Credit: Silvia Poropat Photography

Non c’entrano i fiocchi di neve. O forse, per certi versi, sì. Se non fosse stato per una falìa, Alice Lanciai e Matteo Tommasi con le figlie Olivia e Amelia non avrebbero preso la decisione di traslocare a quasi 1.500 metri di altitudine. Assieme a Falìa, cane da pastore della Lessinia, che è in parte complice del trasferimento in quota della famiglia. Da Domegliara a località Branchetto di Bosco Chiesanuova, dove hanno rilevato la gestione del campeggio che di una ventata di rinnovamento aveva in effetti bisogno.

Credit: Silvia Poropat Photography

«Conoscevamo poco questa zona ed è stata una bellissima scoperta. Siamo montanari nell’anima, amiamo la natura e la vita all’aria aperta», esordisce Alice. Di montagne, essendo campeggiatori e camperisti da sempre, ne hanno girate parecchie prima di trovare la loro dimensione ideale dove probabilmente non avrebbero mai immaginato. C’è stato un momento in cui pensavano addirittura di lasciare l’Italia per la Svezia o la Norvegia. Invece, dopo settimane di andirivieni, da giugno abiteranno le terre alte e dal prossimo anno le figlie frequenteranno le scuole di Bosco.

«Era destino», scherza, raccontando di essere capitata in quello che è adesso il suo camping per caso, durante un fine settimana che aveva deciso di trascorrere in camper con Olivia e Amelia. Lì hanno fatto nuovamente tappa l’anno scorso, di passaggio per andare a prendere Falìa in un allevamento di Velo. Alla vista del cartello “cedesi attività” è scattata la scintilla.

«Questo posto ci piace tantissimo e l’accoglienza ricevuta all’arrivo, a febbraio, è stata straordinaria. Ci siamo sentiti a casa da subito. Rappresenta la possibilità di unire tutti i nostri talenti», prosegue. Basta guardarsi attorno e la passione si ritrova nella cura dei dettagli della sala da bar che a febbraio (durante la zona rossa) hanno restaurato da soli, ad esclusione che per le opere elettriche e idrauliche. Carta da parati, arredo vintage scelto con amore, un forno in cui cuocere pizza al taglio, una stanza dedicata a minimarket per gli ospiti del camping.

«Ci sono ancora tantissime cose da fare. Ci penseremo, un passo alla volta», dice. La versatilità non manca: per dieci anni Alice ha gestito un asilo nido in casa, poi si è dedicata all’organizzazione di eventi e ora alla fotografia; il marito Matteo è cuoco, ha lavorato per qualche anno in una panetteria, ma è pure tatuatore.

Su una superficie di circa 9mila metri, ci sono una cinquantina di casette, la maggior parte di proprietari veronesi ma non solo; piazzole per tende e camper. «Abbiamo tante idee: sistemare delle stanze per bed and breakfast; rinnovare la decina di chalet di nostra competenza e l’area giochi; creare occasioni di ritrovo, collaborando con chi lavora nella zona. Questo posto ha molte potenzialità e vorremmo diventasse un eco-camping, rivolto in particolare a famiglie e turisti, anche stranieri», spiega. «Sarà un investimento continuo, ma ci crediamo. Qui siamo felici», conclude col sorriso a suggellare una scelta coraggiosa, guidata da quell’entusiasmo di cui la Lessinia ha bisogno.