusto salario ed in una prospettiva di continuità con l’impresa, sarà facilitato a stabilirsi in un comune vicino al luogo di lavoro, a sviluppare relazioni durature con la propria comunità, impegnarsi per essa, generare figli che frequentano le scuole locali, acquistare prodotti del territorio, e così via. Un’azienda invece che punta su contratti e stipendi precari giocoforza non può facilitare i benefici descritti poco sopra.

Tra le principali istituzioni che hanno favorito lo sviluppo della RSI troviamo la Chiesa cattolica, attraverso le encicliche sociali iniziate a fine 1800. Le encicliche “Laudato Sì” sulla cura della casa comune, e “Fratelli Tutti” sulla fraternità e l’amicizia sociale, sono di certo i documenti più recenti che chi è interessato alla sostenibilità non può non leggere. Papa Francesco ha spesso denunciato la “cultura dello scarto” che non produce solamente rifiuti, ma esclude anche le persone ed intere popolazioni dall’accesso di beni fondamentali per la sopravvivenza. Questo è causato da un sistema economico non sostenibile e le imprese, ovviamente, hanno un ruolo fondamentale che oggi è una scelta di campo.

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