Il progetto FONDO ALTO BORAGO è un’iniziativa dell’Associazione Il Carpino, con un conto corrente aperto a chiunque voglia partecipare all’asta per l’acquisto dei terreni del vajo Borago, area situata a nord ovest del SIC Borago-Galina con l’abitato di Montecchio a nord, oggetto di diversi tentativi di trasformazione in vigneto, fino ad ora falliti per la decisa opposizione degli abitanti della zona e di alcune associazioni ambientaliste, che sono riuscite più volte a bloccare l’iter di approvazione della richiesta di “trasformazione fondiaria”, ed oggi, a causa di problemi legati alla proprietà dei terreni, un’area di oltre 38 ettari è oggetto di Asta Giudiziaria in seguito al pignoramento degli stessi.

Ho sempre pensato che le leggi non bastino, per quante ce ne siano, a sostituire il buon senso, un buon senso che dovrebbe diventare bene comune; così negli anni, incapaci di educare al buon senso abbiamo sfornato quantità di leggi che a ben vedere a volte si sovrappongono o si negano vicendevolmente, una maglia intricata di nodi e grovigli posta sui territori che non è riuscita nel suo intento, quello di tutelare il territorio stesso, ma di immobilizzarlo. E chi, a vario titolo, il territorio volesse sfruttare riesce sempre a farlo. Oggi non vi è più una speculazione evidente, come quella edilizia, impossibile se non per i buchi del sistema stesso, ma sottile, quella legata alle modifiche del territorio in virtù di un paesaggio antropizzato sempre più diffuso, ma a volte troppo dannoso per l’ambiente naturale.

Si perché il paesaggio antropizzato non è quello “naturale”, ovvero spontaneo che ormai è residuo, ma quello agricolo che, se da una parte disegna e valorizza la bellezza dei territori, dall’altra usato a sproposito diventa speculazione. Così sta avvenendo per i vigneti “selvaggi” nella zona a Nord di Verona e non solo, da Avesa, Quinzano fino a tutta la Valpolicella, i vigneti si stanno alzando di quota modificando di fatto la struttura geomorfologica dei territori.

Anche nell’ambito delle Colline Veronesi, costituito da un sistema paesaggistico, naturalistico ed agricolo che unitariamente compone il fondale panoramico della città, la scenografia di Verona, quel territorio come teatro che Eugenio Turri ci ha insegnato, stanno avvenendo delle trasformazioni, là dove non è l’abitare, il solo costruire che crea danno, ma il non mettere a sistema il territori, ovvero tutte le variabili che lo compongono, dando di volta in volta colpa ad una cosa piuttosto che ad un’altra. Ma sarebbe anche una buona strategia di marketing turistico mettere a sistema il territorio che va da Verona al Lago di Garda valorizzandolo nella sua offerta di esperienze paesaggistiche diverse in pochi tratti di territorio, carattere squisitamente veronese.

Dal dopoguerra il Veneto ha subito due grandi modifiche ambientali che hanno inciso pesantemente sul suo paesaggio: la costruzione di decine di migliaia di capannoni industriali distribuiti a mosaico su tutto il territorio regionale, e la trasformazione di decine di migliaia di ettari di boschi e praterie in vigneti. Non è la cosa in sé dannosa, ma il suo uso avulso da un sistema di relazioni che crea il danno, sfugge di misura; per i vigneti ad esempio il problema sta riguardando anche alcune aree che dovrebbero godere di un particolare regime di protezione, i SIC (Siti di Importanza Comunitaria), poi trasformati in ZPS o ZSC, istituiti nel 1992 dall’Unione Europea per creare una rete di aree dedicate alla salvaguardia della biodiversità e alla protezione di habitat e specie a rischio di estinzione.

La Val Galina e il Progno Borago, subito fuori la città di Verona, sono ZSC di quasi 1.000 ettari, che negli ultimi 15 anni è stata privata di quasi tutti i “prati aridi” che la caratterizzavano, trasformati un po’ alla volta in vigneti nonostante la chiara motivazione per cui questo SIC è stato istituito, preservare l’ambiente e l’ecosistema.

Ecco che la legge non basta, serve il buon senso, quello di una comunità che solo nell’essere tale è per definizione co-creatrice di valore, a sostegno del singolo, elemento naturale o persona che sia.

In quest’ottica si muove l’idea di comprare questi terreni da parte dei promotori del progetto Fondo Alto Borago, che per lo più sono abitanti della zona, un chiaro esempio, a chi lo vuol vedere, di partecipazione degli abitanti al bene comune, che esplicita un valore importante quello del senso di appartenenza al territorio stesso, e necessariamente di possesso per preservarlo, ma anche un esempio di spinta dal basso di rigenerazione urbana, quella vera, quella che va colta e condivisa, perché non c’è Verona senza le sue colline.

«Quella in questione è una vasta area collinare costituita dalle estreme pendici meridionali dei monti Lessini digradanti verso la pianura e dalle aree di fondovalle, con un territorio che presenta una rilevantissima valenza paesaggistica, ambientale e naturalistica», recita la relazione al Piano degli Interventi del Comune di Verona, e continua: «Solcato dalle profonde incisioni dei tre vaj principali, è caratterizzato dalle dorsali panoramiche, dagli antichi terrazzamenti in pietra a secco, dai vigneti, dagli uliveti e dai boschi cedui, nonché costellato di storiche frazioni ed insediamenti rurali ed interamente attraversato da sentieri che collegano i nuclei abitati alla città, oltre che da un sito di interesse comunitario”. E in questo sistema è la diversità del paesaggio il suo carattere, il proprio genius loci: “Il sistema nel suo complesso, pur nelle diverse caratterizzazioni che per la loro varietà ne integrano il valore unitario, è sottoposto a tutela paesaggistica, ambientale e naturalistica per il rilevante interesse pubblico che tali valori rappresentano, con riserva di futura istituzione di parchi e/o riserve di interesse locale».

Il piano sottolinea che gli interventi pubblici e privati ammessi nell’ambito delle colline veronesi dovranno perseguire la conservazione dell’integrità d’insieme del complesso ambientale e naturalistico e la conservazione di tutti gli elementi e segni identificativi che appartengono alla dimensione storica del paesaggio.

Nulla di più di ciò che gli abitanti nella costituita Associazione vogliono fare con il Fondo Alto Borago, chiedendo una mano a tutti i veronesi affinché questo sogno diventi realtà.

Il Territorio è i suoi abitanti.

Per informazioni al progetto Associazione Il Carpino, email maspezia@gmail.com