Il gruppo di Ne Basta Uno.

Il cambiamento è (anche) nel piccolo gesto che ognuno di noi può adottare. Per esempio raccogliere quel contenitore di plastica dimenticato lungo il sentiero che si percorre. Una forma d’amore per l’ambiente, e in particolare per la Lessinia, è il sottile filo rosso che unisce sei amiche: le sorelle Anna e Chiara Albertini, Giulia Bertacche, Matilde Romito, Chiara Sleiman, Irene Balassone. Studentesse e lavoratrici tra i 22 e i 23 anni, hanno fondato il gruppo “NeBastaUno”, attivo on line e con un’operatività concreta.

Guanti e pinze alla mano, le loro passeggiate sono vere e proprie battute di caccia… ai rifiuti abbandonati nella natura. E c’è da sorprendersi a scoprire quante declinazioni possa avere la maleducazione umana: nella classifica dei “ritrovamenti” si contano cartine di caramelle, pacchetti di sigarette, fazzoletti, bottiglie di plastica e vetro, fascette da elettricista. Non solo, perché nel vasto mare degli scarti non mancano le curiosità: dalla lattina di birra del 1980 a quella della bibita Fresca inventata negli anni Sessanta, fino alla bottiglia di una nota aranciata che ha abitato la montagna per una ventina di anni.

L’idea, spiega Anna, «è nata la scorsa primavera durante la quarantena, che ho avuto la fortuna di trascorrere nel verde, a Bosco Chiesanuova. Studiando per l’università la comunicazione del territorio è stato come vedere per la prima volta la Lessinia e me ne sono innamorata. Trascorrendo molto tempo all’aperto, però, ho iniziato a notare la sporcizia».

Dall’entusiasmo e dalla sintonia del team sono scaturiti un sito internet (nebastauno.it) e pagine social con l’interesse ampliato ad amici prima e a innamorati delle terre alte poi, con un paio di uscite allargate ad altri partecipanti. In progetto c’è pure la realizzazione di una serie web documentaristica alla scoperta di rifugi, caseifici, attività produttive.

A causa della pandemia le perlustrazioni ora sono limitate alla città (sulle Torricelle, in zona Arsenale e Castelvecchio, nel parco della funicolare), ma l’obiettivo è tornare in quota in primavera. Perché durante queste escursioni che durano ore, fa eco la sorella Chiara, «ci divertiamo tantissimo. Siamo persone diverse per passioni, mentalità, concretezza. Ognuna di noi dona qualcosa di sé». Il senso dell’iniziativa è in realtà più profondo: «C’è la tendenza a parlare di tematiche ambientali in termini di catastrofi. E la paura blocca – interviene Anna –. Il nostro desiderio è riscoprire paesaggi nuovi, non dare per scontato ciò che ci circonda. Sporcandoci le mani e mettendoci in gioco in prima persona».

È infatti germogliato dalla concretezza il nome del gruppo: «Era il periodo di Greta Thunberg. Partendo per una passeggiata di raccolta immondizie ci siamo chieste quanti sacchi portare. “Ne basta uno”, disse una di noi. Ne abbiamo riempiti cinque, di quelli grandi». La verità è che basta liberare il pianeta di un primo rifiuto per innescare il cambiamento. E magari decidere che, quel rifiuto, non bisogna nemmeno gettarlo a terra, ma portarlo con sé.