Stefano Trespidi, responsabile della regia all'Arena di Verona

La sua è stata una folgorazione appena calcato il palco del teatro all’aperto più grande al mondo. Da quella volta non l’ha più lasciato. Stefano Trespidi è responsabile dell’ufficio regia della Fondazione Arena, che ogni anno organizza spettacoli sia in Arena che al Teatro Filarmonico.

di Erika Prandi

HA MOSSO i primi passi non ancora maggiorenne come comparsa. Poi la laurea in giurisprudenza e, infine, il corso di formazione per regia e produzione teatrale all’Accademia di Arti e Mestieri del Teatro alla Scala di Milano. Una formazione che gli ha permesso di rimanere sul palco dell’anfiteatro scaligero ma con il privilegio di poter dirigere gli spettacoli in cartellone.  Se gli chiedete cosa rappresenta la magia dell’Arena, vi risponde subito con un’unica parola: felicità. «Ma è anche entusiasmo, passione. Un’esperienza che ti penetra in maniera profonda».

Ne parla con convinzione e con trasporto, come chi è riuscito a fare della propria ragione di vita un lavoro. «Mi sono innamorato profondamente di questo mondo: del teatro all’aperto, dell’opera, della musica, del teatro in musica. E questo incanto non mi ha più abbandonato. Per me l’inverno non era altro che un conto alla rovescia per capire quanto mancava all’inizio della stagione successiva».

Al susseguirsi delle stagioni sono aumentati anche gli ingaggi e i lavori all’estero. Attualmente, infatti, ha «la fortuna, l’onore e il privilegio di andare in tutto il mondo a riprendere la regia del maestro Zeffirelli». Ed è sempre un’emozione. «Quando fai una nuova produzione in un luogo nuovo, anche se è la ventesima ripresa, è sempre diverso perché entri a contatto con persone sconosciute. E questo è un grande stimolo».

«IN ITALIA c’è un meccanismo un po’ negativo nei confronti degli operatori culturali perché tutto sta diventando molto business. Addirittura c’è chi dipinge gli artisti come persone sovvenzionate, privilegiate, ma non è per nulla vero. All’estero, invece, il fatto di essere un artista italiano crea entusiasmo. C’è molta più considerazione. Più ti allontani e più il tuo essere italiano è un valore aggiunto».

Allora ai giovani consiglia una cosa sola: formarsi in Italia e crescere all’estero. «In campo artistico, soprattutto nel melodramma, siamo ancora una scuola. L’Arena è una grandissima palestra con ritmi molto serrati». Dal Nabucco di quest’anno al Galà Domingo, sono molti gli spettacoli che predilige.

Ma il ricordo più bello, ammette, è quello relativo alla Carmen del 1995 che venne fatta con Zeffirelli. Se potesse, poi, cambiare qualcosa, non ha dubbi: «Allargherei i tempi di prova e il numero di nuove produzioni – rivela Trespidi -. Negli ultimi tempi c’è stata più attenzione per i concerti rock. Questa, secondo me, è una formula che non è così vincente. Piuttosto farei due grandi manifestazioni internazionali, a maggio fino ai primissimi di giugno e poi a settembre, dedicati al rock. L’Arena la terrei come sinonimo di eccellenza e di eccezionalità. Poi il mio grande sogno è di ricostruire i primi livelli dell’anfiteatro in un capannone della fiera per poter fare delle prove serie».

Queste inizieranno a fine maggio fino alla Prima dell’opera che inaugurerà la 95esima edizione dell’Opera Festival 2017: il Nabucco, che andrà in scena il 23 giugno. Lo spettacolo avrà un nuovo allestimento curato dal regista francese Arnaud Bernard. Seguiranno l’Aida, il Rigoletto, Madama Butterfly, Roberto Bolle and friends, il Galà di Placido Domingo, l’Aida nell’edizione storica del 1913, la Tosca e il Galà IX sinfonia di Beethoven.