«Un calo pazzesco. Troppo allarmismo e tanta gente che non esce neanche per il caffè» dice Anna, barista in un locale del centro. Le fa eco Giovanni, di una pasticceria poco distante «noi dovremmo avere un Governo capace di prendere decisioni, non di diffondere panico e confusione. Poi a rimetterci ci siamo noi». «Arrivano continuamente disdette, rinunciano anche se avevano già pagato il 90% del soggiorno. Quelli che prenotano lo fanno verso maggio e giugno. Viviamo un po’ alla giornata, non sappiamo bene come comportarci e cosa potrà succedere d’ora in poi» così Andrea che ha un’agenzia viaggi in una delle vie principali del centro storico.

Il centro storico ieri nel tardo pomeriggio

C’è Giulia che nel suo bar, di solito affollatissimo, lo scorso sabato in un’ora ha avuto solo due clienti «per un totale di sei euro». Si potrebbe continuare all’infinito con le voci sconsolate. Chiedono tutti un benedetto «ritorno alla normalità». E non manca chi ha deciso di aspettare tempi migliori con le serrande chiuse. Come la pasticceria Camesco in corso Porta Nuova, la foto scattata e pubblicata dal quotidiano L’Arena, ha fatto il giro del web. «Chiusa per ingiustificata psicosi» si legge sul cartello, e le ragioni precise sono spiegate sui social media dallo stesso proprietario «per qualche giorno abbiamo deciso di tenere chiusa la nostra pasticceria situata in centro città per questa isteria collettiva ingiustificata per “colpa” del famoso Coronavirus. In questi due giorni abbiamo avuto una perdita del fatturato superiore al 50%. Abbiamo buttato al vento kg di prodotti freschi preparati alla mattina, per due giorni».

Certo, non bisogna neanche esagerare la situazione, nel polmone operativo della città, in Zai, i locali per la pausa pranzo e per la colazione dicono di non vedere grande differenza di flussi. «C’è qualcuno in meno perché alcuni lavorano in smart-working ma nel complesso non abbiamo visto un significativo calo». Qualcuno che entra al bar con la mascherina? «Questo decisamente sì». Non sempre nei negozi hanno voluto commentare la situazione, alcuni hanno scelto il silenzio, altri piccole speranze «almeno che finisca presto». In molti sui social media, hanno citato I Promessi Sposi di Manzoni ma una grande verità la scriveva anche Albert Camus ne La Peste. «Al principio dei flagelli e quando sono terminati, si fa sempre un po’ di retorica. Nel primo caso l’abitudine non è ancora perduta, e nel secondo è ormai tornata. Soltanto nel momento della sventura ci si abitua alla verità, ossia al silenzio».