Veronese, classe ’71, Matteo Bussola è un disegnatore di fumetti, uno scrittore, un architetto. Il suo primo libro Notti in bianco, baci a colazione lo consacra come autore. È gentile e potente nella scrittura e sui social. Racconta le piccole cose che sono però le più grandi. Disegna con le parole ciò che osserva nella sua quotidianità e fa cogliere al lettore, con semplicità disarmante, la profondità della vita. Appare subito chiaro ed essenziale ciò che conta e la bellezza che ne deriva.

Come si è sentito quando l’ha chiamata Einaudi?

Stavo facendo la peperonata e, devo dire, questa cosa della scrittura all’inizio mi ha un po’ spaventato. Avevo investito tutta la mia vita sul disegno ma ora tutti mi conoscevano perché avevo scritto un libro. Mi sembrava una specie di terribile ingiustizia. “Il dramma” si risolse con un commento di una ragazza sulla mia pagina Facebook: «Quando ti leggo, ho l’impressione che tu disegni con le parole».

Che rapporto ha con i social?

Credo molto nei social, perché posso accedere alle esperienze degli altri e in queste, rivedere la mia. Ci stanno insegnando, sempre di più, a proteggerci costantemente dalle altre persone. Questa cosa è comprensibile ed io stesso metto dei paletti. Ma se non raccontiamo chi siamo, gli altri non ci diranno niente di loro. E allora cosa ci fai sui social?

Funziona così anche in amore?

Pare che le persone siano sempre intente a proteggersi per la paura di essere ferite. È chiaro che se tu permetti loro di avvicinarsi “a distanza di coltello” (cit. D. Grossman) quella persona potrebbe anche decidere di usare il coltello per ferirti. Se ti tieni al riparo, non ti fai male, ma ti perdi anche tutto il resto.

È appena iniziato un nuovo anno scolastico, in Sono puri i loro sogni scrive una lettera a noi genitori. Quale ruolo ci spetta, secondo lei?

Il compito dei genitori è quello di riuscire ad accettare la verità dei propri figli, anche quando è molto diversa da quella che ci si aspetterebbe. Il loro processo di crescita è un vero e proprio processo di tradimento delle aspettative. Tradire ha la stessa radice semantica di tradurre, per cui, tradire non ha un significato negativo. Significa: «portare davanti agli altri la verità».

E il rapporto con la scuola?

Dovremmo lasciare che gli insegnanti facciano gli insegnanti e noi i genitori: smetterla di togliere ogni ostacolo ai nostri figli. Stiamo crescendo, senza accorgercene, generazioni di bambini sempre più dipendenti da noi, e le dipendenze, di qualunque natura siano, sono sempre un problema.

Se, nei primi due libri, troviamo il Bussola padre di tre bambine, nell’ultimo libro La vita fino a te, dedicato a Paola, troviamo l’amore. Che tipo di rapporto avete costruito?

La relazione con Paola ha cambiato tutto nella mia vita: perché sulla carta eravamo le persone meno adatte a stare insieme, siamo diversissimi su tutto. Ma queste enormi differenze, che all’inizio hanno rischiato di dividerci, in realtà sono diventate poi benzina per il nostro rapporto nel momento in cui ci siamo accorti che erano delle meravigliose opportunità. Abbiamo costruito dei ponti l’una verso l’altro e viceversa, abbiamo superato i pregiudizi e abbiamo deciso di conoscerci.

Vale anche per le altre relazioni d’amore?

Direi che vale anche per la paternità. Quando Paola mi disse: «su questo divano siamo in tre», io ho vissuto e, lo dico con un po’ di vergogna (ma è la verità), la gravidanza abbastanza male, perché avevo tutti i pregiudizi possibili sulla paternità.

E invece?

Quando sono diventato padre, ho scoperto che non era vero niente. Riuscivo a fare molte più cose di prima perché, come tutti i genitori sanno, impari ad ottimizzare il tempo e a sfruttarlo molto di più e, molto meglio.

Scrive: «quando diventi genitore smetti di essere e inizi ad esserci»…

I bambini ti fanno ricominciare a vivere nel tempo presente. Riacquisti sul mondo un nuovo sguardo. Quando i tuoi figli nascono, nasci anche tu, come genitore. Questa è una cosa che spesso si tende a dimenticare.

Cosa significa essere genitore?

La relazione di genitorialità, è una relazione di reciprocità. Una delle balle che ci raccontano è che essere genitori significhi educare i propri figli. Nessuno ti dice mai che, in realtà, sono anche loro ad educare noi. In generale, essere padre o madre, è l’esperienza più bella ma anche la più crudele. Se tu prendi un bambino dai 2 ai 7 anni (è una cosa che io e Paola consideriamo spesso), ti accorgi che tutti i giorni lui “diventa”. Comincia a fare delle cose nuove o, comincia a fare delle cose in maniera diversa rispetto a come le faceva prima. E questa è la ragione specifica per cui, in genere, i genitori fanno 364 milioni di foto. È un tentativo di fermare le cose. A un certo punto però ti rendi conto che l’unica maniera di trattenerle è di essere lì, e quindi di viverle.

Cos’è l’amore?

(Sorride, ndr) L’amore è l’unica forza davvero in grado di spostarti fuori dal tuo sé. È quello che diceva in altre parole Philip Roth, «L’amore non ti completa ma ti spezza», fa uscire la tua parte migliore o una parte nuova.

Qual è il tema che le sta più a cuore in questo ultimo libro?

È far emergere che le nostre vite saranno tanto migliori, quanto più saremo riusciti a mantenere aperta la capacità di accogliere. Non accettare: accogliere. Generalmente, quando una persona o qualcosa arriva nelle nostre vite, una ragione c’è sempre. Può essere che contenga una lezione che dobbiamo imparare o può essere che contenga qualcosa che ci serve, anche se in quel momento non ne abbiamo piena percezione. E allora, a quel punto, la parte di compito che spetta a noi è darle una possibilità. È vedere quella persona, alzare lo sguardo e iniziare a costruire e a costruirti. «L’amore non ti completa ma ti comincia» significa questo.

 

L’agricoltore africano (ovvero, una favola scritta da Matteo Bussola)

C’è un agricoltore africano che scava la terra. Ha braccia magre e stanche. Mani che sanguinano. Le mani scavano una buca profonda. Nella buca appare un vecchio baule. Dal baule esce uno gnomo. Lo gnomo dice all’agricoltore che può esprimere tre desideri, e lui li realizzerà. L’agricoltore ci pensa bene. Dice: «un buon raccolto. Braccia più forti per seminare il suo campo». Indugia sul terzo desiderio. Vorrebbe chiedere di essere felice e invece chiede di avere altri mille desideri da esprimere. Lo gnomo acconsente. Il campo dell’agricoltore diventa di colpo rigoglioso. Le sue braccia toniche e muscolose. La sua testa ricolma di mille nuovi desideri, pronti per essere esauditi. Comincia ad esprimerli uno ad uno. Le cose compaiono semplicemente nominandole. Le braccia muscolose non gli servono più a niente. Il campo non più coltivato va lentamente in rovina. Arriva presto il tempo del desiderio numero mille. L’agricoltore che non è più agricoltore, vive in una bella casa, gode di perfetta salute, ha una meravigliosa donna che lo ama, ci pensa molto bene. «Adesso voglio essere felice», dice l’agricoltore. Lo gnomo acconsente. C’è un agricoltore africano che scava la terra. Ha braccia magre e stanche. Mani che sanguinano. Le mani scavano una buca profonda. Nella buca appare un vecchio baule. Dal baule esce uno gnomo. Lo gnomo dice all’agricoltore che può esprimere tre desideri, e lui li realizzerà. L’agricoltore dice: «Scansati, devo piantare un albero».

La spiegazione di Bussola: «Nella vita puoi avere tutte le cose che vuoi ma l’unica cosa che fa davvero la differenza per te è riuscire ad avere le cose che ti servono: quello che ti fa stare bene, quello che ti rende te stesso».