Veronese, diplomato al Liceo Maffei, studente di Scienze Politiche a Milano, arriva a Bruxelles nel 1998 per un Erasmus. Un semestre, un anno intero? No, David Carretta in Belgio ha costruito la sua casa e la sua carriera. Ci incontriamo nella sala stampa del Parlamento Europeo, lì dove nell’ultimo periodo non si parla d’altro che di guerra in Ucraina, crisi del gas e transizione energetica. Nonostante l’agenda calda e pressante, Carretta mi concede tutto il tempo di cui ho bisogno per scoprire l’uomo che ho davanti. «Dopo l’Erasmus avevo bisogno di mantenermi. All’epoca ero militante nei Radicali a Verona, così andai a chiedere ad alcuni deputati europei che cosa potessi fare e loro mi dissero che c’era bisogno di un corrispondente per Radio Radicale. Cominciai raccontando cosa succedeva al Parlamento Europeo e facendo interviste agli eurodeputati». È cominciata così un’avventura che dura da 23 anni: era il marzo del 1999.

Nel 2001, allo scoppio della guerra in Afghanistan, Carretta parte per seguire una conferenza internazionale che avrebbe dovuto preparare il governo afghano del Dopoguerra. Per due settimane, ogni mattina, fa quasi dieci minuti di corrispondenza per la radio raccontando le trattative in corso: è bravo, racconta la vicenda da un punto di vista particolare, così alcuni giornalisti della redazione esteri de “il Foglio” lo notano e il quotidiano di Giuliano Ferrara gli propone di coprire le notizie sul Belgio e le questioni europee.  Poi, due anni fa, l’idea vincente: realizzare una newsletter quotidiana di informazione europea per l’Italia. «A Bruxelles da alcuni anni c’è la moda delle newsletter di informazione. Prima Politico, poi Bloomberg e il Financial Times. Ero convinto che ci fosse lo spazio per una newsletter italiana di informazione europea. Dai policy makers fino agli studenti universitari, passando per i giornalisti, c’era un pubblico che poteva essere interessato a questo tipo di prodotto. Lo proposi al Foglio e decisero di sostenere il progetto» spiega Carretta.

David Carretta con il ministro Orlando nel 2017

L’idea di fondo di Europa Ore7 è realizzare una sorta di economia circolare dell’informazione: ogni sera Carretta rimette in ordine i lanci di agenzia della giornata e li cuce in un bollettino quotidiano con un taglio personale, una narrazione, una spiegazione più approfondita. Perché per incuriosire chi non conosce la “bolla europea”, «bisogna dare un po’ di narrazione, un po’ di pepe» mi spiega. Il risultato? Per chi vive le istituzioni europee e lavora a stretto contatto con la politica dell’Unione, Europa ore 7 è una bussola che ogni mattina durante il tragitto casa-Parlamento orienta il lettore nella propria agenda di giornata.

Un’agenda che, di questi tempi, non può che concentrarsi sul conflitto in Ucraina e sulle sue implicazioni sul continente europeo. «Il vero rischio – spiega Carretta- è che ci si stanchi della guerra, che si cominci a pensare che il costo di sostenere la libertà altrui sia troppo elevato. È un rischio reale, che già si percepisce. Ci si dimentica che a volte i sacrifici non si fanno per un benessere immediato, ma futuro. Diamo per scontato tutta una serie di cose che vanno preservate: la libertà, la prosperità, la sicurezza, la pace. Occorre fare tutto il possibile affinché la Russia non vinca in Ucraina. Ma la mia impressione è che l’Europa stia allentando la sua determinazione, perché è difficile convincere i propri cittadini a sostenere costi più elevati nella vita di tutti i giorni”.

Ma non c’è solo Bruxelles, l’Europa e la geopolitica internazionale nella vita di David. C’è ancora spazio per Verona, nella quale torna due volte l’anno con la famiglia a trovare la mamma, che vive a San Zeno. «Prima tornavo più spesso, per tagliarmi i capelli dal mio barbiere di fiducia in Piazza Dante. Purtroppo ora è stato sostituito da una gelateria. Ma ogni volta mi sorprendo della bellezza di Verona, una città con un potenziale enorme, a volte non sfruttato pienamente». A questo punto una domanda sulle recenti elezioni amministrative è d’obbligo: «È stata una sorpresa vedere una città conservatrice come Verona, che ha avuto un solo sindaco di centrosinistra dal dopoguerra, eleggere un sindaco progressista. È un segnale positivo, perché quando i cittadini sentono che serve cambiamento, esprimono il loro sentimento nelle urne. Anche io ora sogno una Verona più europea. Sta in mezzo alle culture e ai traffici di persone, di merci e di capitali d’Italia e di tutta Europa. È una città splendida, dove si mangia e si beve bene. Aprirsi verso l’Europa significa guadagnarci: le tradizioni si difendono meglio se le esporti».

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