Assistiamo ancora ad una lenta silenziosa strage dei nonni. Sembra sia la categoria presa di mira dal destino, oltre che dal Covid-19. Per averne conferma basta aprire la pagina dei necrologi dei giornali. I dati del Coronavirus, comunicati dalla  Regione Veneto, dimostrano che l’epidemia è in calo. Verona è riuscita a contenere i contagi, anche se i numeri spaventano ancora. La “pandemia” della solitudine nelle abitazioni (e nelle case di riposo) è difficile da superare: negli anziani è rimasta la fobia di uscire di casa. La forzata clausura per quasi 100 giorni ha contribuito ad isolare i nonni: non si sono sentiti più “utili” per la famiglia e la comunità. Inoltre la grande pressione mediatica, la paura di finire in ospedale (deleteri i passaggi alla televisione dei camion di militari con le bare o le chiese piene di feretri, anziché di fedeli), hanno emarginato la terza età. Molti anziani hanno rispettato le prescrizioni anti Covid-19, in maniera fin troppo rigida. 

È andata  meglio laddove è stato promosso, su terrazze e poggioli, il flash-mob: a volte per cantare, altre per giocare e altre ancora per recitare il rosario. Il flash-mob (spesso molto atteso), appuntamento di anziani, adulti e giovani è stato un forte segno di comunità viva e attiva, che ha saputo mettere in campo le sinergie per offrire momenti di tranquillità, capaci di far riaffiorare il pensiero del vivere sano. Dopo il lockdown, per gli anziani la ripresa delle abitudini è molto lenta. Il Coronavirus ha cambiato il mondo e l’incertezza del futuro crea, in molti di loro, tristezza e depressione. Così anche l’economia rallenta. È noto, infatti, che spesso sono gli over 65 a fare acquisti per figli e nipoti e a viaggiare, incrementando così il turismo. 

Gli esperti sostengono che «dobbiamo prenderci cura dei nonni, correttamente con urgenza e intelligenza. Adesso, subito, sotto la pressione del Coronavirus, altrimenti non si farà più e per la società saranno altri guai seri». 

Il primo passo, a mio avviso, è quello di ritrovare momenti in cui nonni, bambini e giovani stiano fiduciosi insieme. Il secondo atto è quello di invitare e invogliare tutti ad uscire, a superare la diffidenza del primo impatto e a riallacciare i rapporti umani con coetanei e non solo.