IL RELAX E'...OCCUPARSI DEL PROPRIO BENESSERE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI. FOTO HANS HUBER/WESTEND61/INFOPHOTO ERBA, DONNA, RAGAZZA, RAGAZZE, DONNE, MANO, MANI, PRATO, ESTATE, PRIMAVERA, LETTURA, LEGGERE, RELAX, LIBRI, LIBRO, FIORI, FIORE, ALLERGIE, ALLERGIA, MENTE, INTELLETTO, BENESSERE, BEAUTY & LIFESTYLE, CREATIVE, STOCK, ILLUSTRATIVO

È un’altra delle tendenze attuali che però, per una volta, non è solamente online e rende di nuovo protagonisti i libri, facendoli viaggiare per il mondo da lettore a lettore. Scopriamo il fenomeno del bookcrossing.

Non potrebbe essere diversamente. In Italia li chiamano corsari, in giro per il mondo Crossers. Sono i fedeli servitori dell’intersezione. Incrociano libri, storie, pagine unte dalle dita che le hanno sfogliate, semplicemente perché si sono emozionati nel leggerle.

Quello che fanno è semplice: si innamorano di un libro, lo divorano e poi lo abbandonano. Su una panchina, in un locale, sul tavolino di una caffetteria. Disperdono con intelligente sconsideratezza brani e parole nei luoghi asettici e stanchi delle città, solo per consegnare a qualcuno un verso. E per concedergli la grazia, non scontata, di una frase ben riuscita.

Lo insegnano gli innamorati. L’amore si deve raccontarlo, dirlo a tutti.

E quando si ama si arriva anche al punto estremo e più vero della condivisione, che è la privazione. I Bookcrossers sono dei maestri in questo. Si derubano da soli delle loro letture in favore di altri ignoti. Lo sanno bene che occhi sconosciuti leggeranno, sobbalzeranno, sorrideranno tra le righe che loro hanno amato. Che mani estranee terranno il segno tra le pagine, salteranno con malizia i paragrafi noiosi, sfoglieranno insaziabili i capitoli, giocheranno, annoiate, con le copertine in metropolitana. Ed è proprio per questo che lo fanno.

Sono convinti che i libri debbano camminare, seguire e, come dice Erri De Luca, «spostarsi insieme ai passanti che se li portano dietro per un poco».

I Bookcrossers sono in tanti, tantissimi. Dall’Antartide allo Zimbabwe, passando per gli Usa dove tutto è partito nel 2001 grazie all’iniziativa di due coniugi americani, Ron Hornbaker e la moglie Kaori che hanno dato all’iniziata un dominio web ufficiale. Tra i 150 paesi del mondo che sono interessati al fenomeno, figura anche la nostra penisola, che registra attualmente 26 mila iscritti circa.

Ma aumenta sempre di più il numero dei Bookcorsari (equivalente italiano del nome originale, ndr) nostrani che si sono appassionati a quello che è stato definito dal San Francisco Chronicle, “il messaggio in bottiglia dei giorni nostri”. Il procedimento è semplice; si sceglie un libro da “liberare”, si registra sulla pagina di bookcrossing.com e si ottiene un codice identificativo che permetterà di seguirlo nel viaggio, poi lo si lascia andare da qualche parte. Sarà compito dello sconosciuto che lo ritroverà segnalarlo sul sito e in seguito, ovviamente, restituirgli la libertà.

Forse non capita tutti i giorni e forse neanche a tutti, ma qualche volta sicuramente accade anche qui, da noi, nelle belle vie della città scaligera.ù

Anche Verona infatti è una città dove i libri viaggiano. Le OCZ veronesi, ovvero Official Crossing Zone, segnate sulla mappa del sito, sono dappertutto. Bisogna solo guardare. Dal 19 ottobre anche la sede centrale della Biblioteca Civica di Verona ha inaugurato la sua OCZ e si è aggiunta all’elenco di bar e dei B&B della zona che partecipano all’iniziativa.

Forse adesso, abituati alla sintassi della crisi, al lessico della velocità, alla grammatica scarna dell’indifferenza, trovare un libro, lasciato per noi da un volto sconosciuto su una panchina, diventa davvero immensamente poetico.