Il sindaco della città dei Gonzaga, nominata “Capitale della Cultura” per l’intero anno prossimo, ci ha raccontato delle prossime iniziative e della volontà di stringere legami con Verona.

Sindaco Palazzi, complessivamente avrete a disposizione 4milioni di euro. Quali saranno, concretamente, le prime iniziative che metterete in campo? Si parla di una mostra di arte contemporanea a marzo e di un’altra rinascimentale per fine anno.

La nomina di Mantova capitale italiana della cultura ci porta a valorizzare ulteriormente la bellezza della nostra città e il nostro amore per il bello. Secondo noi la cultura è una molla importante per il rilancio dell’economia. Le potenzialità turistiche del patrimonio straordinario offerto dalla nostra città sono enormi. La sfida che abbiamo di fronte è di ridisegnare la mappa turistica internazionale e svolgere un ruolo di grande richiamo della nostra città nel 2016 e anche successivamente. I finanziamenti che attiveremo serviranno per intervenire sul restauro e sul recupero del patrimonio culturale, sulla rigenerazione urbana, sulla fiducia in una città che ha voglia di esserci. Recentemente il consiglio comunale ha approvato una variazione di bilancio di 14 milioni 400mila (da aggiungere a circa 4 milioni già disponibili) che riguardano il piano opere pubbliche 2016. Si tratta di 17 interventi per i quali la giunta ha deciso di anticipare l’impegno di spesa al 2015. Tra questi abbiamo il recupero Torre della Gabbia che costerà 998.910 euro, il recupero della facciata Loggia d’Onore di Palazzo Te per un valore di 650mila euro, la riqualificazione degli ambiti urbani, 1,5 milioni per corso Vittorio Emanuele, i nuovi impianti a Palazzo della Ragione pari a 1 milione 200mila euro. Questo riconoscimento, in definitiva, ci dà la forza di portare avanti il lavoro che abbiamo iniziato con la nuova amministrazione. Nel calendario 2016 ci saranno anche le mostre e tanti eventi, ma è troppo presto per dire quali saranno.

Lei ha parlato di Mantova come una possibile Smart Human city. Cosa intende?

La Smart Human City è la città che riesce a fare sintesi tra il modello di città efficiente e il modello di città rinascimentale, luogo della relazione, del convivio, del buono e del bello, dei saperi, ponendo il fattore umano al centro. Tale modello parte dalle radici culturali della città: Mantova durante il dominio della famiglia Gonzaga ha saputo attrarre talenti ed ha saputo costruire reti. È stata una meta cruciale durante il passaggio di re e di papi e ha saputo allacciare rapporti culturali e politici con le più importanti famiglie regnanti d’Europa. Elementi cardine del modello Smart e Human sono l’approccio di sistema, l’ausilio delle nuove tecnologie, la creazione di dinamiche di comunità ai diversi livelli tecnici della ricerca e dell’intervento così come della divulgazione e fruizione pubblica, che diventano gli elementi portanti del progetto per Mantova capitale italiana della cultura.

Verona sta guardando con grande interesse le potenzialità di questo importante riconoscimento per Mantova proprio alla luce della vicinanza delle due città. Prevede iniziative o contatti rivolti alla città scaligera?

Effettivamente, le due città sono molto vicine e hanno in comune la vocazione per la cultura e il turismo. Pertanto, ci sono tutte le condizioni per promuovere pacchetti che sappiano dirottare sulle nostre città un turismo che ama le città d’arte, gli eventi culturali e la buona cucina. Non dobbiamo dimenticare che avremo un 2016 straordinario, durante il quale il Festivaletteratura taglierà il 20° traguardo e che avremo un 2017 che si caratterizzerà come l’anno della capitale dell’enogastronomia perché, insieme a Cremona, Brescia e Bergamo, saremo la sede degli eventi del progetto European Region of Gastronomy. Dunque, mi auguro che ci sia un raccordo tra Mantova e Verona per mettere in pista progetti e azioni comuni. Con il sindaco Flavio Tosi sono in contatto e sarà sicuramente un argomento da affrontare nelle prossime conversazioni che avremo.

È di questi giorni la notizia del furto di importanti opere dal museo di Castelvecchio e ad oggi non ancora trovate. Pensa che il sistema di sicurezza italiano necessiti di miglioramenti?

Verona non è certo un caso isolato. Quello che è successo è un avvenimento gravissimo che deve far riflettere. La rapina al museo di Castelvecchio ha evidenziato che il sistema di sicurezza non funzionava. Al di là del valore sottratto, la sensazione è che si sia toccato con mano la vulnerabilità del nostro patrimonio custodito. Non dobbiamo sottovalutare che abbiamo in gestione capolavori inestimabili di grandi artisti e che è nostro compito tutelare il patrimonio dell’umanità mettendo a disposizione tutte le risorse necessarie.