Negli ultimi mesi è stato al centro dei dibattiti sull’alimentazione. Una buona parte di persone lo etichettano come rischioso, ma c’è anche chi ne abbozza un uso anche a scopo curativo. Dove sta la verità? Abbiamo provato a rispondere per voi.

 

Provate a prendere dalle vostre dispense o dalla vostra cucina un qualsiasi prodotto da forno simile al pane, oppure biscotti e prodotti dolciari o ancora le merendine di vostro figlio. Se leggerete tra gli ingredienti troverete sicuramente l’olio di palma o, in alternativa, una mistura di olii vegetali che nella stragrande maggioranza dei casi includeranno anche l’olio di palma. Fino a qualche mese fa non ci facevamo caso, qualche anno fa non era nemmeno obbligatorio riportarne la presenza sulle etichette, eppure oggi è scoppiato un caso. Sarà l’aria di EXPO, che ci ha resi improvvisamente tutti molto attenti all’alimentazione, saranno alcuni biologici-bufala contenenti olio di palma scoperti anche in Italia, fatto sta che siamo tutti giustamente preoccupati per la nostra salute a partire da quello che mangiamo.

L’olio di palma è, in questo momento, non solo il prodotto oleario a più basso costo sul mercato, ma anche l’olio commestibile più prodotto al mondo, in lizza per il primato con l’olio di soia (abbiamo parlato di soia sullo scorso numero, ndr).  Curioso pensare che, come anticipato sopra, fino al 2011 quest’olio era pressoché sconosciuto ai consumatori, dato che il Regolamento Comunitario che obbliga l’indicazione in etichetta è proprio di quell’anno (1169/2011). Fino a quel momento, ricorderete, sulle etichette si leggeva “grasso od olio vegetale”. Da quella legge ai Paesi membri sono stati consentiti tre anni per adeguare le etichettature. Oggi è il 2015, quei tre anni sono passati e l’olio di palma campeggia in bella mostra su un’infinità di confezioni. Ma perché ora fa tanto discutere?

L’olio di palma contiene il 50% circa di grassi saturi a catena lunga, le cui quote maggiori sono rappresentate dall’acido palmitico, un componente che viene usato anche in diversi saponi e persino nella fabbricazione delle bombe al napalm (che si chiamano così proprio in relazione all’acido palmitico, ndr). Da un punto di vista chimico l’olio di palma equivale al burro, dato che una volta prodotto non si presenta in forma liquida come l’olio di oliva o di semi di girasole, bensì in panetti burrosi che possono essere resi liquidi tramite un processo chimico di frazionamento. Ed è proprio questo processo chimico che lo rende, di fatto, peggiore del burro dal punto di vista della somministrazione alimentare.

L’olio di palma, nella attuale conoscenza più diffusa, fa male. Rovina il sistema cardiocircolatorio, provoca diabete, è sconsigliato a chi soffre di colesterolo alto. Forse è anche cancerogeno e come se non bastasse viene usato anche in alcuni prodotti per i neonati. Per la sua massiva produzione (sta veramente dappertutto) è responsabile anche della deforestazione di alcune zone del pianeta ed è stato riscontrato in alcuni prodotti proposti come biologici. Ma costa poco e quindi conviene alle multinazionali produttrici. Oltre al danno la beffa: è presente in un’infinità di  prodotti anche ad EXPO, come ha lanciato l’allarme anche la prestigiosa rivista “Wired”, sostenitrice dell’esposizione universale di Milano.

In realtà il fenomeno va analizzato da più punti di vista. Questo prodotto è entrato in modo massiccio nelle produzioni industriali a seguito di normative europee che hanno limitato l’uso di margarine (per questioni di salute) e quindi sarebbe un’alternativa migliore rispetto a quello che si mangiava prima. Dal punto di vista medico, poi, non esiste nessun tipo di correlazione tra l’olio di palma e l’insorgenza di cancro. Questo ci mette tranquilli fino ad un certo punto, dato che esistono molte altre forme di studi che non trovano fondamento medico in quando non esiste una letteratura medica correlata, ma questo non ne smentisce di fatto un fondamento di verità. Se non altro, non c’è una correlazione diretta come per il fumo delle sigarette.

Per quanto riguarda poi il colesterolo e il diabete c’è da dire che l’olio di palma nel primo caso si comporta come tutti i grassi saturi (compreso il burro) e quindi non è niente di più negativo, o positivo, del burro vaccino. Per il diabete invece si scontrano i risultati di laboratorio con, ancora una volta, la mancanza di una riprova medica reale. Alcune cellule di pancreas sono state messe in contatto con acido palmitico in laboratorio e hanno registrato danni, ma questo non è direttamente correlato ad un danno reale in caso di assunzione di olio di palma (di cui l’acido palmitico è un componente).

Quindi? Diciamo che non esiste una risposta univoca. L’olio di palma fa male come fa male il burro, ma è migliore delle margarine vegetali. Dovremmo cercare di limitarne l’assunzione giornaliera al 10% su tutte le calorie. Fatto sta che se dovrete scegliere, meglio un frutto che una merendina, ma non illudetevi che in un alimento confezionato senza olio di palma vi sia la qualità, perché anche lo strutto, ad esempio, ha effetti simili sull’organismo.

Varrà ancora il consiglio della nonna: di tutto un po’?

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