di Matteo Lerco

Gli infortuni hanno spesso provato a frenare la sua ascesa, ma lo sprinter veronese ha trovato nella passione per lo sport un prode alleato in grado di supportarlo nel superamento di ogni genere di avversità. Il trionfo agli Europei Under 23 di Tallin nel 2015 è stato finora il successo più impattante nel palmares dell’eclettico Giovanni che, dal 2018, ha inoltre deciso di cimentarsi nel campo musicale, indossando le vesti del cantautore. Se il mondo post Covid-19 dovrà essere incentrato sulla versatilità, la storia di Galbieri ha fin qui lasciato delle impronte che meritano di essere analizzate. 

Giovanni se chiudi gli occhi e pensi all’atletica post emergenza cosa vedi? 

Il nostro sport sta facendo di necessità virtù, esattamente come ogni altro settore. Il rinvio di due appuntamenti carichi di aspettative come Europei ed Olimpiade ha rappresentato indubbiamente un bello scossone per tutti, ma la stagione non è ancora finita e quindi personalmente ho rincominciato ad allenarmi qui a Torino, mia seconda casa. I miei trascorsi mi hanno insegnato a rialzarmi dopo ogni caduta: dobbiamo farci tutti forza a vicenda, consapevoli che ne possiamo uscire migliori. 

Sei favorevole o contrario alla posticipazione di Tokyo 2020?

Personalmente sono d’accordo con la decisione. Molti atleti, soprattutto quelli più in là con l’età, hanno vissuto questo rinvio come un dramma, ma ritengo che alla fine ci sia un anno in più per allenarsi nel quale affinare il livello gara. L’atletica leggera in questo senso penso sia uno sport estremamente meritocratico: che tu ti prepari in Kenya oppure a Central Park, arrivi davanti se ne hai più degli altri. Non esistono scorciatoie per il successo. 

Verona e Torino sono i due poli attorno ai quali gravita la tua vita… come inquadri queste due realtà?

A Bussolengo ho mosso i primi passi come atleta, gareggiando con la società New Foods, nel capoluogo piemontese invece ho compiuto gran parte della mia crescita professionale, considerato che lì ho vissuto un quadriennio estremamente formativo che mi ha permesso di trionfare a Tallin nel 2015. L’estate successiva ho avuto il privilegio di entrare nell’Aereonautica militare, una straordinaria opportunità per ogni atleta: sono contento di essermi guadagnato una chiamata del genere, ma è indicativo il fatto che in Italia questo sia l’unico modo per aspirare a diventare un professionista. Servirebbe una riforma profonda del concetto di sport.

Nel 2018 debutti nel palcoscenico musicale nostrano con il disco Pensa poetico. Con il cantautorato è stato amore a prima vista oppure il rapporto si è intensificato negli anni?

Ho sempre pensato alla musica e allo sport come a due rette parallele, destinate per questo a non incontrarsi mai. La mia quotidianità è scandita dal tempo che dedico agli allenamenti e da quello che riservo alle mie canzoni. Se l’atletica mi ha insegnato a restare mentalmente dentro una corsia, nell’arte ho trovato un modo per uscire dagli schemi. Lo scorso gennaio è uscito il mio ultimo singolo intitolato La cura del sale: vi assicuro che non sarà l’ultimo.