Mostra alla Galleria Fuori Le Mura

La giovane artista slovena Špela Volčič si racconta alla Galleria Fuori le Mura, in occasione della sua mostra fotografica Et fiat lux, curata da Anna Volpe.

di Claudia Buccola

L’ARTE CONTEMPORANEA a Verona abita in luoghi più e meno noti, e proprio negli ultimi anni sono nati in città nuovi spazi, giovani e informali, dove conoscere e godere delle opere di promettenti menti del panorama artistico internazionale. Uno di questi è la Galleria Fuori le Mura, che ha ospitato di recente la mostra fotografica Et fiat lux di Špela Volčič, curata da Anna Volpe.

Spela Volcic alla Galleria Fuori Le MuraVolčič è una giovane artista slovena, che fin dalla prima adolescenza si è accostata alla fotografia: «Ho iniziato a studiare fotografia a 14 anni, al liceo a Lubiana – racconta l’artista – dove ho imparato le basi tecniche. Poi a 18 anni mi sono trasferita a Milano per frequentare la CFP Riccado Bauer, una scuola di fotografia molto conosciuta, dall’impostazione in stile Bauhaus: si lavorava tantissimo sulla progettazione, e ho potuto focalizzarmi su questo visto che avevo già le basi tecniche. Poi, dopo alcune esperienze in vari studi, mi sono iscritta al corso di arti visive dello IUAV di Venezia, dove ho potuto approfondire le basi teoriche del processo artistico e avere una visione d’insieme delle arti oltre la fotografia».

Una solida preparazione teorica e un grande spirito di dedizione, che certamente smentiscono il grande luogo comune dell’artista contemporanea improvvisato. I soggetti principali del progetto di Et fiat lux sono fiori finti ritratti in ikebane (composizioni di bouquet) ma la vera protagonista degli otto scatti che compongono la serie è la luce, una luce d’ispirazione barocca che colpisce e definisce l’immagine nella sua completezza, vitalità e movimento. I fiori emergono dal buio e sono completamente definiti dal chiaroscuro.

DI FRONTE agli scatti di Volčič anche l’occhio meno avvezzo all’arte non può che riconoscere un’oggettiva bellezza, nata dal lavoro consapevole dell’artista: «Oggi tutti siamo abituati alla fotografia come gesto immediato, i miei scatti invece sono solo l’atto finale di un lungo lavoro di progettazione e composizione nel mio studio, a Gorizia – spiega Špela – anche per questo ho scelto di lavorare prevalentemente in analogico: per il piacere di dedicare del tempo a ciascuna fotografia, quasi come se fosse un dipinto. In particolare questa serie è stata scattata con un banco ottico».

Ma cosa c’è oltre alla bellezza? Il senso dell’opera è chiarito proprio dall’artista, che ha fatto dell’ambiguità uno dei temi principali del suo portfolio: «La fotografia è il mezzo che per eccellenza riproduce la realtà, la serie Et fiat lux invece la mette in discussione, ingannando chi guarda i fiori e pensa che siano veri, e lo fa senza alcuna manipolazione digitale». Questo espediente si evolve ulteriormente nell’unica fotografia della serie scattata su pellicola al tungsteno, in cui non compaiono fiori: la composizione ha toni onirici e i fiori esistono soltanto come macchie di luce, un’assenza-presenza elegante e molto evocativa.

Negli altri scatti, invece, è un trionfo di fiori di plastica, oggetti che nel contesto quotidiano sono tutt’altro che eleganti, al limite del kitsch: «I fiori che utilizzo sono realizzati per la grande distribuzione, sono oggetti cheap resi belli dalla finzione della fotografia. Li ho scelti come soggetto principale perché parlano della nostra società contemporanea, alla ricerca continua dell’imitazione perfetta della natura, un’operazione che produce una bellezza sterile, apparente e vuota».

 

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Špela Volčič / www.spelavolcic.net