Silvia Nicolis

Silvia Nicolis, presidente del Museo Nicolis, è una delle più importanti e stimate imprenditrici italiane.

di Valentina Bazzani

Realizzato nel 2000 da “un sogno lungo una vita” del padre Luciano, il museo si distingue per l’innovazione e la creatività con la quale promuove la cultura. Nel corso degli anni Silvia sta trasmettendo il know-how acquisito nell’azienda di famiglia (Gruppo Lamacart) anche nell’attività museale: una gestione dinamica e proattiva affidata a un team di collaboratori di alta professionalità, al dialogo con le istituzioni e il territorio, alle relazioni con le imprese, alla collaborazione con i media e il mondo della comunicazione.

 

Cosa rappresenta per lei il Museo Nicolis?

Un’impresa museale oggi è un’opportunità e una grandissima responsabilità. È un’attività continua di interrelazione tra passato, presente e futuro. È un compito molto difficile perché le nuove generazioni sono talvolta lontane da tutto ciò che è storia: cavalcando però l’onda dello stile vintage, nel passato, ritrovano quei valori e punti di riferimento. È importante stimolarli attraverso mezzi più vicini: la tecnologia, i videoclip, la moda, gli eventi.

È una delle imprenditrici italiane più stimate. Che capacità servono per portare avanti un’attività così importante?

Partiamo dal presupposto che la competenza si apprende dallo studio, quindi ci dev’essere sempre una volontà personale che non è detto che sia legata ad una laurea, ma che deve essere in continuo aggiornamento con la curiosità di sapere. Alla base di tutto però restano i valori fondanti dell’esistenza, indipendentemente dal lavoro che si svolge: lo spirito di sacrificio, la buona volontà e l’umiltà. Un’altra cosa che cerco di trasmettere ai collaboratori è l’amore per il lavoro. Se pensiamo che l’80% della nostra giornata è dedicata a questo, vale la pena darne un senso profondo. Il lavoro diviene una scelta di vita, un mezzo di relazione e un motivo di crescita personale. Quello che ognuno porta a casa è una ricchezza intangibile anche per la famiglia. È importante inoltre lavorare bene sulla propria autostima per sapersi dare il giusto valore.

I suoi genitori sono stati un punto di riferimento importante. Cosa le hanno trasmesso?

Ho avuto la fortuna di aver ricevuto un’educazione piena d’amore, ma comunque molto rigorosa. Mio padre era degli anni ’30, nato povero, per cui la prima cosa che ci ha insegnato è stato il senso di sacrificio, anche fisico. Ci ha preparato con tanta umiltà a lavorare nel capannone. Quando ero giovane non capivo, ma lui ripeteva che sarebbero stati questi gli insegnamenti che avrei fatto miei negli imprevisti, nella comprensione delle situazioni e nella capacità di gestione emotiva. Oggi, che mi trovo a far fronte a grandi responsabilità, ringrazio i miei genitori per avermi dato questa “cassetta degli attrezzi”. Mi hanno trasmesso la capacità pratica di far fronte ad ogni giornata con le risorse che ci sono in quel momento. Grazie a loro ho saputo gestire la paura e ho il coraggio di vivere il presente dando il massimo.

Come coniugare lavoro e vita privata?

Lavorando anche 12 ore al giorno non distinguo lavoro da vita privata, anche perché mi piace “fare”. È importante avere al proprio fianco una persona che condivida i tuoi valori, le tue scelte, ma che al contempo mantenga la propria identità, tifando per te. È il giusto compromesso che mi aiuta a trovare un equilibrio. È chiaro che si tratta di relazioni consapevoli in cui si condivide la vita per scelta e si punta sulla qualità e sulle cose che fanno bene ad entrambi.

È impegnata anche per Confindustria e per la Camera di Commercio di Verona…

Mi sono avvicinata alla vita associativa per ampliare i miei orizzonti. Il fatto di entrare nel gruppo giovani di Confindustria è stato un modo per confrontarmi con altre realtà, proporre le mie idee e capire se queste potevano essere interessanti. Successivamente ho conosciuto nuovi amici, colleghi e sono cresciuta. Grazie alle associazioni e alle istituzioni puoi contribuire attivamente alla crescita del territorio. Facendo rete si riesce ad attingere a risorse che diversamente non avresti per produrre risultati concreti che fanno la differenza.

Progetti futuri?

Oggi, per circostanze, si lavora spesso alla giornata, è difficile creare schemi. C’è un programma indicativo, ma siamo creativi e cerchiamo di sfruttare al massimo ogni opportunità di settimana in settimana. Abbiamo in cantiere un’altra mostra che seguirà quella di Vespa e numerose attività di internazionalizzazione. Il museo sta avendo un ottimo successo soprattutto all’estero.

In un momento in cui i giovani sono così sfiduciati e stanchi, cosa si sente di consigliare loro per un futuro brillante?

Un tempo i giovani vedevano il futuro come un sogno. Ora fa paura. In passato c’era l’audacia di lanciarsi a capofitto nella realizzazione dei propri obiettivi. Oggi forse dovremmo riacquistare quella leggerezza che permette di dar vita alla creatività, incanalando al meglio le risorse senza perdersi d’animo. Trasversalità, flessibilità e spirito di crescita sono importantissimi. Tante professioni che sembrano irraggiungibili in realtà danno molto spazio, anche se richiedono sacrificio e voglia di spostarsi. Serve il coraggio di proporsi, talvolta di perdere. Ai giovanissimi consiglio di partire anche da lavori apparentemente semplici per poi cimentarsi in professioni più complesse che consentano di fare degli step. Non esistono lavori di serie A e lavori di serie B. 

SILVIA NICOLIS. È una delle più importanti e stimate imprenditrici italiane e ama con passione quel museo non tradizionale che porta il suo cognome. La definisce «un’attività continua di interrelazione tra passato, presente e futuro» che chiede sacrificio e audacia di pensiero. Colora di passione il tempo del lavoro perché «l’80% della nostra giornata è dedicata a questo, vale la pena dargli un senso profondo». Ai genitori dice grazie per quella «cassetta di attrezzi» emotivi e pratici che oggi le permettono di guidare il museo Nicolis di Villafranca con una gestione dinamica e coraggiosa.