Emozionata, entusiasta, finalmente serena al momento del taglio del nastro del nuovissimo stadio di via San Marco, da subito ribattezzato la “casa del rugby veronese”. La presidente del Verona Rugby non nasconde la gioia per un sogno che si è realizzato. Accanto a lei, in ogni momento, il marito, Vladimir Payano.

Ha gli occhi raggianti, lucidi quanto basta. Sopra di lei, schierate sulla scalinata che porta all’ingresso del nuovo stadio, due fitte ali di giocatori: da una parte i “suoi ragazzi” del Verona Rugby, dall’altra gli atleti della Nazionale italiana rugby, ospiti a Verona dal 22 al 24 ottobre per un mini ritiro in vista dei prossimi impegni internazionali. In mezzo tante autorità, tanti amici, tante persone che in questi ultimi due anni in particolare le sono state vicine. Tra queste anche suo marito, Vladimir Payano.

È il 23 ottobre 2018, giorno di inaugurazione ufficiale del Payanini Center, e sono le 18.30 circa. Per Raffaella Vittadello, vestita con un elegante abito a fiori in una serata dalla temperatura quasi primaverile, è il momento tanto atteso del taglio del nastro di un’opera fortemente voluta (e interamente finanziata da lei, ndr), per «dare una casa al rugby veronese e per dare un futuro a tutto il movimento rugbystico scaligero e non solo».

Di origine padovana, sposata, con due figli, la presidente del Verona Rugby è un’imprenditrice del settore lapideo e lavora assieme al marito. La sua passione per la “palla ovale”, come da lei stessa dichiarato, «è iniziata da bambina, quando mio padre e mio cugino mi portavano sui campi per vedere le partite». Chi la conosce la descrive come una donna molto determinata, decisa nel raggiungere un obiettivo anche particolarmente ambizioso e visionario come quello di costruire uno stadio da zero. Una persona a cui piace lavorare a fari spenti, in silenzio, con scrupolo e attenzione. Un’ottima organizzatrice e una straordinaria motivatrice. Le luci delle telecamere, i teleobiettivi, i microfoni non li ama particolarmente, «mi mettono agitazione», eppure la sera dell’inaugurazione erano tutti lì per lei (giornalisti, collaboratori e persone che hanno lavorato alla realizzazione dell’impianto comprese) per immortalare il suo sorriso, la sua soddisfazione, la sua gioia per il risultato raggiunto.

Un primo pensiero, quella sera, è andato al marito, sempre presente al suo fianco: «Lo ringrazio, mi è stato vicino. L’impegno è di giorno e di notte, la testa continua a pensare per migliorare i dettagli, per far sì che i risultati arrivino il prima possibile: quando uno investe, quando uno semina, ha voglia di vedere il raccolto. Ci sono stati, a volte, dei momenti di sconforto, ma la sua vicinanza mi ha aiutato».

Raffaella Vittadello entra nel mondo del rugby qualche anno fa prima come sponsor, poi come dirigente e, infine, come presidente della società veronese: «Seguendo questa trafila mi sono avvicinata agli atleti, ai loro genitori, agli allenatori e mi sono accorta che c’è tanta gente che lavora e si impegna per qualcosa di grande, per educare i giovani allo sport. Volevo essere una di loro e dare un mio contributo».

Ed è stata questa una delle molle principali che ha spinto l’imprenditrice padovana a rivolgersi nel settembre del 2016 a una società di ingegneria veronese, di Grezzana, la Brn Engineering, che l’ha accompagnata in poco meno di due anni a individuare il terreno, a tradurre in progetto la sua idea, a iniziare il cantiere lo scorso 8 febbraio e, in sette mesi, di arrivare al momento dell’inaugurazione.

Nei giorni dedicati al taglio del nastro, al Payanini Center era presente la Nazionale azzurra guidata dal coach Conor O’Shea, il primo a complimentarsi con la Vittadello per la straordinaria opportunità di potersi allenare su un impianto d’avanguardia. Ed è sugli spalti dello stadio affollati di bambini, bambine, genitori e famiglie, durante l’allenamento a porte aperte di martedì 23 ottobre, che l’abbiamo incontrata per una breve chiacchierata.

Presidente, la vediamo particolarmente serena e felice. Che effetto le fa vedere la Nazionale calcare il campo del Payanini Center?

È un’emozione grande, ma lo è ancor di più vedere tanti bambini che stanno guardando l’allenamento. Bisogna sempre considerare la continuità tra il bambino e l’adulto. Il primo è qui per sognare perché vorrebbe essere là, su quel prato, un giorno; il secondo ha la responsabilità di far sognare questi bambini e di portare a casa qualche risultato, ad esempio, parlando di Nazionale, ai prossimi test match di novembre. Ma soprattutto far vedere la voglia di lottare, di non mollare mai.

Con il grande investimento fatto qui in via San Marco ha dato lustro e dignità al rugby scaligero, per troppi anni in cerca di una casa definitiva. È d’accordo?

Un po’ per tutte le cose, la famiglia, il lavoro, le passioni, gli hobby, avere una casa è essenziale. Il mio progetto sportivo, iniziato tre anni fa, ha voluto fortemente che il rugby avesse una casa, affinché il contenuto avesse un contenitore degno di questo meraviglioso sport, dove i ragazzi e tutti noi, i dirigenti, lo staff, potessero esprimere al meglio le loro potenzialità. È importante avere una casa, sempre e comunque.

Lei ha iniziato a frequentare il mondo della palla ovale da bambina. Poi si è avvicinata come genitore, poi come dirigente e oggi come presidente. Un ruolo che la inorgoglisce?

Senz’altro. Un ruolo importante che pesa sulle spalle, specie quando arriva la sera. Però la mattina c’è sempre voglia di fare. Quindi, tanti impegni, tanti pensieri, ma quando si viene al campo e si vedono i ragazzi che sorridono, che sono contenti, che piangono quando le cose vanno male o gioiscono quando fanno una meta, riempie tanto il cuore.

Cosa augura alla Nazionale alla vigilia dei prossimi test match internazionali?

Tanto successo. I ragazzi se lo meritano. Noi come federazione, e quindi tutti i club italiani, ce lo meritiamo di avere una Nazionale forte. Tante persone che non conoscono il rugby si avvicinano a questo sport soltanto in occasione del Sei Nazioni: abbiamo quindi il dovere non solo di solcare i campi, ma anche di vincere per vedere sempre più gente, sempre più tifosi allo stadio, sempre più bambini praticare questa straordinaria disciplina sportiva.

E per il Verona Rugby?

Per il Verona vorrei una bella salvezza, a metà classifica.

Combattuta, guadagnata e raggiunta il prima possibile.

 

Payanini Center, “la casa del rugby veronese”

L’impianto, che si trova in via San Marco a Verona, nasce

dal desiderio della famiglia Payano – Vittadello di dare una nuova casa al movimento rugbystico scaligero. Ma non solo. Un luogo in cui sport e socialità si incontrano. Disposta su un’area di circa 80.000 metri quadrati, la struttura è a tutti gli effetti un centro polifunzionale che vivrà sette giorni su sette ed è stata realizzata esclusivamente con finanziamenti privati.

Tre campi in erba omologati per le partite, due campi per l’allenamento, un campo indoor sintetico, dieci spogliatoi, una tribuna con 2500 posti a sedere di cui 850 al coperto, un impianto fotovoltaico da 88,5 kW e poi, sale conferenze (prenotabili da terzi), ambulatori, palestra e ristorante-club house aperti al pubblico, terrazza panoramica, percorsi esterni per l’attività all’aria aperta.

Tutt’intorno alla struttura centrale sono presenti percorsi e aree verdi per gli amanti del jogging e del fitness. A breve arriverà un’area giochi per i più piccoli, un’area recintata per i cani e una zona attrezzata per l’esercizio fisico all’aperto.

Il progetto è stato realizzato dalla Brn Engineering, società con sede a Grezzana presieduta dall’ingegner Alessandro Dai Prè e porta la firma dell’architetto Stefano Furlan. La direzione lavori è stata affidata all’ingegner Francesca Barana. Il cantiere è stato inaugurato l’8 febbraio 2018 e in poco più di sette mesi è stato ultimato.

Uno dei valori aggiunti della visione e dell’idea avuta da Raffaella Vittadello è la Verona Rugby Academy. Il Payanini center ospita, infatti, la prima accademia privata a livello nazionale rivolta ai ragazzi delle categorie Under 16 e Under 18. Grazie alla presenza di una foresteria con 36 posti letto, i giovani atleti provenienti da tutta Italia hanno la possibilità di vivere il loro sogno rugbistico a 360 gradi insieme ai compagni d’avventura. Uno sguardo in avanti, uno sguardo verso il futuro di questo sport, di questi futuri campioni della palla ovale.

Info: http://www.veronarugby.it/

 

Sfoglia qui la gallery: [pantheon_gallery id=”53161″][/pantheon_gallery]