Female freelance programmer in modern headphones sitting in wheelchair and using computers while coding web game at home

Quando pensiamo alle parole “accessibilità” e “inclusività” probabilmente le prime immagini che si formano nella nostra mente rimandano all’idea di qualcosa che infrange una barriera preesistente e si semplifica, ampliando il campo d’azione e le possibilità di interazione da parte di una comunità più grande. Sono questi i temi al centro dell’interesse e degli interventi di Progetto Yeah, realtà veronese che opera sul territorio locale e nazionale dal 2013.

Nata come ramo aziendale della Cooperativa Sociale Quid onlus per offrire servizi e sostegno alle persone con disabilità, ma non solo, i fondatori sono due giovani imprenditori: Fabio Lotti, educatore esperto in disabilità sensoriali e multifunzionali, con un diploma di alta formazione in Disability Management, e Marco Andreoli, dottorando in Pedagogia speciale all’università di Verona con un Master in Project Management e Gestione dell’Innovazione, oltre che un diploma, a sua volta, in Disability Management. A raccontarci la storia e i traguardi di Yeah oggi è stato Fabio, che ha ripercorso con noi le tappe di questo viaggio in continua evoluzione.

Fabio, tratteggiamo insieme un profilo del suo progetto: come si è originato?

La nostra realtà è nata a Verona nel 2013, da una condivisione di intenti e obiettivi con Anna Fiscale, nota fondatrice di Quid e mia compagna di università. Abbiamo deciso di lavorare insieme inseguendo la stessa mission: così abbiamo costituito giuridicamente, nell’aprile di otto anni fa, la Cooperativa Sociale Quid, insieme a Marco Andreoli. Io e lui ci siamo poi dedicati allo sviluppo del ramo aziendale Yeah, che svolge attività diverse per venire incontro alle esigenze di persone con disabilità, ipovedenti o comunque che vivono situazioni di difficoltà.

In che modo Yeah opera sul territorio per rendere le contingenze e le attività quotidiane dei cittadini più agevoli?

L’accessibilità è cuore pulsante dell’intervento di Yeah, in particolare per quanto concerne il digitale, ambito che abbiamo sviluppato maggiormente nel corso degli anni. Oggi riusciamo a supportare qualsiasi azienda, privata o pubblica, nel rendere un sito web accessibile, leggibile e consultabile da tutti, seguendo quanto stabilito dalle linee guida internazionali WCAG. Rispetto al 2013, inoltre, il team si è ampliato, e adesso, con me e Marco, lavorano altre sei persone, che si occupano di social media, grafica e programmazione informatica. L’obiettivo è aiutare diverse realtà italiane, non solo veronesi, a creare contenuti e portali web accessibili.

Oltre agli interventi di supporto digitale, vi occupate anche di formazione. A novembre, per esempio, avete organizzato un incontro sul caregiving, con focus sulle politiche che le aziende e i dipendenti che devono occuparsi di un famigliare in difficoltà possono adottare per trovare un giusto equilibrio.

Sì, i corsi formativi sono un altro punto chiave dell’attività che svolgiamo. Spesso accade che le imprese, dopo aver seguito un incontro di formazione su un determinato argomento, avviino un processo di accessibilità. Facciamo molte lezioni anche nelle scuole superiori e all’università, per far capire quanto questo tema sia al giorno d’oggi sempre più imprescindibile. Giusto per dare qualche numero: in Italia sono oltre 3 milioni le persone con disabilità, 80 milioni in Europa. Il 14% della popolazione italiana è sopra i 65 anni e il 4% soffre di problematiche legate alla lettura, alla scrittura o al calcolo.

Riagganciandoci a questi dati: sappiamo che intervenite anche nel campo della riabilitazione visiva. In che modo?

Sì esatto, questo è il terzo macro-ambito della nostra attività. Abbiamo istituito un centro di riabilitazione a Castel d’Azzano, dedicato alle persone che perdono la vista in parte o completamente, a cui ci si può rivolgere per capire come aumentare la propria qualità di vita, imparando a leggere, scrivere, lavorare, camminare e così via attraverso determinati strumenti.

L’emergenza sanitaria ha amplificato, secondo lei, le criticità esistenti per gli utenti?

La pandemia ha dato un’ulteriore spinta alla tecnologia e all’utilizzo del web: per questo abbiamo assistito a un incremento preponderante delle richieste relative all’accessibilità digitale, che, come spiegavo prima, è il settore in cui ci siamo specializzati di più negli ultimi anni e che ci ha permesso di lavorare anche per imprese in Piemonte, Lazio, Lombardia e Friuli, per citarne alcune. Alla luce di questa espansione del digitale, l’attenzione e la cura nell’offrire un servizio in grado di rispondere anche alle esigenze di persone con disabilità è, al contempo, un’importante scelta etica e un segnale di maggiore qualità.

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