scacchi

«Il mondo è fatto così: se non lo allarghi si stringe» scrive Franco Arminio nella sua ultima raccolta di poesie, La cura dello sguardo. Il poeta di Bisaccia, amante dei paesi soprattutto di quelli abitati poco e sempre meno, lo dice che serve estendere quanto abitiamo.

La sfida del Tocatì di quest’anno è la promessa grande di ogni gioco: restituire uno scopo, anche temporaneo, alla comunità che siamo. Al nostro stare sulla terra insieme. E allora mentre nelle piazze di Verona si giocherà a Palota e a Morra, a Monterosso al Mare le strade liguri saranno invase dal Gioco delle noci. In Valle d’Aosta tutti impegnati nel Tsan, il fratello (non proprio gemello) del baseball e poi ancora, a Pienza, gara a suon di forme di cacio.

Per far percepire questo flashmob collettivo, molti dei giochi tradizionali saranno registrati oppure trasmessi in diretta sulle piattaforme del Festival. Per preparare lo sguardo, iniziamo il viaggio in anteprima tra i borghi delle nostre tante Italie.

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A Saint Denis, in Valle d’Aosta

Neanche 400 anime, Saint Denis è un piccolo paese valdostano attraversato dall’antica via Francigena. Sullo sfondo il castello di Cly e attorno il paesaggio modellato da decenni di allevamento. Piccolo esempio di territorio sostenibile tra investimenti privati e pubblici, Saint Denis con la creazione de L’atelier du monde agricole, un piccolo museo rurale, celebra le tradizioni che non ha mai tradito. Il comune ospita anche il celebre borgo fantasma di Barmaz, svuotato del tutto con il boom economico, attende ancora un progetto di recupero che lo faccia tornare a vivere.

Dove si gioca a Tsan

Fratello alla lontana del baseball, lo Tsan ha origini molto antiche come testimonia il suo nome dagli echi franco-provenzali. Significhi “campo” e le partite si svolgono sul terreno erboso dei prati. Ogni anno vengono organizzati due campionati, uno in primavera e uno in autunno, per non danneggiare l’erba necessaria al sostentamento degli animali.

A Farigliano, in Piemonte

Ci abitano poco più di 1700 persone in questo paese perso nella terre delle Langhe ammirate per le sue viti e le sue colline ancora in parte selvagge. Ai piedi dei rilievi, con gli occhi sul fiume Tanaro, sorge come una cerniera tra la pianura e l’altezza, Farigliano. Il suo nome è intrecciato al mito come la sua chiesa che sorge su un antico tempio dedicato a Diana. L’eco della storia duecentesca, del Marchesato di Saluzzo rimane nelle rovine del maniero in località castello. Leggenda vuole che durante un banchetto in onore proprio della Marchesa Isabella Doria un gatto bianco, saltando sul tavolo, si sporcasse di vino. Tutti i gatti che nacquero in seguito furono sempre rossi. Per questo, ma anche per il carattere giocoso e aperto, gli abitanti di Farigliano vengono chiamati I Gatt Ross.

Dove si gioca a Bijè

Altro che quote rosa, questo gioco trecentesco prevedeva solo partecipanti donne. Qualcuno parla di origini ancora più antiche legate ai riti propiziatori di fertilità che troverebbe nei birilli tipici del gioco un rimando fallico. Si gioca a coppie e le partecipanti devono abbattere i birilli colpendoli con una boccia di legno detta ‘“ribata”. I birilli sono nove e vengono disposti a cerchio: otto sulla circonferenza e il nono posizionato nel centro del cerchio, protetto dagli altri perché colpirlo dà diritto a nove punti contro l’unico punto dei birilli “gregari”.

A Fossacaprara, Casalmaggiore in Lombardia

Frazione del Comune di Casalmaggiore, da sempre il paesino di Fossacaprara ha mantenuto fortissima la sua identità. Prova ne è anche solo la sagra annuale, un evento tutt’altro che banale, dove cultura, gioco e sapori vengono celebrati con un trasporto unico, che si deve all’impegno di tutti e 200 gli abitanti.

Dove si gioca a Sbürla La Rôda

I mugnai, un tempo, spingevano con la sola forza delle braccia le macine dei mulini che dovevano essere sostituite. Nel dialetto localeSbürla La Rôdasignifica proprio “spingi la ruota”. Ora, per funzioni ludiche, le pesanti macine sono state sostituite da grandi balle di paglia di almeno 250 kg che devono essere trasportate  lungo un percorso di almeno 100 metri. L’Associazione Oltrefossa, nel 2002, ha deciso di introdurre questo gioco popolare radunando una settantina di giocatori, tutti uomini, ovviamente, piuttosto forti.

A Sezano, in Veneto

Questa frazione sulle colline della Valpantena è un piccolo microcosmo di silenzi e tradizioni. Ogni anno la sagra paesana ne risveglia la forte identità. Altra anima è quella rappresentata dal Monastero del Bene Comune, un antico priorato cinquecentesco dove i monaci olivetani vivevano di preghiera e di lavoro. Oggi è la casa dei padri Stimmatini e ospita incontri e ritiri spirituali.

Dove si gioca al Zugo dell’ovo

Difficile trovare informazioni sull’origine di questo gioco amatissimo dai sezanesi che consiste nel tirate un uovo da una distanza sempre maggiore. La coppia che riesce a mantenere l’uovo integro vince la partita (e salva anche la maglietta!).

A Borgo Ponte, Gemona del Friuli in Friuli Venezia Giulia

Gemona, alle pendici delle Prealpi Giulie, con il suo centro storico di origine medievale, è un comune dalla grande fascino storico vilipeso dal terremoto del 1976 con due disastrosi episodi, il primo il 6 maggio e il secondo il 15 settembre, che provocarono il crollo di una parte del duomo, punto di riferimento per l’intera città, del castello, e di moltissimi altri edifici. Ora la cittadina è stata riedificata completamente con criteri antisismici.

Dove si gioca alla Pilote

Due squadre, attorno, un tempo, gli abiti tradizionali e via a lanciare e rilanciare una palla (la pilote, una sorta di amalgama di crini di cavallo racchiusa in più strati)  usando le mani, che a fine partita solo sempre arrossate, a mo’ di racchette. La squadra perdente deve pagare da bere ai vincitori e all’arbitro. Grazie ad alcuni volontari del Borgo Ponte, si disputa da anni un torneo fra borgate con grande agonismo e partecipazione.

A Burano, Venezia

Tra le città più colorate del mondo, Burano è una delle isole di Venezia, nota per il merletto e per il fascino cromatico delle case. Le forme geometriche de la Casa di Bepi Suà dipinta con l’utilizzo di moltissimi colori è il riassunto di quest’anima lagunare.

Dove si gioca a Remiere

Più che un gioco è un orgoglio. La tecnica della cosiddetta Voga alla Veneta ha origini antiche legate alle condizioni idrogeologiche lagunari. Si voga in piedi per vedere dove c’è abbastanza fondale nel complesso intreccio di canali.

A Monterosso al Mare, in Liguria

La sagra del limone tinge ogni maggio di giallo questo antico borgo marinaro. Le colline disegnate da viti e ulivi abbracciano l’abitato che profuma di salsedine. Meno aspro degli altri paesi delle Cinque Terre, Monterosso al Mare è noto per le suggestive scogliere (e spiagge) tra le più scenografiche della riviera.

Dove si gioca al Gioco delle Noci

Si gioca in strada, la sera e il prerequisito è l’essere donne. Le noci sono allo stesso tempo strumento e premio del gioco. Un esercizio di mira e precisione, le giocatrici devono colpire con una noce le altre noci disposte per terra.

A Pienza, in Toscana

Dal colle sul quale è adagiata, Pienza domina tutta la Val d’Orcia. Nel Rinascimento è stata la città “ideale” a suon di utopie (e investimenti economici) dell’umanista Enea Silvio Piccolomini, diventato poi Papa Pio II. Una città rinascimentale ritratta in un bellissimo dipinto: così la filosofia ha regalato esiti architettonici al borgo toscano. Dal piacere per gli occhi a quello della pancia: Pienza è famosa anche per il suo pecorino, il formaggio molto saporito, più o meno stagionato, fatto con il latte di pecora.

Dove si gioca al Cacio al Fuso

Qui si va in deroga con la prescrizione famigliare di “non giocare con il cibo”. Pratica ludica si fonde con il controllo qualità. La forma di cacio, il saporito formaggio locale, deve fermarsi dentro i cerchi concentrici disegnati intorno al fuso al centro della piazza.

A Schieti, nelle Marche

Piccola frazione di Urbino, la sua storia si è scritta attraverso la tradizione contadina e lo sviluppo delle attività minerarie. Il castrum fortificato sulla collina è eco dell’epoca medievale, mentre il passato più recente (dalle guerre mondiali alla Resistenza) ha giocato un ruolo nello spopolamento che, nel corso degli anni Sessanta, ha visto la popolazione passare da 1.200 abitanti ai soli 300 attuali.

Dove si gioca a con i Trampoli

A giugno si tiene il Palio che pare abbia origine dall’abitudine dei carbonai di guadare il fiume Foglia con i trampoli. Il vincitore della gara di velocità e di equilibrismo all’epoca guadagnava una forma di cacio e un bicchiere di vino. Ora i premi possono variare, ma i balli popolari che accompagnano la fine della competizione sono rimasti intatti.

Ad Arpino, nel Lazio

Borgo fondato (come recitano le iscrizioni) dal dio Saturno, patria di Cicerone e pure crocevia di regni e conquiste, Arpino ha un tesoro architettonico di palazzi e chiese tutte da visitare. Nella parte più antica della città, l’Acropoli di Arpino, sorge la torre di Cicerone probabile residenza della famiglia del noto autore.

Dove si gioca alla Corsa con la Cannata

La gara, inserita nel grande calderone della manifestazione folkloristica locale Il Gonfalone, è l’unica competizione riservata alle donne. Le concorrenti portano sul capo la “cannata”, un recipiente di terracotta, contenente acqua, simbolo della Città di Arpino e della Ciociaria. Il percorso è di 280 metri e non bisogna far cadere l’acqua e, ovviamente, il vaso.

A Fossato Jonico, in Calabria

Frazione di Montebello Jonico, in provincia di Reggio Calabria, a 600 metri sul mare. Questo piccolo paese di poche case è avvolto dalle meraviglie naturali come la rupe di Pentadattilo e le Rocche di Prestarà. Un passato antico, testimoniato dai tanti ruderi medievali, ma poco interrogato aleggia sul borgo che si raggiunge a termine di una strada tortuosa.

Dove si gioca a Birillo Parato

Ha origini babilonesi questo gioco che è arrivato in Italia durante il ventennio fascista. Funziona così: si lancia ad una certa distanza un birillo cercando di abbatterne uno posto in una posizione fissa che ha sulla sommità una pila di monete, una per ogni giocatore. Con il lancio, si vincono una o più monete facendo il modo che, abbattendo il birillo fisso o nel caso esso sia già stato abbattuto da un altro giocatore, il proprio birillo si avvicini alle monete cadute sul terreno più del birillo fisso.

A Novara di Sicilia, in Sicilia

Inserito nel circuito dei Borghi più belli d’Italia, questo paese è una gemma medievale, con le piccole case, le viuzze rese preziose dagli archi, le facciate decorate. In provincia di Messina, il borgo è disegnato dall’arenaria locale e dalla maestria antica degli abitanti, molti tra loro sono abili scalpellini, tanto da guadagnarsi il soprannome di Paese di Pietra.

Dove si gioca al Lancio del Maiorchino

Anche qui il protagonista è un formaggio locale, il maiorchino o, meglio, nel dialetto locale “a maiurchèa”. Il lancio delle forme di pecorino riale al primo trentennio del 1600. Un gioco di abilità ma soprattutto di fortuna che consiste nel lanciare la “maiorchìna”, facendo leva sul piede di appoggio fermo sul punto segnato, senza alcuna rincorsa, lungo il percorso tradizionale che parte da una via centrale e arriva fino ad un muretto.

A Ollolai, in Sardegna

In provincia di Nuoro, è un paese abitato da circa 1.500 persone. Conserva ovunque le tracce del suo imponente passato. Pure nel toponimo che, secondo la leggenda, è da attribuire all’indole ribelle degli antenati ollolaesi (alalè, grido di guerra delle tribù della zona prima della battaglia). Immerso nella macchia mediterranea, oggi è il paese dell’arte dell’intreccio la cui materia prima è l’asfodelo che colora le vicine campagne.

Dove si gioca all’Intrumpa

Un’arcaica lotta forse di origine nuragica, tramandata per millenni attraverso la pratica e i racconti che narravano le gesta di personaggi leggendari. Praticata in tutta la Sardegna, ha una discreta rosa di varianti ma la posizione iniziale è sempre uguale. I combattenti si affrontano stando in piedi uno di fronte all’altro, con il busto semiflesso in avanti, un braccio sotto l’ascella dell’avversario, l’altro braccio sopra la spalla per impugnare dietro la schiena.

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