Le abbiamo provate tutte. Abbiamo finto di non accorgerci che la luce non era più la stessa e che le giornate si erano accorciate; abbiamo tentato di resistere all’aria frizzantina che ci mandava chiari segnali in direzione “cambio di stagione” e abbiamo pure continuato a sniffare la crema solare, abbandonandoci a deliziose e sognanti sinestesie, in un ultimo, pietoso e patetico tentativo di prolungare il ricordi dell’estate. Ma alla fine abbiamo dovuto arrenderci.

 

L’Autunno è arrivato con il suo solito passo felpato e con gli ammiccamenti un po’ furbeschi di chi ormai la sa lunga. Una pioggerella di qua, un temporale di là, qualche pennellata di nebbia mattutina… E poi zac. Un giorno ci si sveglia e l’estate è finita. Inizia allora la fase del raggomitolamento. La trapuntina finisce quasi per caso sopra lo stesso letto in cui qualche mese fa ci agitavamo grondanti di sudore in preda ai peggiori “sacramenti”, la copertina di lana si posiziona da sola sul divano, dolce e tenera compagna delle serate davanti al televisore, mentre i calzettoni della nonna si stiracchiano festosi nel cassetto, felici di essere di nuovo presi in considerazione dopo mesi passati a sopportare i nostri sguardi di indifferenza. E mentre noi ci organizziamo per ripararci dalla stagione fredda, la natura fa lo stesso, e senza troppo lamentarsi, ci regala uno degli spettacoli migliori di cui sia capace: il foliage. Questa parola inglese, che inizialmente veniva usata in maniera generica per indicare il fogliame, da pochi anni a questa parte viene utilizzata anche per descrivere il cambiamento del colore delle foglie nella stagione autunnale. Gli americani e i canadesi, da ottimi marketer quali sono, non solo hanno introdotto questo termine in tutto il mondo per sollevarci dal peso di certe perifrasi per le quali non abbiamo più tempo né spazio, ma hanno saputo anche creare il brand di un evento naturale di enorme bellezza. E non serve sorvolare l’Atlantico per immergersi nei meravigliosi colori dell’autunno. Anche i nostri parchi cittadini offrono angoli incantevoli. E poi c’è la Lessinia, con i suoi faggi, i castagni, i ciliegi, le viti… Panorami mozzafiato prendono vita sui dolci pendii a nord di Verona, in una sinfonia di tinte che quasi smarriscono lo sguardo ammaliato da tanta bellezza.

Il fenomeno del foliage, che esiste solo nelle zone temperate del mondo, soggette all’alternarsi netto delle stagioni, si realizza solo in alcuni tipi di “caducifoglie”, le quali, non avendo foglie abbastanza robuste da formare una chioma in grado di contenere il peso della neve o di sopportare altri violenti agenti atmosferici senza compromettere la solidità del proprio fusto, al primo cambiamento di temperatura, innescano una serie di meccanismi che mirano a far cadere quelle foglie. Al sopraggiungere dei primi freddi, infatti, anche le piante iniziano il processo di raccoglimento, richiamando a sé tutte le sostanze nutritive che fino a quel momento erano distribuite nelle foglie. Intanto, con la diminuzione delle ore di sole, la clorofilla, che dà il colore verde alla vegetazione, non viene più prodotta e riescono così ad emergere e a manifestarsi gli altri pigmenti che erano presenti nella foglia anche nelle altre stagioni ma che erano da essa oscurati (ad esempio il carotene, la xantofilla e l’antociano). Chi non conoscesse le stagioni e vedesse certi boschi autunnali non potrebbe mai immaginare che quelle foglie dai colori sgargianti stiano per morire. Eppure è così. Lo sappiamo noi, lo sanno le piante che le ospitano, e lo sanno anche le foglie.

Eppure è proprio prima di lasciarsi andare all’oblio della morte che le foglie si ammantano dei colori più belli e splendono di vibrazioni gialle, arancioni, rosse, marroni… Nell’ora che precede la dipartita, momento che le piante prevedono con largo anticipo, decidendo diverso tempo prima quale sarà il punto esatto in cui la foglia si staccherà dal ramo, quasi per paura di non sbarazzarsi in tempo di esse, le foglie si imbellettano; un po’ di trucco, un sciarpa gialla o un boa arancione, le guance arrossate dal vento, lo sguardo che si perde oltre le montagne. E vivono così il loro momento. Non nell’attesa della morte, ma nel loro fulgido presente. Belle, fiere, sgargianti.