Lei è morta bambina «aveva poco più che 12 anni», a stravolgerla e a renderla eterna ci ha pensato la letteratura, ma più che amante sublime forse era solo una preadolescente timida. Molto tempo prima, nella Verona romana, per le stesse strade di Giulietta, aveva camminato, decisa, Claudia Marcellina, imprenditrice di mattoni nel II secolo D.C. Una “Grotta Magica” sorgeva, invece, in piazza Bra. Si chiamava così il salotto letterario della ottocentesca Silvia Curtoni Verza che si era scelta il compito di riassumere le tensioni poetiche altrui, di Foscolo come di Pindemonte. Semi sconosciute, taciute per secoli, donne dai nomi sempre legati agli altri, quelli con desinenze maschili, ora trovano spazio in un nuovo portale nato per restituire a queste insenature femminili un volto moderno. Una piccola giustizia storica che ha i tratti di una rivalsa anche narrativa «per ripensare la storia non più come una galleria di graziose immagini mute».

Fin troppo facile iniziare con Virginia Woolf, ma «cos’altro posso fare per incoraggiarvi a far fronte alla vita? Ragazze, dovrei dirvi – e per favore ascoltatemi, perché comincia la perorazione – che non avete mai fatto scoperte di alcuna importanza. Non avete mai fatto tremare un impero, né condotto in battaglia un esercito. Non avete scritto i drammi di Shakespeare».

Tocca sconfessare la scrittrice britannica, in parte ovviamente, le donne che fecero la storia a Verona (come ovunque, basta rovistare) ci sono e trovano perimetro di racconto nel nuovo sito donnenellastoriadiverona.it. Un portale realizzato interamente da 16 ragazze e ragazzi che hanno preso parte al percorso formativo omonimo promosso da Agorà – Associazione per lo Sviluppo della Formazione e dall’Istituto Sorelle della Sacra Famiglia in collaborazione con la Biblioteca Naudet e la Fondazione Cariverona, con il patrocinio della Provincia di Verona.

Giovani in cerca di opportunità lavorative, con alle spalle studi, lingue imparate, scelte da fare e da disfare, che per quattro mesi hanno risposto al richiamo. Due blocchi didattici (Tecnico di marketing dei beni culturali e Specialista di applicazioni web e multimediali) da 180 ore ciascuno. Lezioni gratuite con docenti universitari e ricercatori sulle discipline più variegate.

Un approdo certo e pratico: «la realizzazione tecnica e contenutistica di un sito multilingue dedicato ad alcune donne scaligere protagoniste di diverse epoche» sintetizza Davide Contri, coordinatore del progetto per Agorà che sottolinea il valore dell’iniziativa e delle sue possibili prospettive future nell’ambito, magari, di itinerari turistici costruiti ad hoc, e di un marketing territoriale ridisegnato nella sua proposta.

Dalla progettazione web alla scrittura creativa, con tante intense mattinate trascorse negli archivi veronesi, alla ricerca di una citazione, di una menzione minima per dare spazio di legittimazione a queste storie così poco raccontate. Il portale, che sarà presentato il prossimo 25 maggio durante un convegno all’Istituto Sorelle della Sacra Famiglia, per ora antologizza cinque donne emblematiche, divise per epoche.

«Intraprendente» così Isabella descrive la “sua” donna, Claudia Marcellina. Ormai, lei e gli altri del piccolo team di lavoro la conoscono; l’imprenditrice di mattoni del II secolo d.c. è un’amica. Per andarla a trovare è sufficiente farsi strada con lo sguardo tra le vetrine in Corso Porta Borsari: al numero 49 c’è un blocco di pietra che riporta un’iscrizione. È quello che rimane della statua dedicata a lei, figlia di Tiberio e moglie del console Bellicio Solerte.

Di certo era un personaggio: aveva una rilevanza incommensurabile se sono arrivati a plasmarla persino in monumento. «Nelle piazze di Verona non esistono statue che rappresentino donne importanti del passato, questa pietra vecchia di quasi duemila anni ci tramanda il nome e l’importanza della sua storia» si legge, infatti, sul sito. Lei, dopo la morte del marito, prese le redini delle aziende di famiglia, tra cui alcune fabbriche di mattoni e seminò il suo nome sui bolli laterizi impressi ovunque (una specie di etichetta dell’antichità sui mattoni, ndr).

Ricerca serrata, documenti impolverati e volumi guida (Donne a Verona. Una storia della città dal medioevo ad oggi, unico libro sul tema che tralascia però l’epoca romana): questi gli strumenti che hanno permesso di intrecciare, con una voce moderna ma sempre accuratamente storiografica, il resoconto inedito della città che è stata.

La Verona attraversata dal Medioevo di Santa Toscana, dalla sua indole caritatevole, «dopo essere rimasta vedova si è dedicata interamente ai poveri» spiega Alice che si è occupata della donna trecentesca, originaria di Zevio e votata alla santità «per quella sua capacità di dare tutta se stessa».

Per vicinanze cronologiche, come non dire di Giulietta, vissuta all’epoca di Bartolomeo Della Scala, morta suicida poco più che dodicenne. Stretta nei suoi anni di ragazzina, neanche immaginava di venire eternata nell’eroina di tutti, dopo la prima riscrittura della sua storia, firmata dal vicentino Luigi Da Porto che inserì pure, tra le righe della leggenda veronese, un debito per il suo di amore, «la leggiadra Lucina».

In epoca moderna, troviamo Leopoldina Naudet. Toccò gli sfarzi della corte imperiale, viaggiò a Parigi, Praga, Vienna ma scelse per sé un altro destino di ricchezza, quello spirituale. Nel 1816 fondò a Verona un istituto religioso, le Sorelle della Sacra Famiglia. In prima linea, sempre, per l’educazione delle ragazze abbienti come di quelle più povere.

«Poi c’è Silvia» dicono in coro Ilaria e Veronica. Un’influencer letteraria, prima dell’avvento di Instagram e delle letture spesso fotografate e molto meno spesso interiorizzate. Ogni venerdì, nelle sale del palazzo Honorij, questa coltissima donna che ha saputo scortare con dolcezza i versi di tanti, accoglieva gli intellettuali più in vista dell’epoca. Giuseppe Parini, dopo aver conosciuto Silvia Curtoni Verza, le dedicò un sonetto incantato («Viva e presente nel mio cor tu sei»).

Ma tante e altre sono le donne celate nelle increspature della storia scaligera in attesa di essere estratte dalla cura. I giovani del progetto auspicano di poter ampliare presto il raggio d’indagine. La loro speranza? «In una città che vede solo il 4% della toponomastica declinata al femminile, parlare delle donne del passato può fornire qualche spunto importante», anche solo per guardare con occhi diversi la fisionomia cittadina che il femminile ha contribuito a delineare.

Perché le donne che furono (e non solo le nostrane) possano finalmente smettere di essere solo riempitivi, per quanto eccelsi, della letteratura e diventino presenze anche storiche. Non più concluse in qualche ode d’amore, non più solo l’eco delle perifrasi che le hanno salvate dall’indifferenza dell’essere state senza mai venire, per questo, ricordate.