Giovedì 25 marzo per celebrareil Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, molte saranno le iniziative in programma tra presentazioni di libri, incontri con il pubblico, reading e visite guidate ai luoghi danteschi. Tra questi vi sarà anche il confronto tra il professor Paolo Pellegrini, docente di Filologia della Letteratura Italiana dell’Università di Verona -autore nel 2021 del libro “Dante Alighieri. Una Vita”, edito da Einaudi – e il dantista Zygmunt G. Baranski dell’Università di Cambridge.

«In occasione del Dantedì ci sarà questo dialogo con Baranski, che conosco da molti anni e con cui abbiamo molte idee sulla vita e le opere di Dante, su cui non sempre concordiamo, ma che di sicuro creano riflessioni molto stimolanti perché chiamano in causa i punti centrali intorno al Poeta» spiega Pellegrini. «Questo ci aiuterà a capire meglio le questioni intorno a Dante e anche qualcosa di più sul mio nuovo libro “Dante Alighieri. Una Vita”, perché queste sono occasioni per riflettere meglio sugli aspetti che in un primo momento sono stati trascurati. È un’opportunità per tutti gli amanti di Dante, per conoscere e riflettere, ponendoci domande e anche qualche risposta, soprattutto sugli aspetti più complessi che riguardano la figura del poeta».

«Nella mia biografia appena uscita ho provato ad affrontare alcuni aspetti della vita del Poeta in un’ottica un po’ diversa» prosegue. «Ho provato a rivalutare le fonti umanistiche perchè gli umanisti, soprattutto del 1400, ad esempio Leonardo Bruni e Biondo Flavio, lavorarono sul passato percorrendo il nostro modo di ricercare. Andavano negli archivi per cercare documenti di “prima mano”. Entrambi ebbero in mano dei documenti importanti che testimoniavano qualcosa della vita di Dante. Quindi non inventano di sicuro le fonti, quindi devono essere guardati con attenzione».

LEGGI ANCHE “Il sorriso di San Zeno”, per il docufilm del veronese Quattrina al lavoro anche i droni degli Alpini

«L’Umanesimo è un periodo difficile da studiare, trascurato a lungo nei programmi scolastici. Per mie ragioni personali io l’ho studiato molto, perciò ritengo che invece le testimonianze di Bruni e Biondo ci comunicano siano degne di essere prese in considerazione. Questo permette qualche tassello di novità alla biografia di Dante, tra cui il soggiorno veronese oppure la lettera scritta a Cangrande nel 1310» continua.

«La questione dell’autenticità dell’Epistola a Cangrande è complessa, perché si intreccia con la storia degli studi ma anche dell’editoria, nel momento in cui l’autenticità della lettera fu messa in dubbio il progresso degli studi era giunto alla sua maturazioni tanto più che i più grandi filologi, come Michele Barbi, liquidarono la questione della falsità in modo perentorio. La questione riemerse nel 1950 quando si affermò in campo accademico la critica estetica crociana a discapito della filologia e anche perché alcuni studiosi giudicavano l’Epistola falsa» spiega.

«Una tappa importante è rappresentata dal volume Ricciardi del 1979, dove erano stati chiamati numerosi studiosi diffidenti nei confronti di questo testo, per cui il volume ha fatto un po’ scuola. Poi gli studi si sono affinati sempre di più e i filologi sono intervenuti in modo preciso a documentare i rapporti strettissimi tra l’Epistula a Cangrande e gli altri testi danteschi, studi che già esistevano agli inizi del 1900» conclude. «Non esiste alcuna argomentazione di carattere filologico che ci permette di dire che l’Epistola a Cangrande non sia stata scritta da Dante. Questo documento va guardato per quello che è, estremamente originale, che denuncia la mano di Dante. Dal punto di vista della Filologia, cioè la scienza della letteratura, possiamo ritenerci tutti tranquilli».