Stefano Paiusco, burattinaio veronese

La storia di Stefano Paiusco, uno degli ultimi burattinai veronesi.

di Ingrid Sommacampagna

Attore, autore e regista teatrale dalle mille sfaccettature, Stefano è  uno dei pochi burattinai veronesi che mantengono forte un’antica tradizione, portando alla ribalta una maschera della città che era scomparsa dalle scene da anni: quella di Facanapa. Nei suoi spettacoli mescola teatro, improvvisazione, giochi di magia che trovano sintesi nella sua arte «prestidigitatoria».

UN VERONESE entusiasta della sua vita work in progress, sempre alla ricerca di nuovi metodi per comunicare, avendo come base il teatro, applicato al suo mestiere di monologhista, illusionista e burattinaio. Questo è Stefano Paiusco, 54 anni, la cui passione per il teatro parte da lontano, da quando aveva solo sei anni e partecipò per caso a un’edizione dell’Arlecchino ne Il servitore di due padroni di Strehler, al Teatro Romano di Verona. Si innamorò totalmente di quest’arte, portandolo a 10 anni a scrivere la sua prima commedia, messa in scena con i suoi amici sotto casa, unendo le storie dei fumetti di Topolino a classici come Goldoni.

Si ritrovò a 16 anni alle prese con la sua prima scrittura da professionista nella compagnia “Renato Simoni”, scrivendo e interpretando nella sua carriera più di trenta spettacoli, studiando, inoltre, da doppiatore e prestigiatore; ha pubblicato libri, cd, un film-documentario, insegnato nelle scuole e all’università, collaborato con il Mart di Rovereto e ha fondato nel 2011 il suo Teatro dei Burattini. È stato uno tra i primi attori italiani a portare in scena interamente, nel 1994, l’opera «Il Grigio», di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, intrattenendo il pubblico con un monologo di due ore.

IL 28 FEBBRAIO, al Teatro Aurora di Verona, Stefano ha riportato sulla scena, dopo trentacinque anni di Facanapa, burattino veroneseassenza, Facanapa, l’antica marionetta veronese, nello spettacolo “Fasolino e Sandrone e la collana magica”. Il burattino è stato inventato dal marionettista veneziano Antonio Reccardini, nel 1828, e gli studiosi si sono divisi sulla sua origine, ritenendolo di Rovigo o di Verona.

Il nome si ispirerebbe alla lavorazione della canapa, oppure al suo nome iniziale, Fra Canàpa, perché aveva l’aspetto di un grosso frate con un naso esagerato; in dialetto, infatti, per indicare un naso grande, si dice «canàpa» o «canàpia». Venne assunta dai veronesi come la maschera della città e cominciò ad essere inserita anche negli spettacoli dei burattinai di altre città italiane.

L’art designer Kira Koi ha ricreato Facanapa per il Teatro di Paiusco, adornandolo di abiti ottocenteschi, curati nei minimi particolari, con fattezze delicate; l’artista veronese gli regala una voce dal timbro dolce, che si esprime in dialetto ma anche in lingua italiana, con spiccato accento veronese, perché rispecchia la personalità del burattino, rimasta inalterata nei secoli. Facanapa rappresenta il «buon» cittadino, simpatico, amante del vino e del cibo, generoso ma anche ingenuo, che si mette sempre nei guai per aiutare gli altri, ma, vista la sua onestà, ne esce quasi sempre vincitore.

«BISOGNA sudare, perché l’arte deve essere autodisciplina. Io mi alleno sei ore al giorno, con esercizi di magia e di vocalizzi, nella mia casa che è come quella di Hugo Cabret: sembra un negozio di giocattoli, con maschere, marionette e oltre tremila titoli di libri. ‘La vita è sogno’, come il titolo di un dramma di Calderón de La Barca, perché il sogno non è altro che la vera vita, e se questo sparisce, l’uomo muore. Nel teatro cerco proprio la vera vita, incontrando e trasmettendo energie, in un rapporto interattivo con lo spettatore, andando oltre lo spazio ed il tempo, in un’evoluzione continua. Non è possibile catalogare la vita per assiomi, e bisogna continuare a cercare, lasciando andare la mente oltre l’apparenza», spiega Stefano Paiusco.

Chi fa il burattinaio tramanda un’arte teatrale antica da valorizzare, che deve rimanere viva nella tradizione, perché collega il mondo degli adulti con quello dei piccini, nella dimensione del sogno, che è, forse, la vera realtà da abitare.

Info: www.stafanopaiusco.it / stepaiusco@gmail.com