andrea de manincor

Dal teatro alla televisione, dallo streaming al cinema. Andrea de Manincor ha fatto di tutto nella sua carriera da attore e drammaturgo. Veronese, professionista da quasi trent’anni, Andrea ha calcato i palcoscenici di tutta la città scaligera e di molte altre città italiane, incontrando i volti più noti del teatro e della televisione italiana. E così, da Verona, Andrea è riuscito ad arrivare un po’ dappertutto con alcune piccole parti in diverse fiction televisive, tra cui Don Matteo 8, I Borgia e la recentissima serie tv Rai Non mi lasciare, oltre ad alcuni ruoli in film nostrani (come il pluripremiato Dimmi chi sono di Luca Caserta). Ma a dettare le regole è ancora il teatro, primo amore di Andrea, al quale si dedica con passione tra un impegno e l’altro.

Andrea, lei ha fatto studi classici. Come è arrivato al mondo degli spettacoli Andrea?

La passione è antica, nel senso che ho cominciato a fare teatro quando avevo 10 anni. Ho frequentato i corsi di dizione e recitazione del CEA di Verona e ho avuto Nino Cenni e Natale Brogi come miei mentori all’epoca. La prima esperienza è stata come mimo nel “Bastiano e Bastiana” di Mozart nel 1980 con l’allora ente lirico Arena di Verona. Da lì a poco ho cominciato, con l’adolescenza, a frequentare le compagnie amatoriali. Nel 1994 ho dato vita alla compagnia TrixTragos a Verona, ma poi l’esperienza di direzione è finita. Io sono in grado di fare l’attore. (ride, ndr)

Lei ha iniziato con il teatro, ma poi è passato anche dalla televisione e dal cinema. Com’è saltare da uno all’altro?

Diciamo che il passaggio dalle cose che ho fatto in televisione o al cinema e la docu-fiction, parte dal presupposto che se uno è capace di fare questo mestiere fa sia il teatro che il cinema e la televisione. È vero che recitare di fronte alla macchina da presa è molto diverso che recitare a teatro: ti si chiede di non essere teatrale, ti si chiede di rappresentare una verità alla quale poi il pubblico da casa deve credere. Questo ti porta a dover, da un lato lavorare incessantemente sulla ripetizione di una scena, dall’altro questo ti permette di approfondire determinate cose via via del personaggio…

Lei, in questi giorni, è in onda in Rai con la fiction “Non mi lasciare”. Che ruolo interpreta?

Io interpreto Luciano Ballarin, il papà del primo del bimbo da cui parte tutta l’indagine condotta dal personaggio interpretato da Vittoria Puccini. È un piccolo ruolo, ma è stato molto bello. È una serie tv che mi è piaciuta molto perchè non sembra il solito prodotto italiano e Venezia, dove si svolge la storia, è stata fotografata in maniera spettacolare.

Ha mai dovuto interpretare un ruolo scomodo?

Non proprio, ma per certi aspetti mi piacerebbe che mi affidassero un vero ruolo di quelli proprio scomodi, perchè può diventare parecchio interessante da questo punto di vista.

Da addetto ai lavori, cosa guarda di solito la sera sul divano?

Sul divano, se non mi addormento, qualche bel film tento sempre di guardarlo. Io poi ho tutto il mio immaginario cinematografico un po retrò: per esempio mi piace imparare dalla commedia all’italiana classica, cioè quella dei vari Monicelli, Fellini e De Filippo, ma mi piacciono anche film più recenti, come Interstellar o Shutter Island…Mi piace il cinema ben scritto.

Nella sua carriera hai avuto l’opportunità di conoscere personaggi del mondo dello spettacolo piuttosto importanti e noti. Chi le è ha lasciato il ricordo più bello?

Sì, io ho avuto la fortuna di lavorare con Ruggero Cappuccio. Ma per me l’attore con cui ho potuto girare per due stagioni intere facendo l’Enrico IV con lui è stato Ugo Pagliai: lui è un attore meraviglioso da cui c’è tantissimo da imparare.

Se una delle tue figlie ti dicesse che vuole fare l’attrice, la appoggeresti?

Assolutamente sì. Non c’è nessun problema, anzi cercherei di dare loro ogni possibilità per poterle aiutare.

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