Lungo le autostrade, dal finestrino, si vedono stazioni di servizio abbandonate. Nel deserto un uomo vende uova biologiche e una comunità hippie vive al di là della collina. Con lo zelo di un’amante della scrittura e una mano incollata alla macchina fotografica, Alessia Turri presenta il suo libro sulle ombre dell’America occidentale il 14 aprile a Villa Cà Vendri, ore 16.

Di passaggio su questa terra, siamo gli autori del nostro tempo. Segni come graffiti o televisioni rimaste sul ciglio di un lago raccontano inevitabilmente una storia, che non si conclude con un ultimo gesto, ma prosegue, spostandosi o lasciandosi corrodere dalla pioggia. Qualcosa comunque resta, e lì trovano spazio gli scatti di Alessia Turri, giovane veronese di Bardolino, che a 19 anni si avventura per la prima volta in California. Parte con un mito, quello disegnato dalla tv come un mondo fatto di surf e agiatezza; un mito che esiste, ma che nasconde nella sua ombra un senzatetto che sdraiato sul marciapiede. Ci dimentichiamo delle cose come delle persone. “Se da un lato ad Hollywood c’è chi vive bene, dall’altra c’è sempre più gente che vive in strada”.

Alessia visita le mete turistiche e si accorge di quello che la circonda, durante gli spostamenti in autostrada: stazioni di servizio, mura segnate dai colori dei graffiti, insomma, tutto quello che è stato scartato, abbandonato, o che non è più utile. Ci torna cinque volte in America, di cui due per tracciare un itinerario che taglia fuori Las Vegas e abbraccia luoghi come il deserto e punti di interesse dimenticati da libri o agenzie turistiche. Passeggia con Elia, il suo ragazzo, entrambi con una macchina fotografica in mano; attraversano città fantasma e fanno conoscenza con ciò che resta del silenzio dei deserti. Strappa immagini e si documenta sui trascorsi di questi luoghi. Ricostruisce le storie pezzo per pezzo, guidata un po’ dall’esperienza di Ryszard Kapuscinski, e un po’, per rimanere in Italia, da Paolo Rumiz. Due grandi maestri per lei, come lo zio Eugenio Turri, anche lui fotografo e scrittore, che in eredità le ha lasciato la curiosità nei confronti del mondo.

Curiosità che l’ha spinta fin sulle spiagge del lago Salton, nella contea di Imperial County. Sulle sponde del lago emergono oggetti abbandonati al loro destino come televisori, poltrone, giocattoli. L’atmosfera rimanda ad un tempo non troppo lontano, che tocca nel profondo e porta alla collina che nasconde la comunità di artisti e hippie di Slab City, dov’è arrivata anche la cinepresa del film Into the wild.

Un uomo, sui cinquanta, è un arcobaleno di colori. Si fa chiamare Jack Two Horses. Alessia lo descrive per i suoi“giganteschi occhi da saggio visionario”, con la “pelle abbronzata di chi non ricorda il colore del cemento” e in testa “una cascata di lunghissimi Hair Wrap tinti di follia, pace e libertà”. Perchè è questa l’aria che tira tra gli slabbers, sulla scia dell’odore di fieno bruciato e quello dell’erba.

Proseguendo sul percorso di Wasteland la strada conduce a Bob e Susan, due coniugi che vivono in un ranch di Twentynine Palms, un puntino nel deserto del Mojave. Ogni giorno salgono sulla Corolla bordeaux e scendono verso l’autostrada. Bob e Susan sono un granello di sabbia sulla cartina geografica, ma una certezza per gli abitanti della zona, che di giorno in giorno passano a comprare le “fresh eggs for sale”. Biologiche, naturalmente.

Alessia ora sta lavorando al prossimo progetto, che corre sulle strade secondarie del Nevada fino al New Mexico, passando per l’Arizona. Cosa c’è da aspettarsi? Zone desertiche ed incontri con personaggi molto particolari.