Youngle

Non sono psicologi, non sono professionisti: sono solo giovani che hanno deciso di ascoltare il prossimo e mettersi a disposizione per la comunità. Sono i ragazzi di Youngle Verona: un progetto nazionale arrivato nella città scaligera dal novembre scorso, che mira a formare gli adolescenti, denominati “peer”, per ascoltare e dialogare con altri giovani, dai 14 ai 30, che hanno bisogno di aiuto psicologico o, semplicemente, di parlare. Come? Attraverso una linea telefonica o una chat anonime.

«Il ragazzo o l’adolescente, dall’altra parte trova un suo coetaneo preparato a un buon ascolto e tra di loro fanno uno scambio di idee e di riflessioni su temi che lui sente in quel momento: dalla fertilità alla sessualità, ma anche dinamiche familiari, scolastiche, eccetera…» spiega il responsabile scientifico del progetto, Daniele Venturini.

La formula vincente del progetto è semplice e usa un binomio quasi perfetto: i giovani e la tecnologia: «Si utilizza un canale prossimo ai giovani, cioè quello dell’online: il cellulare ce l’hanno sempre in tasca o in mano e non ci sono filtri o barriere di accesso. – sottolinea Daniele –  L’altro aspetto vincente è quello che la comunicazione e l’interazione sono garantite e monitorate dai professionisti che stanno dietro le quinte».

«Tutto sta andando procedendo per il meglio: non credo di poter desiderare una squadra migliore di quella che ho. – ha spiegato Marco Di Campli, psicologico e psicoterapeuta – I nostri “peer” sono molto volenterosi e si impegnano: ce la mettono tutta. Per quanto riguarda i pazienti: siamo all’inizio, però le situazioni che ci siamo trovati ad affrontare le abbiamo sempre gestite. Con i ragazzi facciamo tante simulazioni sulle quali ragioniamo insieme per vedere cosa si poteva fare meglio e cosa invece è andato bene».

Forte e meraviglioso è anche il coinvolgimento dei ragazzi, come Sabrina: «A farmi conoscere  questo progetto è stata un’amica e devo dire che l’idea di far parte di questa iniziativa mi ha subito interessata. Innanzitutto è un’opportunità per mettermi in gioco e poi è anche un’occasione per poter essere di aiuto o semplicemente anche di compagnia a ragazzi che hanno la mia stessa età. – ci ha confessato – Al momento non ho avuto chat particolarmente complicate: l’importante è essere se stessi e cercare di essere di supporto ai ragazzi almeno provarci comunque importante essere se stessi».

banner-gif
Articolo precedente“Sognare oltre il limite”, un incontro con l’atleta Anna Barbaro
Articolo successivoPasseggiare nella storia: Malga Pidocchio