“La Scuola ci salverà”, afferma il titolo dell’ultima pubblicazione della nota scrittrice. Una frase quasi perentoria, che non lascia dubbio sia sull’importanza della scuola nel tessuto della società, sia sul fatto che la scuola ha già in sé le caratteristiche che oggi più che mai sono necessarie per affrontare un futuro sempre più incerto.

«Energia, forze di pensiero ed etiche operano già nella scuola», dice la Maraini. Lo sa chi dentro la scuola ci lavora quotidianamente. Sono insegnanti e studenti che ogni giorno dialogano insieme. Insegnanti che sanno mettersi in ascolto, che creano entusiasmo, che operano con una tale passione da potersi considerare più dei volontari, se si pensa allo stipendio che percepiscono mensilmente. Loro, insieme agli studenti, rendono la scuola il luogo di democrazia per eccellenza. È qui che si impara l’educazione civica, «che ci distingue dal mondo animalesco, dove il più forte vince sul più debole». E ad essa si aggiunge l’educazione ai sentimenti, per cui «l’altro è l’altro, e si deve rispettare in tutte le sue espressioni. Il sentimento non è possedere, ma rispettare. La persona infatti è sacra, è una complessità che va accolta». E continua la Maraini: «la scuola è una grande costruzione di pace. Dove c’è la parola non c’è la guerra. Se non credi nelle parole credi nelle bombe. Per questo la lettura è un grande esercizio di libertà».

Sono proprio le parole usate male che creano narrazioni distruttive sulla scuola stessa, quelle che si sentono e si leggono sui media. La scuola, invece, è il luogo delle «parole significative», ha puntualizzato Stefano Quaglia – moderatore dell’incontro – indispensabili a creare una coscienza critica. Quella che si costruisce e si sviluppa anche guardando al passato. «Il rapporto con la storia e la memoria non deve essere imbalsamato”, afferma la scrittrice, ma “fonte di creatività rivolta al futuro».  Insomma, la scuola è fondamentale, eppure sembra che le istituzioni non lo capiscano da tempo. «Questo è il vero problema oggi: la crisi del rapporto scuola-istituzioni».

Ma cosa possiamo fare allora? Se dall’alto non possiamo aspettarci molto e le forze dentro la scuola ci sono, cosa manca? «Manca l’amor proprio, l’orgoglio per la scuola». In altre parole, «la scuola deve volersi bene», dice con fermezza Dacia Maraini. In quest’ottica devono operare, anzi, cooperare insegnanti, studenti e genitori. La scuola ci e si salverà partendo dal basso, da chi la scuola la fa.

Lo fa la stessa Maraini, interagendo con gli studenti alla pari, dialogando, aprendosi a possibili punti di vista diversi. Lo fa la Rete Scuola e Territorio che quest’anno in particolare ha saputo ricrearsi anche con la dad, organizzando 80 incontri online per studenti e genitori. Una resilienza, quella dimostrata, che è fondamentale alla scuola che ha il compito di stare al passo con i tempi. Lo facciano dunque gli insegnanti, i genitori, gli studenti, tutti protagonisti della Scuola. «La scuola funziona quando c’è la capacità creativa rivolta al cambiamento». Mai come quest’anno di “assenza dalla scuola” abbiamo capito la sua importanza. Allora, come conclude Quaglia, «le ali le abbiamo, apriamole e cominciamo a volare».