Ilaria che balla in camera, per non perdere il passo e la leggerezza che si porta dietro ogni danza. Marco nel monolocale sale e scende i tre scalini che portano al soppalco per simulare ben altre salite, quelle alle sue amate montagne. Elisa che cammina avanti e dietro nella stanza con il pavimento in marmo e ride quando arriva al confine dell’armadio. Beatrice che sta diventato la regina della pizza casalinga e poi ancora Francesca, Alberto, Valeria e pure Stefano che va in bici nei confini domestici come «un criceto sul rullo». Sono solo alcune delle quarantene che ci avete raccontato e che pubblicheremo ogni settimana, sui nostri canali social, fino a quando non serviranno più passatempi caserecci, perché potremo sederci di nuovo sulle panchine e smetterla di stampare autocertificazioni. 

ORA SERVE STARE UNITI IN QUESTO

Proprio adesso, che ci troviamo in mezzo allo sfacelo delle nostre abitudini e che ci sentiamo così feriti quando sentiamo i numeri, i nomi e i funerali celebrati con le lacrime a distanza. Ci preoccupiamo, e anche tanto, quando sentiamo le parole che saranno il nostro futuro, e che cominciano con il sostantivo tra i più temuti: recessione. E non ci voleva, non era il momento: avevamo dei piani grazie a tutti gli equilibrismi di prima, alle acrobazie che avevamo imparato ad eseguire nello spazio di una giornata produttiva, utile, diretta allo scopo.

Nelle pieghe di quello che facciamo ora, in questo tempo che qualcuno chiama “del niente”, scandito dalle dirette Facebook del premier, però possiamo trovare tutti una tenerezza nuova. Il conforto di sapere che non siamo soli nell’attesa. E, a pensarci bene, è una situazione rara, quella di stare insieme tutti, dal pasticciere all’influencer, nella condizione così intima e privata dell’aspettare. Questa distanza è insieme di ciascuno e di tutti. Come di tutti è il compito di capire quale prossimità sapremo recuperare. «Caro papà sento la tua mancanza, spero che potremmo riabbracciarci molto presto». L’ha scritto Giulia, la figlia di un operatore del 118. E dentro c’è il riassunto di tutte le nostre nostalgie. La mancanza mescolata alla speranza. 

RACCONTATECI LE VOSTRE GIORNATE CON UN VIDEO-SELFIE

Per partecipare al nostro diario veronese, inviate i vostri video-messaggi di circa 30 secondi su whatsapp al 329 934 6052.