Grazie alla Fitoterapia. È la più antica forma di medicina e sfrutta la somministrazione di preparati, ottenuti dalle erbe e dalle piante medicinali, a scopo curativo. Un prezioso alleato del benessere, utile per prevenire e guarire alcune malattie.

 

La menta ha effetto digestivo e calmante su stomaco e intestino. Il basilico? È un ottimo tonificante. Mentre la lavanda agisce sul sistema nervoso centrale con azione ansiolitica e sedativa. Potere della natura, secondo la Fitoterapia: branca antica e nobile della farmacologia scientifica, che detta le regole dell’uso delle piante medicinali a scopo preventivo o terapeutico.

«Senza improvvisazione», premette il dottor Alessandro Formenti. Per l’esperto di Fitoterapia clinica e rimedi naturali, intervenuto alla festa di apertura del Giardino di don Zocca a Sprea, dev’essere la conoscenza la doverosa premessa per chi si avvicina alla medicina naturale, in merito alla quale c’è ancora parecchia confusione. La scienza, esordisce, «ha spesso un po’ screditato le piante medicinali per un atteggiamento mentale riduzionistico e fatalmente semplificativo. Pensare che i composti non attivi o apparentemente non attivi delle piante medicinali fossero inutili, ha portato a una sottovalutazione di realtà che danno fastidio perché difficili da inserire nei nostri schemi mentali».

Come a dire: perché usare le erbe medicinali se ci sono le medicine, racchiuse in comodi blister, che ne contengono il principio attivo? Ed è qui la questione: «La pianta medicinale non contiene solo il principio attivo, ma altre sostanze che interagiscono con l’organismo e gli permettono di assorbire ciò che gli serve, secondo le proprie esigenze».

Per comprendere meglio, è necessario considerare la complessità del corpo umano: risultato dell’aggregazione di oltre 50 trilioni di cellule, all’interno delle quali avvengono migliaia di reazioni biochimiche, a loro volta catalizzate da enzimi specifici. Una pianta, in virtù dell’essere costituita da centinaia di molecole differenti, spiega, «è più probabile abbia un’interazione con molti siti metabolici perturbati e un ampio effetto riequilibrante, a differenza del principio attivo, che agisce sì come una lama di coltello, però può essere intossicante e alla fine non riesce a riequilibrare un organismo altamente complesso».

Nel corso dell’evoluzione, l’organismo dell’uomo si è programmato per interagire con ciò che è fatto dal «laboratorio naturale». Ciò che conta per il progresso futuro, evidenzia, «è la dimostrazione della sicurezza e dell’efficacia clinica di un farmaco naturale». In tal senso, dalla Fitoterapia devono arrivare ancora risposte. Tutto dipende dalle patologie da curare e dalle condizioni generali del paziente, per le quali serve innanzitutto una diagnosi precisa. «L’efficacia della Fitoterapia è soprattutto nelle malattie funzionali, nelle quali cioè le funzioni dell’organismo sono squilibrate, che durano da lungo tempo e non hanno ancora comportato danni anatomici». Per esempio gastriti, coliti, fibromialgie, bronchite cronica, allergie, rallentamenti circolatori, stipsi, tossicosi epatica.

Non è tuttavia una forma di medicina esente da limiti, che sono «da conoscere e tenere presenti. Non bisogna pensare – conclude – che con le piante si possa curare tutto». Ci sono problematiche per le quali la Fitoterapia può costituire una terapia di appoggio, perché duttile e che protettiva degli effetti nocivi che i farmaci possono avere. Tutto si gioca su un’alleanza consapevole, tra scienza moderna e natura, nel comune obiettivo di migliorare la qualità di vita delle persone.