di Salmarino Salmon Magazine

Tutto inizia da un concetto di vicinato che esula dalla semplice prossimità fisica. Da una ordinaria relazione di amicizia e di aiuto reciproco nata tra i residenti, è iniziato uno scambio di idee e di opinioni. Un dialogo che li ha portati a dire: amiamo il posto dove viviamo, amiamo Veronetta (è splendida, altroché!), ci piacciono le persone che vivono qua e desideriamo prenderci cura del quartiere. Da questo confronto è sorta anche la voglia di mettersi in gioco in un progetto comune: c’è un parco meraviglioso che potrebbe essere una risorsa per tutti, perché non migliorarlo con dei piccoli accorgimenti?

Per trasformare il proprio contesto abitativo non servono i super poteri, il dialogo tra le persone rappresenta già un buon inizio

Sono iniziati quindi una serie di incontri, aperitivi, cene tra i residenti in cui ognuno, con la propria competenza, ha dato un contributo per trovare una soluzione; importantissima, ad esempio, la collaborazione con LAC – (Laboratorio di Architettura Contemporanea), associazione già attiva sul territorio e “sul pezzo” per questioni tecnico-burocratiche e logiche di progettazione partecipata. Altrettanto importante la collaborazione con la I° Circoscrizione al punto che il Comitato ha richiesto di sottoscrivere il patto di sussidiarietà con il Comune, accordo che permette a un’associazione o a un singolo individuo di prendere in gestione uno spazio pubblico, al fine di valorizzarlo per il bene della comunità. Così, con una festa organizzata dai residenti, è iniziato un percorso di riqualificazione urbana per far vivere il parco attivamente, in modo da renderlo un luogo accessibile a tutti, anche grazie all’aiuto prezioso di un’altra giovane e bella realtà di Veronetta: Barbacàn. A tal proposito, il comitato vuole essere parte attiva nel quartiere e non solo nel parco Alto San Nazaro, ma anche al parco delle Mura, ad esempio, incentivando le sinergie con altre associazioni: uniti si possono fare grandi cose. Il Comitato Alto San Nazaro è un esempio concreto del fatto che lamentarsi non basta, per far sì che qualcosa cambi davvero occorre mettersi in gioco. È sì un processo difficile e rischioso, ma alla portata di chiunque. L’unico requisito richiesto è l’amore per lo spazio pubblico e un pizzico di coraggio. Per trasformare il proprio contesto abitativo non servono i super poteri, il dialogo tra le persone rappresenta già un buon inizio.