A circoscrivere ed affrontare un tema così sfidante l’esperta veronese dello scrittore Maria Teresa Ferrari. Appuntamento per domani, 8 maggio, alle 18, presso la sala Convegni dell’Ordine dei Medici di Verona. L’incontro, a ingresso libero, è promosso da  AMMI – Associazione Mogli dei Medici Sezione di Verona.

Nato a Belluno nel 1906, giornalista e inviato speciale del Corriere della Sera, scrittore, critico d’ arte, pittore, Buzzati è sempre stato un visionario, che vede con la parola e con l’immagine. Il visionario è più forte dello scrittore e del pittore, nella luce della visione si determina un’unità assoluta tra le due mani: quella che scrive, e l’altra che, contemporaneamente, dipinge. A parlare di “Dino Buzzati. Il surrealismo del quotidiano”, martedì 8 maggio alle 18, nell’incontro promosso dall’AMMI, Associazione Mogli dei Medici Sezione di Verona, nella Sala Convegni dell’Ordine dei Medici di Verona in via Giberti 11, sarà Maria Teresa Ferrari, curatrice d’arte tra le maggiori studiose della pittura buzzatiana.


Che in Buzzati sia ampia e diffusa la componente onirica, che frequenti, nelle sue pagine scritte e dipinte, siano i racconti degli incubi, è certo. Il sogno stesso è cercato come luogo metaforico di una verità più profonda. Nessun dubbio che il lettore esca da alcuni racconti di Buzzati con l’impressione di un risveglio: Buzzati è in una parte della sua opera un autore di sogni, ma non per questo un autentico surrealista. Buzzati scrisse romanzi e lavori teatrali in cui compaiono inquietanti allegorie e invenzioni surreali. La sua è una pittura di sogno che ha avuto a Parigi, la capitale che ha determinato il surrealismo, grande successo. Buzzati è un surrealista fortemente letterario, che gioca con la contaminazione, con il fumetto e con il racconto ed ama Magritte, che è quello tra i surrealisti che più gli assomiglia. È surrealista fin dai suoi disegni giovanili. Col disegno, che non abbandonerà mai a differenza della pittura, Buzzati ha sempre avuto un rapporto particolare, profondo. «In tutti i casi in cui la fotografia non esiste, – precisa lo stesso scrittore-pittore – il disegno conserva tutta l’antica importanza. Io anzi mi meraviglio che non venga adottato su larga scala anche dalla stampa quotidiana. Se fatto bene, con intelligenza e seria documentazione ambientale, una immagine del genere può valere di più che intere colonne di cronaca.» Non ha torto Buzzati. Anzi, è stato come in tante altre cose anticipatore di tendenze. Un visionario, per l’appunto, anche in questo.

Lui stesso ci ha donato memorabili opere narrative, che si rifanno agli avvenimenti di cronaca nera di cui si occupò all’inizio della sua carriera giornalistica e dai quali trasse spunto per molti dei suoi racconti e, a partire dagli anni Sessanta, anche per le sue famose “Cronache figurate”. Le immagini dipinte sono ereditate da quelle scritte e ne ripropongono il contenuto. Spesso stravolgono ciò che appare ai nostri occhi narrandoci il visivo sottinteso. Due aspetti irriducibilmente complementari della poetica dell’autore.
«Quando scrivo e quando dipingo cerco di evadere dalla paura; sarei capace di andare avanti anche dieci, dodici ore ininterrottamente, cosa che quando scrivo non mi riesce» dirà l’artista bellunese in due interviste degli anni Sessanta. L’incontro è a ingresso libero.

La locandina dell’evento: