Carlo Emilio Gadda

Un convegno per celebrare uno dei massimi scrittori del panorama italiano del Novecento: nel centenario della Grande Guerra, gli Ingegneri di Verona riscoprono la figura e l’opera di Gadda. E l’“ingegneria” della sua scrittura.

Principalmente conosciuto come scrittore, Carlo Emilio Gadda  fu, però, anche molto altro. E questa è la figura che l’Ordine degli Ingegneri vuole ricordare con il convegno “Carlo Emilio Gadda: soldato, ingegnere e scrittore”, in programma venerdì 16 ottobre alle ore 17.30 nella sede dell’Ordine, in via Santa Teresa 12. Questa iniziativa fa parte della rassegna culturale di “Open. Ingegneri aperti alla città” e rientra nel programma dei cinquanta appuntamenti che Verona ha dedicato alla ricorrenza del Primo conflitto mondiale.

Relatori del convegno Paolo Soardo, ingegnere e presidente del Collegio Ingegneri di Verona, che ne ripercorrerà l’esperienze militare e la prigionia, Emilio Manzotti, professore di Linguistica italiana alla Facoltà di Lettere dell’Università di Ginevra, tra i massimi conoscitori di Gadda, membro del comitato scientifico di Adelphi che dal 2010, proprio grazie alla collaborazione con l’archivio Liberati di Villafranca, sta rieditando tutte le opere di Carlo Emilio Gadda.

Sarà Arnaldo Liberati, erede del prezioso archivio gaddiano custodito a Villafranca di Verona e autore de Il «mio» Gadda. Padri, madri, zie e una E. (edizioni Stimmgraf, Verona, 2014, con la prefazione proprio del prof. Manzotti) a raccontarci gli anni “veronesi” di Gadda, attraverso il ricco materiale archivistico a sua disposizione: l’archivio che Gadda lasciò in eredità alla sua governante Giuseppina Liberati, zia di Arnaldo che, a sua volta, ne divenne erede.

«Il diario di Gadda registra con scrupolo e precisione quasi ossessiva le sue esperienze di vita militare e successivamente la prigionia – sottolinea Paolo Soardo, presidente del Collegio degli Ingegneri di Verona e coordinatore dell’evento -. Sono molte le testimonianze che ci sono giunte dal fronte ma gli scritti di Gadda sono unici per il “tono” che racchiudono. Una descrizione lirica e grottesca, al contempo; ironica e sublime, un’intima riflessione personale e familiare che si distingue da tutti gli altri documenti “dal fronte”. Gadda guarda alla guerra con l’occhio dell’ingegnere: molte infatti sono le equazioni, curve, schizzi e mappe in cui ci imbattiamo nella lettura del diario. Gadda non è un ufficiale di rango: condivide con la truppa le miserie e le difficoltà della prima linea e delle retrovie. Accanto al diario, sono molte le lettere e le cartoline postali che invia ai familiari e agli amici: la scrittura rappresenta per lui l’unico conforto, un sollievo dalla sofferenza e da quel “tempo di follia” che è la guerra».

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