Sono passati più di due mesi dall’invasione russa in territorio ucraino: decine le città rase al suolo, migliaia di vittime civili e, stando ai dati diffusi dall’UNHCR, oltre cinque milioni di profughi. La posizione presa dall’Europa è stata perentoria e segue in sintesi due principi: supporto militare alla resistenza ucraina e sanzioni economiche all’aggressore russo.

Nella società civile, europea e italiana, c’è però chi ha deciso di agire secondo una linea di pensiero differente, quella del supporto ai movimenti di resistenza civile, del rifiuto della violenza e della ricerca della pace. Verona ospita da decenni la sede nazionale del Movimento Non Violento Italiano: all’interno della Casa della Non Violenza, agli Orti di Spagna, il presidente Massimo Valpiana segue con attenzione lo sviluppo del conflitto e coordina le attività del movimento. «Dalla caduta del Muro di Berlino è cambiata la fisionomia del movimento pacifista – afferma Valpiana -. Se prima si poteva definire un movimento di opinione, con l’inizio delle guerre, in particolare con l’ex Jugoslavia, ha preso vita il pacifismo umanitario, che parte dall’azione concreta con le vittime della guerra per un superamento del conflitto armato. Abbiamo operato in Iraq, in Siria, in Afghanistan. Ci si è posti subito il problema anche con l’Ucraina».

Così il 30 marzo un convoglio di 63 mezzi e 212 persone si è riunito a Gorizia da tutta Italia, sotto il nome di Carovana per la Pace “Stop the War Now”: un’iniziativa lanciata dall’associazione Papa Giovanni XXIII, che fa parte della rete italiana Pace e Disarmo. Da Verona sono partiti un camper e un pulmino, messi a disposizione dalla comunità La Genovesa. Arrivata a Leopoli, snodo principale per chi vuole lasciare il paese, la carovana ha distribuito medicinali, alimentari non deperibili e altri beni di prima necessità. Non era però questo l’unico obiettivo: «Nel frattempo avevamo stilato un elenco di persone fragili da riaccompagnare in Italia -, racconta “Mao” Valpiana – soprattutto donne, minori e disabili. Attraverso le associazioni, i comuni e le prefetture siamo riusciti a trovare tutte le destinazioni per circa 200 profughi: qui a Verona stiamo ospitando tre mamme e tre minori alla comunità di Emmaus a Villafranca».

L’obiettivo della dichiarazione è fare pressione per l’attivazione di un tavolo di trattative per il cessate il fuoco. «Il nostro obiettivo – conferma Valpiana- è fare proposte per una soluzione politica. Stiamo lavorando per una conferenza di pace dal basso, con la rete dei movimenti non violenti europei, con i pacifisti ucraini, russi, americani e israeliani. Avremo un incontro il primo giugno. Sarà una prima riunione propedeutica per una vera e necessaria conferenza di pace».

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