Germogli di speranza ad accompagnare la ripartenza. Nascono dal seme della trasformazione digitale piantato nel lockdown, quando la tecnologia è stata declinata al sociale per favorire l’inclusione delle persone con disabilità. Accade alla cooperativa sociale Monteverde che, coi suoi 35 anni di presenza ed esperienza sul territorio festeggiati proprio quest’anno, è riuscita a trovare soluzioni alle (non poche) restrizioni imposte dalla pandemia.

Per andare oltre mascherine e distanziamento fisico, è stato pensato il progetto “In Con-Tatto”. Sfida sommata ad altre messe in campo, dalla sanificazione degli spazi alla riorganizzazione dei trasporti, dall’acquisto di dispositivi di protezione al reinventare modalità di lavoro, nella sede di Badia Calavena e laddove la coop ha diramazioni operative: a Vago di Lavagno per i servizi psicoeducativi, Caldiero nel laboratorio marcatura laser, Tregnago nella Fucina della solidarietà, San Bonifacio per la consulenza psicologica. Qui fanno riferimento un centinaio di utenti nell’area disabilità fra quanti frequentano i centri diurni, che sono impegnati nei laboratori rieducativi per disabilità lievi o coinvolti in progettualità territoriali. A beneficiare dell’area minori e famiglia sono circa 1.500 persone, tra prese in carico dirette e minori incontrati nelle scuole. Alle fila della Monteverde si aggiungono poi un’ottantina di lavoratori.

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Geografia di bisogni che spiega l’esigenza di mantenere saldi i legami che l’emergenza sanitaria rischiava di assottigliare. In particolare quando a marzo dell’anno scorso c’è stata la chiusura dei centri diurni, di cui l’iniziativa “In Con-Tatto” è stata una risposta concreta, precisa Davide Milani, coordinatore area disabilità della Monteverde. «Da parte dell’équipe educativa e delle famiglie abbiamo sentito forte la necessità di mantenere i contatti. Le videochiamate ci hanno permesso di capire come stavano i ragazzi che frequentavano i servizi semiresidenziali e i loro familiari», prosegue.

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Modalità online confermata con le progressive riaperture e l’alternanza di gruppi, suddivisi in diverse “bolle” da dieci persone con ingressi, spazi, trasporti separati. Le tecnologie hanno aiutato a mantenere vive le relazioni tra i presenti o coi singoli utenti che per difficoltà personali non hanno ancora ripreso a frequentare il centro diurno in momenti di svago, attività strutturate, eventi o laboratori. «Questo ci ha dato l’opportunità di ragionare sulle competenze digitali in possesso di utenti, genitori, operatori della cooperativa. E di dare supporto quando necessario», conclude. Un’eredità positiva lasciata dalla pandemia che ha favorito l’inclusione.

Per supportare questo progetto e in generale le spese della ripartenza, Monteverde invita a compilare il 5×1000 in sede di dichiarazione dei redditi, indicando come beneficiaria la cooperativa (codice fiscale: 018 802 302 38). Così una semplice firma si traduce in servizi concreti per le persone con disabilità e le famiglie che se ne prendono ogni giorno cura.