Pagine per i grandi

A cura di Chiara Boni

IL LIBRO. Un’autobiografia dell’autore che più di tutti incarna la Turchia letteraria moderna, frastagliata di immagini in bianco e nero ed eco di voci lontane. Orhan Pamuk è nato a Istanbul nel 1952 e lì ha trascorso la maggior parte della sua esistenza, tornando a vivere in età adulta nella casa dei suoi genitori. La vita dell’autore e le vicende della città che gli ha dato i natali sembrano intrecciate in modo indissolubile e non per niente Pamuk scrive che «cercando di raccontare me stesso racconto Istanbul e raccontando Istanbul racconto me stesso».

L’AUTORE. Orhan Pamuk ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 2006, con questa motivazione: «Nel ricercare l’anima malinconica della sua città natale, ha scoperto nuovi simboli per rappresentare scontri e legami fra diverse culture». Per l’autore nato e cresciuto vicino al Bosforo pochi simboli sono importanti quanto quello del ponte, tanto che in Istanbul scrive: «Quando sono salito sul ponte e ho guardato il panorama, ho capito che era ancora meglio, ancora più bello di vedere le due rive assieme. Ho capito che il meglio era essere un ponte fra due rive. Rivolgersi alle due rive senza appartenere».

CURIOSITÀ. Della città che nei secoli scorsi ha ammaliato personalità come Flaubert, Nerval e Gautier una delle caratteristiche più inconfondibili sembra essere il sentimento della tristezza, o hüzün in turco, che Istanbul si porta addosso come un destino inevitabile. E che Pamuk descrive, con passione quasi maniacale, in ogni forma e sfumatura nel tentativo di raccontare anche se stesso. Forse perché: «amiamo il posto in cui viviamo solo perché non abbiamo altra soluzione, come in famiglia. Ma dobbiamo scoprire dove e perché amarlo».

 

 Pagine per i più piccoli

A cura di Alessandra Scolari

 IL LIBRO. Racconta la storia di un ragazzo costretto a restare a casa con il nonno per le vacanze di Natale: mamma e papà sono ai Caraibi. La prospettiva non è delle più rosee. Baci, abbracci e i genitori partono. Il nonno, taciturno, mette le mani sulla spalla del bambino, e dice solo: «Andiamo a casa. Non vorrai che restiamo qui come due cucù mentre quelli si divertono». Raggiungono la sua casa ai piedi delle montagne, circondata da un bosco fitto. Qui inizia la loro avventura, fatta di silenzi, di camminate nella neve, di conoscenza diretta dei piccoli e grandi alberi e, attraverso le orme, degli animali selvatici, anche dei più «riservati». Poi l’attesa nel capanno per vederli. Per il ragazzo l’emozione rimarrà indelebile.

L’AUTRICE. Beatrice Masini è nata a Milano, dove vive e lavora. Giornalista, traduttrice ed editor. Scrive storie per bambini e ragazzi. I suoi libri sono stati tradotti in quindici Paesi. Ha vinto nel (1999) il Premio Castello di Sanguinetto, nel 2004 il Premio Pippi con Signore e signorine. Corale greca, il Premio Elsa Morante con La spada e il cuore. Donne della Bibbia e il Premio Andersen come miglior autrice. È stata anche finalista al Premio Campiello. In questo piccolo libro uno dei suoi miracoli: l’intesa familiare.

CURIOSITÀ. La scelta di questo libro è nata prima di tutto dalla magia della copertina e dai disegni di Angelo Ruta, molto belli e significativi. Il libro inizia con un commento del nonno «È troppo tempo che non si vede la volpe», una frase «sbucata dal niente – commenta tra sé il ragazzo – che ti attraversa la testa, come una freccia». Il ragazzo scopre la sofferenza del nonno: ha perso la moglie ed è stato sradicato dal suo ambiente. Nasce così, tra nipote e nonno, oltre alla simpatia e alla fiducia anche un legame molto forte. Splendido libro di quelli che inizi a leggere la sera, poi lì abbandoni sul comodino e bambini/e continuano da soli, perché si affezionano subito a questi due grandi protagonisti. Scritto per Natale? I valori della famiglia sono importanti 365 giorni l’anno.

 

Se vi serve un po’ di poesia 

[…]

il desiderio finale

è amore

– non può essere amaro

non può negare,

non può negarsi

se negato

[…]

(Canzone, Allen Ginsberg)