Tocatì in anteprima: il ToBottega e il filo rosa di Maria

Ormai da sei anni, grazie alla collaborazione di Confartigianato Verona, durante i giorni del Tocatì, si può entrare nei negozi veronesi e farsi raccontare la millenaria precisione che richiede l’artigianato fatto per essere eccelso. Noi abbiamo passato una mattinata con Maria dell'Atelier Mancon, con la figlia Francesca e con uno dei loro telai.

«Il ToBottega è nato in questa via» dice Maria mentre si scosta il maglioncino creato da lei, per non parlare del vestito intarsiato che indossa, già invidiato da tutta la via. Sei anni fa, nel rione storico Carega, artigiani dirimpettai si sono guardati e si sono detti che a questo gioco valeva la pena giocare.

Da allora, grazie alla collaborazione tra Aga e Confartigianato Verona, nei giorni del Festival si può liberamente far visita ai negozi aderenti e chiacchierare con i titolari. Anche perché durante le fasce orarie dedicate al ToBottega, Maria e i suoi colleghi sparsi nei laboratori cittadini non possono vendere, devono solo raccontare. Una regola “imposta” dal Tocatì ma accolta con naturalezza dai bottegai, quasi a confermare quella vocazione antica che ancora non li lascia: dare spazio di narrazione ad un’azione che si fa per lavoro, ma prima di tutto per ragioni di cuore.

Nel caso dell’Atelier Mancon, ormai sono più di 25 anni che, sul tavolo, Maria, affiancata dalle figlie Daniela e Francesca, disegna la sua attualità, vestendo donne e uomini con grande attenzione. Prima per lei ci sono stati gli anni nella produzione di alta moda per importanti stilisti e storici marchi italiani. Fino al giorno in cui ha deciso di fare la sua di maglieria, di apporre etichette con il nome Mancon. «La maglia è un intreccio di fili che esiste da sempre», sette telai, uno in negozio.

Chissà cosa si pensa, mentre si ascolta il piccolo crepitìo della macchina, in quelle ore dedicate anche ad un solo capo. Un lavoro di precisione, lento, da Penelope omerica. A differenza sua, Maria non passa la notte a disfare le creazioni diurne, ma a idearle e a renderle perfette. «I nostri sono tessuti di maglia con trame particolarmente battute. Potremmo definirli “tessuti ad ago”» spiega questa artigiana vestita di un rosa acceso («va molto quest’anno»). Ogni tanto guarda sulla parete i suoi immensi gomitoli, un arcobaleno quotidiano al quale attinge per creare «una maglia che sembra un tessuto». «Non siamo commercianti» ci tiene a precisare e aggiunge che c’è sempre un po’ di lei in ogni vestito commissionato.

«Mi piace trasmettere la tecnica e la passione che c’è dietro» sintetizza così il motivo che la spinge, insieme alle figlie, a partecipare ogni anno al ToBottega. «Chi entra ci porta la sua curiosità, noi in cambio offriamo la nostra storia» chiosa Francesca che descrive il laboratorio di confezionamento di vestitini per le bambole, ideato in vista di settembre. «Quest’anno, durante il Tocatì, sabato 14 e domenica 15 creeremo un piccolo atelier dove i bambini potranno esprimere la loro creatività e vedere realizzata la loro idea, ma sarà anche un’occasione di formazione perché inizieranno a conoscere più da vicino i tessuti e le tecniche per realizzare abiti e accessori “mini”». Ore donate senza ritorni economici, senza abiti venduti. «Gli occhi meravigliati dei bambini che vogliono vedere come funzionano i nostri telai» sono l’unico guadagno sperato. 

DOVE E QUANDO

Per scoprire le botteghe artigiane coinvolte e partecipare all’itinerario basta rivolgersi, nei giorni del Tocatì, all’infopoint del ToFestival in piazzetta XIV Novembre. Il laboratorio per bambini dedicato alla creazione di piccoli outifit per le bambole si tiene sabato 14 e domenica 15 settembre (dalle 14) all’Atelier Mancon, in via Sole 1. Materiale e strumenti vengono forniti dalla bottega, tranne la bambola, il peluche o l’amico che i vostri piccoli vogliono vestire.